Caricamento…
Caricamento…
di Lisia
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1
Io dormivo. Eratostene, uomini, entra, e la serva subito, svegliatami, mi annuncia che è dentro. E io, detto a lei di sorvegliare la porta, scendo in silenzio ed esco; mi reco da diversi amici - alcuni non li trovai in casa, altri non erano nemmeno in città. Raccolti quanti più potei tra quelli presenti, vado avanti. E presi torce da una taverna lì vicino, entriamo; la porta era aperta ed era stata preparata dalla donna. Sfondando la porta della stanza, i primi che entravano lo videro disteso accanto alla moglie; gli altri poi lo videro nudo in piedi sul letto. Io, uomini, lo colpisco e lo abbatto; girando le sue mani dietro la schiena e legatole, gli chiedo per quale motivo osa commettere oltraggio entrando nella mia casa. E lui riconosceva di compiere ingiustizia, ma implorava e supplicava di non ucciderlo, bensì di riscattarsi con denaro. E io dissi che «non io ti ucciderò, ma la legge della città, che tu violando hai valutato meno piacere, e hai piuttosto preferito commettere tale errore verso mia moglie e verso miei figli, piuttosto che obbedire alle leggi ed essere temperante».
1, 21, 24
Dopo che le fu detto tutto, io dissi: «Bada dunque che nessuno venga a sapere queste cose; altrimenti, nulla di quanto hai concordato con me resterà valido per te». Ti chiedo poi di mostrarmi questi fatti colti sul fatto (in flagrante); io infatti non ho alcun bisogno di parole, ma che il fatto stesso diventi evidente, se le cose stanno così». Ella promise di fare questo. E dopo questo trascorsero quattro o cinque giorni... come vi dimostrerò con prove decisive. Voglio anzitutto raccontare ciò che accadde nell'ultimo giorno. Sostrato era mio conoscente e amico. Al tramonto del sole, mentre egli tornava dai campi, gli venni incontro. Sapendo che, giunto a casa a quell'ora, non avrebbe trovato in casa nulla di pronto, lo invitai a cenare con me; e, venuti a casa mia, saliti al piano superiore, cenammo. Dopo che egli si fu trovato bene, egli se ne andò, e io mi addormentai. Eratostene, o giudici, entra, e la serva, svegliandomi, subito mi annuncia che è dentro. E io, dopo aver detto a lei di badare alla porta, sceso in silenzio esco, e mi reco da questo e da quello: alcuni li trovai in casa, altri li trovai assenti dalla città. Presi con me quanti più fu possibile tra quelli presenti, mi incamminai. E, prese delle torce dalla bottega più vicina, entriamo, essendo la porta aperta e preparata dalla serva. Spinta la porta della camera, noi che entrammo per primi lo vedemmo ancora disteso accanto alla donna; quelli che entrarono dopo lo videro in piedi, nudo, sul letto.
6, 8
Io infatti, o Ateniesi, dopo che decisi di sposarmi e condussi una donna nella mia casa, per il resto del tempo mi comportai in modo tale da non affliggerla né da lasciarle troppa libertà di fare ciò che volesse, la sorvegliavo per quanto possibile, e le prestavo attenzione come era naturale. Ma quando mi nacque un figlio, ormai mi fidavo di lei e le affidai tutte le mie cose, ritenendo che questo fosse il massimo dell'intimità. Nel primo periodo, dunque, o Ateniesi, era la migliore di tutte. Era infatti un'abile amministratrice, una brava economa, e governava ogni cosa con precisione. Ma da quando mia madre morì, la sua morte è divenuta per me causa di tutti i mali. Infatti mia moglie, avendo seguito il corteo funebre, fu vista da quest'uomo, e col tempo fu sedotta. Egli infatti, spiando la serva che andava all'agorà e rivolgendole discorsi, la corruppe.
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