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latino · Cicerone
Cicerone · Brutus
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Vedi certamente i natali e le fonti degli oratori greci, antichi secondo il computo dei nostri annali, e per la verità recenti rispetto ai Greci stessi. Infatti, prima che la città degli Ateniesi si dilettasse di questa gloria dell'eloquenza, aveva già compiuto molte imprese memorabili sia negli affari domestici che in quelli bellici. Questo studio però non era comune a tutta la Grecia, ma proprio di Atene. Chi infatti sa che sia stato oratore argivo o corinzio o tebano in quei tempi? Se non vogliamo sospettare qualcosa riguardo a Epaminonda, uomo dotto. Un oratore lacedemoniano poi non ho mai sentito dire che sia esistito fino a questo tempo. Lo stesso Menelao, dolce per la verità secondo Omero, parlava poco. La brevità del resto talvolta è lode in qualche parte dell'orazione, nell'eloquenza nel suo insieme non ha lode. Ma al di fuori della Grecia grandi furono gli studi dell'eloquenza e i massimi onori tributati a questa gloria resero illustre il nome degli oratori. Infatti, come l'eloquenza una volta fu portata dal Pireo, percorse tutte le isole e così peregrinò in tutta l'Asia, che si macchiò dei costumi stranieri e perse tutta quella salubrità della dizione attica e quasi la sanità, e quasi disimparò a parlare. Di qui gli oratori asiatici non sono da disprezzare né per velocità né per abbondanza, ma sono poco serrati e troppo esuberanti; i Rodii più assennati e più simili agli Attici.
Et Graeciae quidem oratorum partus atque fontis vides, ad nostrorum annalium rationem veteres, ad ipsorum sane recentes. Nam ante quam delectata est Atheniensium civitas hac laude dicendi, multa iam memorabilia et in domesticis et in bellicis rebus effecerat. Hoc autem studium non erat commune Graeciae, sed proprium Athenarum. Quis enim aut Argivum oratorem aut Corinthium aut Thebanum scit fuisse temporibus illis? Nisi quid de Epaminonda docto homine suspicari lubet. Lacedaemonium vero usque ad hoc tempus audivi fuisse neminem. Menelaum ipsum dulcem illum quidem tradit Homerus, sed pauca dicentem. Brevitas autem laus est interdum in aliqua parte dicendi, in universa eloquentia laudem non habet. At vero extra Graeciam magna dicendi studia fuerunt maximique huic laudi habiti honores illustre oratorum nomen reddiderunt. Nam ut semel e Piraeo eloquentia evecta est, omnis peragravit insulas atque ita peregrinata tota Asia est, ut se externis oblineret moribus omnemque illam salubritatem Atticae dictionis et quasi sanitatem perderet ac loqui paene dedisceret. Hinc Asiatici oratores non contemnendi quidem nec celeritate nec copia, sed parum pressi et nimis redundantes; Rhodii saniores et Atticorum similiores.
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I 119 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Atene, culla dell’eloquenza sui manuali scolastici, con pagina e numero.
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