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greco · Erodoto
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Erodoto narra nel libro VIII delle Storie come, durante l'avanzata persiana del 480 a.C., un distaccamento dell'esercito di Serse si diresse verso Delfi per saccheggiarne il ricco santuario. Il profeta Akeratos vide comparire spontaneamente le armi sacre del tempio fuori dalla cella, un prodigi straordinario; poi, mentre i barbari avanzavano verso il santuario di Atena Pronea, fulmini e blocchi di roccia staccatisi dal Parnaso li travolsero, e dal tempio degli Anfizioni si levò un grido di guerra. La combinazione di questi segni soprannaturali mise in fuga i Persiani, che i Delfii inseguirono e massacrarono.
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Quando i barbari erano ormai vicini mentre avanzavano e vedevano il santuario, in quel momento il profeta, il cui nome era Akeratos, vide davanti al tempio le armi sacre poste fuori, portate fuori dalla cella, armi che non era lecito toccare ad alcun uomo. Egli dunque andò ad annunciare il prodigio ai Delfii presenti; I barbari poi, mentre si affrettavano riconoscendolo verso il santuario di Atena Pronea, sopraggiungono a te prodigi ancora più grandi del prodigio avvenuto prima. Questo già è davvero un prodigio grandissimo, che armi da guerra siano apparse da sole fuori, posate davanti al tempio; ma i prodigi che seguirono a questo, secondi tra tutti i fenomeni, sono i più degni di meraviglia. Quando i barbari avanzavano verso il santuario di Atena Pronea, in quel momento caddero su di loro fulmini dal cielo, e dal Parnaso si staccarono due cime che si precipitarono su di loro con gran fragore e ne abbatterono molti; e dal tempio degli Anfizioni si levarono grida e un clamor di battaglia. Confluendo tutti questi fenomeni insieme, il terrore si abbatteva sui barbari; i Delfii, accortisi che fuggivano, discesero e ne uccisero un gran numero.
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τῶν … ἦν ἅπτεσθαι
→ che non era lecito toccare ad alcun uomo
La relativa col genitivo τῶν dipende da ἅπτεσθαι (verbo che regge il genitivo) e ὅσιον ἦν + infinito forma una costruzione impersonale: 'delle quali non era lecito toccarsi', cioè non era permesso toccarle.
Compare nel periodo 1.
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σημανέων
→ ad annunciare il prodigio
σημανέων è participio futuro di σημαίνω con valore finale: indica lo scopo dell'andare ('per annunciare il prodigio'), costrutto tipico del greco classico per esprimere finalità.
Compare nel periodo 2.
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ἀπορραγεῖσαι … κορυφαὶ
→ si staccarono due cime
ἀπορραγεῖσαι è participio aoristo passivo concordato con δύο κορυφαὶ: descrive l'azione precedente ('essendosi staccate'), con valore temporale-causale rispetto al verbo principale ἐφέροντο.
Compare nel periodo 6.
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Συμμισγέντων … τούτων πάντων
→ confluendo tutti questi fenomeni insieme
Il genitivo assoluto con il participio aoristo Συμμισγέντων ha valore temporale-causale: 'confluendo / quando tutti questi fenomeni si unirono'; indica la causa del terrore che colpì i barbari.
Compare nel periodo 8.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ἐπεὶ δὲ ἀγχοῦ τε ἦσαν οἱ βάρβαροι ἐπιόντες καὶ ἀπώρων τὸ ἱρόν, ἐν τούτῳ ὁ προφήτης, τῷ οὔνομα ἦν Ἀκήρατος, ὁρᾷ πρὸ τοῦ νηοῦ ὅπλα προκείμενα ἔσωθεν ἐκ τοῦ μεγάρου ἐξενηνειμένα ἱρά, τῶν οὐκ ὅσιον ἦν ἅπτεσθαι ἀνθρώπων οὐδένι. Ὁ μὲν δή ἦιε Δελφῶν τοῖσι παρεοῦσι σημανέων τὸ τέρας· οἱ δὲ βάρβαροι ἐπειδὴ ἐγινώσκον ἐπειγόμενοι κατὰ τὸ ἱρόν τῆς Προνηίης Ἀθηναίης, ἐπιγίνεται σοὶ τέρεα ἔτι μέζονα τοῦ πρὶν γενομένου τέρεος. Θῶμα μὲν γὰρ καὶ τοῦτο κάρτα ἐστὶ, ὅπλα ἀρήια αὐτόματα φανῆναι ἔξω προσκείμενα ἐκ τοῦ νηοῦ· τὰ δὲ δὴ ἐπὶ τούτῳ δεύτερα ἐπιγενόμενα καὶ διὰ πάντων φασμάτων ἄξια θωμᾶσαι μάλιστα. Ἐπεὶ γὰρ ἦσαν ἐπιόντες οἱ βάρβαροι κατὰ τὸ ἱρόν τῆς Προνηίης Ἀθηναίης, ἐν τούτῳ ἐκ μὲν τοῦ οὐρανοῦ κεραυνοὶ αὐτοῖσι ἐνέπιπτον, ἀπὸ δὲ τοῦ Παρνησσοῦ ἀπορραγεῖσαι δύο κορυφαὶ ἐφέροντο πολλῷ πατάγῳ ἐς αὐτοὺς καὶ κατέβαλον συχνούς σφεων· ἐκ δέ τοῦ Ἀμφικτύονος νηοῦ βοή τε καὶ ἀλαλαγμὸς ἐγίνετο. Συμμισγέντων δὲ τούτων πάντων φόβος τοῖς βαρβάροισι ἐνεπίπτεσκε· μαθόντες δὲ οἱ Δελφοὶ φευγόντας σφέας, ἐπικαταβάντες ἀπέκτειναν πλῆθός τι αὐτῶν.
Quando i barbari erano ormai vicini mentre avanzavano e vedevano il santuario, in quel momento il profeta, il cui nome era Akeratos, vide davanti al tempio le armi sacre poste fuori, portate fuori dalla cella, armi che non era lecito toccare ad alcun uomo.
Egli dunque andò ad annunciare il prodigio ai Delfii presenti;
I barbari poi, mentre si affrettavano riconoscendolo verso il santuario di Atena Pronea, sopraggiungono a te prodigi ancora più grandi del prodigio avvenuto prima.
Questo già è davvero un prodigio grandissimo, che armi da guerra siano apparse da sole fuori, posate davanti al tempio;
ma i prodigi che seguirono a questo, secondi tra tutti i fenomeni, sono i più degni di meraviglia.
Quando i barbari avanzavano verso il santuario di Atena Pronea, in quel momento caddero su di loro fulmini dal cielo, e dal Parnaso si staccarono due cime che si precipitarono su di loro con gran fragore e ne abbatterono molti;
e dal tempio degli Anfizioni si levarono grida e un clamor di battaglia.
Confluendo tutti questi fenomeni insieme, il terrore si abbatteva sui barbari; i Delfii, accortisi che fuggivano, discesero e ne uccisero un gran numero.
119 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Quando i barbari erano ormai vicini mentre avanzavano e vedevano il santuario'. In Erodoto, Storie VIII 37, l'arrivo dei Persiani a vista del tempio di Delfi è il momento che scatena la serie di prodigi divini descritta nel brano.
Akeratos vide davanti al tempio le armi sacre che normalmente erano custodite all'interno del santuario: esse erano state portate fuori dalla cella da sole, senza che nessun uomo le avesse toccate. Il profeta corse dai Delfii presenti per annunciare il prodigio, che Erodoto presenta come il primo di una serie di segni divini.
Erodoto VIII 38 racconta che caddero sui Persiani fulmini dal cielo, che due cime si staccarono dal Parnaso con gran fragore e li schiacciarono uccidendone molti, e che dal tempio degli Anfizioni si levò un grido di guerra e un clamor di battaglia. Il cumulo di questi fenomeni soprannaturali gettò il panico tra i barbari, che fuggirono e furono inseguiti e uccisi dai Delfii.
Lo stesso passo (Prodigi presso il santuario di Delfi) lo trovi qui: