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latino · Virgilio
Virgilio · Eneide
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Nell'Eneide di Virgilio, Didone, disperata e prossima alla morte, lancia terribili maledizioni contro Enea e il popolo troiano. Invoca le divinità affinché il suo nemico non trovi pace né gloria, e ordina ai Tirii di eternare l'odio verso i Troiani nelle generazioni future.
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«Se è necessario che toccherai i porti con la testa nefanda e approderai alle terre, e così i fati di Giove lo pretendono, questo sia il limite; ma, tormentato in guerra dalle armi di un popolo audace, esiliato dai confini, strappato all'abbraccio di Ascanio, implorerà aiuto e vedrà indegne stragi dei suoi; e quando si sarà sottomesso alle leggi di una pace ingiusta, non goda del regno né della luce desiderata, ma cada prima del tempo e rimanga sepolto nella sabbia del deserto. Questo chiedo, questa è la voce estrema che pronunzio con il sangue. E voi, Tirii, perseguitate con odi la stirpe e la posterità futura, e mandate questi doni alle mie ceneri. Non ci sia amore né alleanze tra i popoli. Sorga dai miei ossa un vendicatore che insegua i Dardani con fuoco e ferro con ogni forza che il tempo concederà, ora, in futuro, sempre. Maledico le coste alle coste, le onde alle onde, le armi alle armi: combattano loro stessi e i loro discendenti».
[...] Si tangere portus infandum caput ac terris adnare necesse est, et sic fata Iovis poscunt, hic terminus haeret, at bello audacis populi vexatus et armis, finibus extorris, complexu avulsus Iuli auxilium imploret videatque indigna suorum funera; nec, cum se sub leges pacis iniquae tradiderit, regno aut optata luce fruatur, sed cadat ante diem mediaque inhumatus harena. haec precor, hanc vocem extremam cum sanguine fundo. Tum vos, o Tyrii, stirpem et genus omne futurum exercete odiis, cinerique haec mittite nostro munera. Nullus amor populis nec foedera sunto. exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor qui face Dardanios ferroque sequare colonos, nunc, olim, quocumque dabunt se tempore vires. litora litoribus contraria, fluctibus undas imprecor, arma armis: pugnent ipsique nepotesque".
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I 102 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
«Se è necessario che toccherai i porti con la testa nefanda e approderai alle terre, e così i fati di Giove lo pretendono, questo sia il limite; ma, tormentato in guerra dalle armi di un popolo audace, esiliato dai confini, strappato all'abbraccio di Ascanio, implorerà aiuto e vedrà indegne stragi dei suoi; e quando si sarà sottomesso alle leggi di una pace ingiusta, non goda del regno né della luce desiderata, ma cada prima del tempo e rimanga sepolto nella sabbia del deserto. È l'inizio della versione di Virgilio, Eneide aeneis.
Didone, nell'Eneide, maledice Enea affinché in guerra sia sconfitto e vaga in esilio, non goda del regno e muoia prima del tempo, e chiede che i Tirii perpetuino l'odio verso i Troiani in guerra eterna, che opponga popolo a popolo e generazione a generazione.
Altri passi di Virgilio già tradotti e analizzati.