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Morfologia del verbo · Latino
Quattro tempi, un marcatore ciascuno. Nella subordinata quasi non si traduce, nella principale porta un valore preciso da rendere.
Scheda di grammatica di Versia, a cura di Tommaso · Aggiornato il
Cum hostes , Caesar castra munivit.
La congiunzione cum chiede il congiuntivo; il tempo (imperfetto) dice che l’azione è contemporanea a una reggente al passato.
Tocca una parola o un pezzo della formula: si accendono insieme.
Una resa, molte sfumature
Poiché i nemici si avvicinavano, Cesare fortificò il campo.
Fortifichiamo il campo.
Che cosa devo fare?
Magari tu venga!
Il congiuntivo latino ha quattro tempi: presente, imperfetto, perfetto, piuccheperfetto. Si riconoscono da un marcatore fisso: -e- o -a- al presente, -re- all’imperfetto (che è l’infinito più le desinenze), -eri- al perfetto, -isse- al piuccheperfetto. Nelle subordinate è quasi sempre una richiesta della congiunzione e in italiano sparisce; nelle principali porta invece un valore proprio, che va reso.
Detto anche:Congiuntivo latinoCongiuntivo presente latinoCongiuntivo imperfetto latinoUsi del congiuntivoCongiuntivo esortativo
| Contemporaneità | Anteriorità | |
|---|---|---|
| Tempo principale (presente, futuro) | congiuntivo presente (faciat) | congiuntivo perfetto (fecerit) |
| Tempo storico (imperfetto, perfetto, piuccheperfetto) | congiuntivo imperfetto (faceret) | congiuntivo piuccheperfetto (fecisset) |
Vale per le subordinate. Il tempo del congiuntivo non dice quando, dice se l’azione è contemporanea o anteriore rispetto alla reggente.
| Tempo | Marcatore | Prima coniugazione | Terza coniugazione |
|---|---|---|---|
| Presente | -e- (1a), -a- (le altre) | amem, ames, amet | legam, legas, legat |
| Imperfetto | -re- | amarem, amares | legerem, legeres |
| Perfetto | -eri- | amaverim, amaveris | legerim, legeris |
| Piuccheperfetto | -isse- | amavissem, amavisses | legissem, legisses |
Il congiuntivo imperfetto è sempre l’infinito presente più -m, -s, -t, -mus, -tis, -nt: amare + m, legere + m, esse + m (essem). Non fa eccezione nessun verbo, nemmeno gli irregolari.
Le spie che lo tradiscono nel testo: quando le vedi, è lui.
Una congiunzione che chiede il congiuntivo
ut, ne, cum narrativo, quin, quominus, e le interrogative indirette. Se c’è una di queste, il congiuntivo che segue è obbligato e in italiano quasi sempre sparisce.
Venit ut te videret.
Il marcatore -re- dove ti aspetteresti l’infinito
amarem, monerem, legerem, audirem: è l’infinito presente con le desinenze personali attaccate. È il congiuntivo più facile da riconoscere.
Si adesses, gauderem.
La -a- della prima coniugazione diventa -e-
amo fa amem, non amam: solo la prima coniugazione cambia vocale. Le altre tre usano -a- (moneam, legam, audiam), e per questo legam può essere futuro o congiuntivo.
Ut te amem, necesse est.
utinam, o un congiuntivo in frase principale
utinam annuncia un desiderio. Un congiuntivo in principale senza utinam è esortativo (prima plurale), dubitativo (in domanda) o potenziale.
Utinam pater viveret!
Lo stesso costrutto rende in più modi: scegli la mossa secondo il rapporto logico.
Nella subordinata, non tradurlo
Quando il congiuntivo dipende da ut, ne, cum, quin o da un’interrogativa indiretta.
Rogavit quid faceres.
Chiese che cosa facessi.
Prima plurale in principale: è un invito
Congiuntivo esortativo: rendilo con l’imperativo italiano.
Gaudeamus igitur.
Rallegriamoci, dunque.
In domanda: aggiungi "dovere"
Congiuntivo dubitativo, quando chi parla non sa che fare.
Quid dicam?
Che cosa devo dire?
Con utinam: usa "magari" o "volesse il cielo"
Congiuntivo ottativo. Il presente esprime un desiderio realizzabile, l’imperfetto uno irrealizzabile nel presente, il piuccheperfetto uno irrealizzabile nel passato.
Utinam ne id fecisses!
Magari non l’avessi fatto!
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legam può essere futuro indicativo o congiuntivo presente.
Deciderlo dalla forma invece che dalla congiunzione.
In subordinata il congiuntivo latino spesso diventa indicativo italiano.
Tradurlo sempre con un congiuntivo italiano.
La prima coniugazione fa amem, con la -e-.
Costruire amam sul modello di legam.
Il tempo del congiuntivo esprime un rapporto, non una data.
Rendere il congiuntivo imperfetto sempre con un imperfetto italiano.
Ne id legam.
Non lo leggerò.
Che io non lo legga: ne chiede il congiuntivo.
Cum Caesar venisset, hostes fugerunt.
Quando Cesare fosse venuto, i nemici fuggirono.
Dopo che Cesare fu giunto, i nemici fuggirono.
Dal marcatore: -e- o -a- al presente, -re- all’imperfetto, -eri- al perfetto, -isse- al piuccheperfetto. E dalla congiunzione che lo introduce, se è in una subordinata.
Con l’infinito presente più le desinenze personali: amare più -m dà amarem, legere più -m dà legerem, esse più -m dà essem. Vale per tutti i verbi, anche irregolari.
Esortativo (Gaudeamus, "rallegriamoci"), ottativo con utinam (Utinam venias, "magari tu venga"), dubitativo in domanda (Quid faciam?, "che cosa devo fare?"), potenziale (Dicat aliquis, "qualcuno potrebbe dire").
No. Nelle subordinate introdotte da cum, ut, ne o nelle interrogative indirette l’italiano usa spesso l’indicativo o l’infinito. Il congiuntivo latino lì è una richiesta della congiunzione, non un valore da rendere.
Perché nella terza e nella quarta coniugazione il futuro alla prima persona e il congiuntivo presente coincidono. Decide il contesto: una congiunzione come ut o ne impone il congiuntivo.