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latino · Cicerone
Cicerone · Pro Milone
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Cicerone è l'oratore e uomo politico romano che difende Milone nell'orazione Pro Milone, pronunciata nel 52 a.C. In questo passo accusa Publio Clodio di aver manipolato l'anno della pretura per poter sconvolgere lo Stato.
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Publio Clodio, avendo stabilito di tormentare lo Stato con ogni sorta di scelleratezza durante la pretura e vedendo che i comizi erano stati indetti nell'anno precedente in modo tale che non avrebbe potuto esercitare la pretura per molti mesi, poiché non mirava al grado di onore, come gli altri, ma voleva sia evitare Lucio Paolo come collega, cittadino di singolare virtù, sia cercare un anno intero per dilaniare lo Stato, abbandonò improvvisamente il suo anno e si trasferì in quello successivo, non per qualche scrupolo religioso, come accade, ma per avere, come lui stesso diceva, un anno pieno e intero per esercitare la pretura, cioè per sovvertire lo Stato. Gli si parava davanti il fatto che la sua pretura sarebbe stata monca e debole con Milone console; d'altra parte vedeva che costui stava per diventare console con il massimo consenso del popolo romano. Si rivolse ai suoi concorrenti, ma in modo tale da dirigere lui solo l'intera campagna elettorale, anche contro la loro volontà, e da sostenere interamente i comizi sulle proprie spalle, come andava dicendo. Convocava le tribù, si intrometteva, arruolava una nuova tribù Collina con una scelta dei cittadini più scellerati.
P. Clodius, cum statuisset omni scelere in praetura uexare rem publicam uideretque ita tracta esse comitia anno superiore ut non multos mensis praeturam gerere posset, qui non honoris gradum spectaret, ut ceteri, sed et L. Paulum conlegam effugere uellet, singulari uirtute ciuem, et annum integrum ad dilacerandam rem publicam quaereret, subito reliquit annum suum seseque in proximum transtulit, non, ut fit, religione aliqua, sed ut haberet, quod ipse dicebat, ad praeturam gerendam, hoc est ad euertendam rem publicam, plenum annum atque integrum. Occurrebat ei mancam ac debilem praeturam futuram suam consule Milone; eum porro summo consensu populi Romani consulem fieri uidebat. Contulit se ad eius competitores, sed ita totam ut petitionem ipse solus etiam inuitis illis gubernaret, tota ut comitia suis, ut dictitabat, umeris sustineret. convocabat tribus, se interponebat, Collinam novam dilectu perditissimorum civium conscribebat.
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Secondo Cicerone lo fa per avere un anno pieno di potere da esercitare, con l'obiettivo di sovvertire lo Stato, e per evitare Lucio Paolo come collega.
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