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latino · Virgilio
Virgilio · Eneide
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Nell'Eneide di Virgilio, Didone, consapevole che Enea sta per fuggire, pronuncia un disperato discorso nel quale supplica l'eroe troiano di restare, ricordandogli il suo amore e gli danni alla sua reputazione causati dalla loro unione.
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Perché allora stai per muovere la flotta con la stella invernale e ti affretti a percorrere l'alto mare in mezzo agli aquiloni crudeli? Che cosa? Se non cercassi terre straniere e case ignote, e restasse ancora Troia antica, Troia cercheremmo ancora per il mare ondoso con le flotte? Fuggi da me? Per queste lacrime e per la destra tua ti supplico (poiché ormai non mi rimane null'altro, misera, se non questo), per i nostri sposalizi, per gli inizi dei riti nuziali, se in qualche cosa t'ho meritato bene, se qualcosa di mio ti fu mai caro, abbi pietà della mia casa che crolla e te ne prego, se ancora c'è spazio per preghiere, scaccia questo proposito. Per causa tua i popoli della Libia e i re dei Nomadi mi odiano, infastiditi i Tiri; per causa tua è perita la mia reputazione e, per la quale sola m'accostavo alle stelle, la fama precedente. Mi abbandoni moribonda, ospite (questo solo nome ormai mi rimane invece di sposo)? Perché indugio? Se per caso il mio fratello Pigmalione distrugge le mie mura o il Gaetulo Iarbante mi conduce schiava? Se almeno un figlio da te mi fosse nato prima della fuga, se qualche piccoletto Enea giocasse nel mio palazzo, che almeno nel volto ti rassomigliasse, non mi vedrei affatto interamente presa e abbandonata».
Quin etiam hiberno moliri sidere classem et mediis properas aquilonibus ire per altum crudelis? Quid? si non arva aliena domosque ignotas peteres, et Troia antiqua maneret, Troia per undosum peteretur classibus aequor? Mene fugis? Per ego has lacrimas dextramque tuam te (quando aliud mihi iam miserae nihil ipsa reliqui), per conubia nostra, per inceptos hymenaeos, si bene quid de te merui, fuit aut tibi quicquam dulce meum, miserere domus labentis et istam, oro, si quis adhuc precibus locus, exue mentem. Te propter Libycae gentes Nomadumque tyranni odere, infensi Tyrii; te propter eundem exstinctus pudor et, qua sola sidera adibam, fama prior. Cui me moribundam deseris, hospes (hoc solum nomen quoniam de coniuge restat). Quid moror? an mea Pygmalion dum moenia frater destruat aut captam ducat Gaetulus Iarbas? Saltem si qua mihi de te suscepta fuisset ante fugam suboles, si quis mihi parvulus aula luderet Aeneas, qui te tamen ore referret, non equidem omnino capta ac deserta viderer>>.
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I 112 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Perché allora stai per muovere la flotta con la stella invernale e ti affretti a percorrere l'alto mare in mezzo agli aquiloni crudeli? È l'inizio della versione di Virgilio, Eneide aeneis.
Didone nell'Eneide di Virgilio ricorre a vari argomenti: l'amore che lo lega a lei, il danno causato alla sua reputazione presso i Libici e i Tiri, il ricordo degli sponsali, e il desiderio di avere un figlio che lo ricordi.
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