Proposizione consecutiva
Ουκ αρξασθαι μοι δοκει απορον ειναι, ω ανδρες δικασται, της κατηγοριας, αλλα παυσασθαι λεγοντι· τοιαυτα αυτοις το μεγεθος και τοσαυτα το πληθος ειργασθαι, ωστε μητ' αν ψευδομενον δεινοτερα των υπαρχοντων κατηγορησαι, μητε ταληθη βουλομενον ειπειν απαντα δυνασθαι, αλλ' αναγκη η τον κατηγορον απειπειν η τον χρονον επιλιπειν.
Non mi sembra difficile, o giudici, cominciare l'accusa, ma smettere di parlare: tali per grandezza e tante per numero sono le colpe da loro commesse, che non si potrebbe, pur mentendo, accusarli di cose più gravi di quelle reali, né, volendo dire il vero, si potrebbe dire tutto; anzi è necessario che o l'accusatore desista o il tempo venga meno.
ωστε … κατηγορησαι … δυνασθαι vale «cosicché non si potrebbe... né si potrebbe». Introdotta da ὥστε con gli infiniti κατηγορῆσαι e δύνασθαι, esprime la conseguenza dell'enormità dei crimini: né mentendo si potrebbe accusare di più, né dicendo il vero si potrebbe dire tutto.

