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greco · Erodoto
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Erodoto di Alicarnasso è il «padre della storia», vissuto nel V secolo a.C.; le sue Storie narrano le Guerre Persiane. In questo brano, tratto dall'ottavo libro, i Persiani di Serse avanzano verso il santuario di Delfi: prima appaiono le armi sacre di Atena Pronea, poi fulmini e due cime del Parnaso si staccano travolgendo i nemici, mentre dalla cella del tempio si levano grida di battaglia. I Delfi, capito che i barbari fuggono, li inseguono e ne uccidono molti.
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Quando i barbari, avanzando, erano vicini e avvistavano il santuario, in quel frangente il profeta, il cui nome era Achirato, vede davanti al tempio le armi sacre esposte, portate fuori dall'interno del megaron, delle quali non era lecito che alcun uomo le toccasse. Egli dunque andava ad annunciare ai Delfi presenti il prodigio. I barbari, quando si riconobbe che un prodigio si abbatteva sul santuario di Atena Pronea, si abbatté su di loro qualcosa di più grande del prodigio avvenuto in precedenza. Questo è già di per sé assai meraviglioso, che le armi di Ares siano apparse da sole fuori dal tempio. Ma ciò che sopravvenne dopo, in secondo luogo, è degno di meraviglia più di tutti i portenti. Mentre i barbari avanzavano verso il santuario di Atena Pronea, in quel momento fulmini cadevano su di loro dal cielo, e dal Parnaso due cime, staccatesi, si precipitavano su di loro con gran fragore e ne abbatterono molti; dal tempio di Pronea si levavano grida di guerra e urla di battaglia. Poiché tutte queste cose si erano mescolate insieme, il terrore era piombato sui barbari; i Delfi, saputo che fuggivano, scesero contro di loro e ne uccisero un gran numero.
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οὐκ … ἄπτεσθαι
→ delle quali non era lecito che alcun uomo le toccasse
τῶν οὐκ ὅσιον ἦν ἄπτεσθαι ἀνθρώπων οὐδένι: relativa con genitivo partitivo riferita a ὅπλα; il genitivo τῶν funge da complemento di ἄπτεσθαι (toccare di quelle cose).
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
σημανέων
→ ad annunciare il prodigio
σημανέων è participio presente attivo di σημαίνω con valore finale, concordato col soggetto; esprime lo scopo del movimento del profeta.
Compare nel periodo 2.
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φανῆναι
→ che le armi di Ares siano apparse da sole fuori dal tempio
φανῆναι (aoristo infinito passivo) è soggetto di ἐστί con θῶμα predicativo: «è una meraviglia che le armi siano apparse».
Compare nel periodo 4.
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ἀπορραγεῖσαι … κορυφαὶ
→ due cime, staccatesi
ἀπορραγεῖσαι (participio aoristo passivo di ἀπορρήγνυμι) concorda con κορυφαί: le due cime, staccatesi (dal Parnaso), si precipitano sui barbari.
Compare nel periodo 6.
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Συμμινγέντων … τούτων πάντων
→ poiché tutte queste cose si erano mescolate insieme
Συμμινγέντων τούτων πάντων: genitivo assoluto con participio aoristo passivo di συμμίγνυμι; il soggetto (τούτων πάντων) è diverso dal soggetto della principale e il costrutto ha valore temporale-causale.
Compare nel periodo 7.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἐπεὶ δὲ ἄγχοῦ τε ἦσαν οἱ βάρβαροι ἐπιόντες καὶ ἀπώρεον τὸ ἱρόν, ἐν τούτῳ ὁ προφήτης, τῷ οὔνομα ἦν Ἀκήρατος, ὁρᾷ πρὸ τοῦ νηοῦ ὅπλα προκείμενα ἔσωθεν ἐκ τοῦ μεγάρου ἐξενηνεγμένα ἱρά, τῶν οὐκ ὅσιον ἦν ἄπτεσθαι ἀνθρώπων οὐδένι. Ὁ μὲν δὴ ἦιε Δελφῶν τοῖσι παρεοῦσι σημανέων τὸ τέρας· οἱ δὲ βάρβαροι ἐπειδὴ ἐγινώσκετο ἐπινίγεται κατὰ τὸ ἱρόν τῆς Προνηίης Ἀθηναίης, ἐπινίγεται σφι ἐπὶ μέζονα τοῦ πρὶν γενομένου τέρεος. Θῶμα μὲν γὰρ καὶ τοῦτο κάρτα ἐστί, ὅπλα ἀρήια αὐτόματα φανῆναι ἔξω ἐκ τοῦ νηοῦ· τὰ δὲ ἐπὶ τούτῳ δεύτερα ἐπιγενόμενα καὶ διὰ πάντων φασμάτων ἄξια θωμάσαι μάλιστα. Ἐπὶ γὰρ δὴ ἦσαν ἐπιόντες οἱ βάρβαροι κατὰ τὸ ἱρόν τῆς Προνηίης Ἀθηναίης, ἐν τούτῳ ἐκ τοῦ οὐρανοῦ κεραυνοὶ αὐτοῖσι ἐνέπιπτον, ἀπὸ δὲ τοῦ Παρνησσοῦ ἀπορραγεῖσαι δύο κορυφαὶ ἐφέροντο πολλῷ πατάγῳ ἐς αὐτοὺς καὶ κατέβαλον συχνούς σφεων· ἐκ δὲ τοῦ Προνήης νηοῦ βοή τε καὶ ἀλαλαγμὸς ἐγίνετο. Συμμινγέντων δὲ τούτων πάντων φόβος τοῖς βαρβάροισι ἐνεπεπτώκεε· μαθόντες δὲ οἱ Δελφοὶ φευγόντας σφέας, ἐπικαταβάντες ἀπέκτειναν πλῆθός τι αὐτῶν.
Quando i barbari, avanzando, erano vicini e avvistavano il santuario, in quel frangente il profeta, il cui nome era Achirato, vede davanti al tempio le armi sacre esposte, portate fuori dall'interno del megaron, delle quali non era lecito che alcun uomo le toccasse.
Egli dunque andava ad annunciare ai Delfi presenti il prodigio.
I barbari, quando si riconobbe che un prodigio si abbatteva sul santuario di Atena Pronea, si abbatté su di loro qualcosa di più grande del prodigio avvenuto in precedenza.
Questo è già di per sé assai meraviglioso, che le armi di Ares siano apparse da sole fuori dal tempio.
Ma ciò che sopravvenne dopo, in secondo luogo, è degno di meraviglia più di tutti i portenti.
Mentre i barbari avanzavano verso il santuario di Atena Pronea, in quel momento fulmini cadevano su di loro dal cielo, e dal Parnaso due cime, staccatesi, si precipitavano su di loro con gran fragore e ne abbatterono molti; dal tempio di Pronea si levavano grida di guerra e urla di battaglia.
Poiché tutte queste cose si erano mescolate insieme, il terrore era piombato sui barbari; i Delfi, saputo che fuggivano, scesero contro di loro e ne uccisero un gran numero.
113 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Quando i barbari erano vicini e si avanzavano». In Erodoto, Storie VIII, introduce la scena del prodigio a Delfi: i Persiani si avvicinano al santuario e il profeta Achirato vede le armi sacre uscite spontaneamente dal megaron.
Secondo Erodoto, Storie VIII, tre prodigi si abbattono sui Persiani: le armi sacre di Atena Pronea appaiono da sole fuori dal tempio, poi fulmini li colpiscono dal cielo e infine due cime del Parnaso si staccano con fragore travolgendone molti. Dal tempio di Pronea si levano anche grida e urla di battaglia.
Achirato (Ἀκήρατος) è il profeta del santuario di Delfi che, vedendo le armi sacre esposte fuori dal megaron, corre ad annunciare il prodigio ai Delfi presenti. Erodoto lo cita per nome, un dettaglio che conferisce autenticità alla narrazione dell'evento soprannaturale.
Lo stesso passo (Serse torna in Asia sano e salvo) lo trovi qui: