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greco · Lisia
Lisia · Per l'uccisione di Eratostene
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Io dormivo. Eratostene, uomini, entra, e la serva subito, svegliatami, mi annuncia che è dentro. E io, detto a lei di sorvegliare la porta, scendo in silenzio ed esco; mi reco da diversi amici - alcuni non li trovai in casa, altri non erano nemmeno in città. Raccolti quanti più potei tra quelli presenti, vado avanti. E presi torce da una taverna lì vicino, entriamo; la porta era aperta ed era stata preparata dalla donna. Sfondando la porta della stanza, i primi che entravano lo videro disteso accanto alla moglie; gli altri poi lo videro nudo in piedi sul letto. Io, uomini, lo colpisco e lo abbatto; girando le sue mani dietro la schiena e legatole, gli chiedo per quale motivo osa commettere oltraggio entrando nella mia casa. E lui riconosceva di compiere ingiustizia, ma implorava e supplicava di non ucciderlo, bensì di riscattarsi con denaro. E io dissi che «non io ti ucciderò, ma la legge della città, che tu violando hai valutato meno piacere, e hai piuttosto preferito commettere tale errore verso mia moglie e verso miei figli, piuttosto che obbedire alle leggi ed essere temperante».
Ἐγὼ δ᾽ ἐκάθευδον. Ὁ δ᾽ Ἐρατοσθένης, ὦ ἄνδρες, εἰσέρχεται, καὶ ἡ θεράπαινα ἐπεγείρασα με εὐθὺς φράζει ὅτι ἔνδον ἐστί. Κἀγὼ εἰπὼν ἐκείνῃ ἐπιμελεῖσθαι τῆς θύρας, καταβὰς σιωπῇ ἐξέρχομαι, καὶ ἀφικνοῦμαι ὡς τὸν καὶ τόν', καὶ τοὺς μὲν οὐκ ἔνδον κατέλαβον, τοὺς δὲ οὐδ᾽ ἐπιδημοῦντας ηὗρον. Παραλαβὼν δ᾽ ὡς οἷόν τε ἦν πλείστους ἐκ τῶν παρόντων ἐβάδιζον. Καὶ δᾷδας λαβόντες ἐκ τοῦ ἐγγύτατα καπηλείου εἰσερχόμεθα, ἀνεῳγμένης τῆς θύρας καὶ ὑπὸ τῆς ἀνθρώπου παρεσκευασμένης. Ὥσαντες δὲ τὴν θύραν τοῦ δωματίου οἱ μὲν πρῶτοι εἰσιόντες ἴδομεν αὐτὸν κατακείμενον παρὰ τῇ γυναικί, οἱ δ᾽ ὕστερον ἐν τῇ κλίνῃ γυμνὸν ἑστηκότα. Ἐγὼ δ᾽, ὦ ἄνδρες, πατάξας καταβάλλω αὐτόν, καὶ τὼ χεῖρε περιαγαγὼν εἰς τοὔπισθεν καὶ δήσας ἠρώτων διὰ τί ὑβρίζει εἰς τὴν οἰκίαν τὴν ἐμὴν εἰσιών. Κἀκεῖνος ἀδικεῖν μὲν ὡμολόγει, ἠντεβόλει δὲ καὶ ἱκέτευε μὴ ἀποκτεῖναι ἀλλ᾽ ἀργύριον πράξασθαι. Ἐγὼ δ᾽ εἶπον ὅτι «οὐκ ἐγώ σε ἀποκτενῶ, ἀλλ᾽ ὁ τῆς πόλεως νόμος, ὃν σὺ παραβαίνων περὶ ἐλάττονος τῶν ἡδονῶν ἐποιήσω, καὶ μᾶλλον εἵλου τοιοῦτον ἁμάρτημα ἐξαμαρτάνειν εἰς τὴν γυναῖκα τὴν ἐμὴν καὶ εἰς τοὺς παῖδας τοὺς ἐμοὺς ἢ τοῖς νόμοις πείθεσθαι καὶ κόσμιος εἶναι». 1. ἀφικνοῦμαι ὡς τὸν καὶ τόν: «mi reco da diversi amici».
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