Cum narrativo-causale
[...] Idem, cum Atheniensium scelerata dementia tristem de capite eius sententiam tulisset fortique animo et constanti vultu potionem veneni e manu carnificis accepisset, admoto iam labris poculo, uxore Xantippe inter fletum et lamentationem vociferante innocentem eum periturum, "Quid ergo?" inquit "nocenti mihi mori satius esse duxisti?"[...]
Lo stesso Socrate, poiché gli Ateniesi con scellerata follia avevano pronunciato contro di lui una triste sentenza capitale, e con animo forte e volto risoluto aveva accettato dalla mano del carnefice la coppa di veleno, mentre questa era già accostata alle labbra e la moglie Santippe, tra pianti e lamenti, gridava che lui sarebbe morto innocente, disse: "E allora? Hai forse ritenuto che fosse meglio per me morire da colpevole?"
cum … tulisset … accepisset vale «poiché gli Ateniesi avevano pronunciato... aveva accettato». «Cum ... tulisset» e «... accepisset» reggono il congiuntivo piuccheperfetto: la subordinata spiega le circostanze, la condanna e l'accettazione del veleno, che precedono l'azione principale inquit.
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