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greco · Plutarco
Plutarco · Vita di Alcibiade
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Già molti nobili uomini si riunivano e lo corteggiavano, e gli altri erano evidenti, colpiti dallo splendore della sua bellezza e servendolo, mentre l'amore di Socrate era una grande testimonianza della naturale disposizione all'eccellenza del ragazzo, che vedendo risplendere nel suo aspetto, temendo la ricchezza e il prestigio e la moltitudine di cittadini e stranieri e alleati che lo prevenivano con lusinghe e favori, era come uno che sa difendersi e non permette che il proprio frutto domestico, come una pianta in fiore, cada e si corrompa. Nessuno infatti è stato circondato dalla fortuna esternamente, né circondato con i cosiddetti beni in modo tale da rimanere invulnerabile alla filosofia e ai discorsi, che hanno una franchezza penetrante e un morso; come Alcibiade, fin dall'inizio delicato e protetto da coloro che lo servivano per favore, potesse ascoltare colui che lo riprendeva e insegnava, tuttavia per la sua naturale disposizione riconobbe Socrate e si attaccò a lui, allontanandosi dagli amanti ricchi e illustri. E riteneva veramente l'impresa di Socrate una sorta di servizio divino per la cura e la salvezza dei giovani, disprezzando se stesso, ammirando quello, amando la gentilezza, vergognandosi dell'eccellenza, senza accorgersi che diventava un'immagine dell'amore, come dice Platone, acquistando amore in cambio.
Ἤδη δὲ πολλῶν καὶ γενναίων ἀθροιζομένων καὶ περιεπόντων, οἱ μὲν ἄλλοι καταφανεῖς ἦσαν αὐτοῦ τὴν λαμπρότητα τῆς ὥρας ἐκπεπληγμένοι καὶ θεραπεύοντες, ὁ δὲ Σωκράτους ἔρως μέγα μαρτύριον ἦν τῆς πρὸς ἀρετὴν εὐφυΐας τοῦ παιδός, ἣν ἐμφαινομένην τῷ εἴδει καὶ διαλάμπουσαν ἐνορῶν, φοβούμενος δὲ τὸν πλοῦτον καὶ τὸ ἀξίωμα καὶ τὸν προκαταλαμβάνοντα κολακείαις καὶ χάρισιν ἀστῶν καὶ ξένων καὶ συμμάχων ὄχλον, οἷος ἦν ἀμύνειν καὶ μὴ περιορᾶν ὥσπερ φυτὸν ἐν ἄνθει τὸν οἰκεῖον καρπὸν ἀποβάλλον καὶ διαφθεῖρον. Οὐδένα γὰρ ἡ τύχη περιέσχεν ἔξωθεν οὐδὲ περιέφραξε τοῖς λεγομένοις ἀγαθοῖς τοσοῦτον ὥστ᾽ ἄτρωτον ὑπὸ φιλοσοφίας γενέσθαι καὶ λόγοις ἀπρόσιτον παρρησίαν καὶ δηγμὸν ἔχουσιν: ὡς Ἀλκιβιάδης εὐθὺς ἐξ ἀρχῆς θρυπτόμενος καὶ ἀποκλειόμενος ὑπὸ τῶν πρὸς χάριν ἐξομιλούντων εἰσακοῦσαι τοῦ νουθετοῦντος καὶ παιδεύοντος, ὅμως ὑπ᾽ εὐφυΐας ἐγνώρισε Σωκράτη καὶ προσήκατο, διασχὼν τοὺς πλουσίους καὶ ἐνδόξους ἐραστάς. [...] Καὶ τὸ μὲν Σωκράτους ἡγήσατο πρᾶγμα τῷ ὄντι᾽ θεῶν ὑπηρεσίαν εἰς νέων ἐπιμέλειαν εἶναι καὶ σωτηρίαν, καταφρονῶν δ᾽ αὐτὸς ἑαυτοῦ, θαυμάζων δ᾽ ἐκεῖνον, ἀγαπῶν δὲ τὴν φιλοφροσύνην, αἰσχυνόμενος δὲ τὴν ἀρετήν, ἐλάνθανεν εἴδωλον ἔρωτος, ὥς φησιν ὁ Πλάτων, ἀντέρωτα κτώμενος.
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Socrate e Alcibiade sui manuali scolastici, con pagina e numero.
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