Caricamento…
Caricamento…
greco · Erodoto
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Erodoto di Alicarnasso narra nelle Storie le Guerre Persiane del V secolo a.C. Questo episodio è ambientato alla vigilia della battaglia di Platea (479 a.C.): durante un banchetto, un ufficiale persiano siede a tavola accanto a un greco di Orcomeno e, in lacrime, gli rivela che l'intero esercito persiano è destinato alla morte. L'uomo sa che il volere divino è immutabile e che la vera tragedia è sapere la verità senza poter fare nulla per cambiarla.
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Toccala di nuovo per l’analisi. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
Quando si alzarono da cena e bevevano, il Persiano che era compagno di letto (di tavola), sentendo parlare greco, gli chiese di dove fosse; ed egli rispose che era di Orcomeno. Quello allora disse: «Poiché ora sei diventato mio commensale e compagno di libagione, voglio lasciarti un ricordo del mio pensiero, affinché, sapendolo in anticipo, tu possa deliberare per te stesso ciò che è utile. Vedi questi commensali persiani e l'esercito che abbiamo lasciato accampato presso il fiume? Di tutti costoro, passato un breve tempo, vedrai che saranno rimasti solo in pochi». Nel dire queste cose il Persiano versava molte lacrime. Egli, stupito per il discorso, gli disse: «Allora non bisogna dire queste cose a Mardonio e a coloro che tra i Persiani sono tenuti in onore dopo di lui?» Quello allora disse: «Straniero, ciò che deve accadere per volere divino, è impossibile da allontanare per un uomo; nessuno, pur dicendo cose credibili, vuole lasciarsi persuadere. Molti di noi Persiani, sapendo queste cose, seguiamo l'esercito legati dalla necessità. Il dolore più acuto tra quelli che toccano agli uomini è questo: sapere molte cose e non poter dominare nulla».
Con l’app Versia
Inquadra qualunque testo dal libro e ottieni traduzione e analisi come questa in pochi secondi, più il tutor Erodotron e il tuo vocabolario.
I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
ὑποκρίνασθαι … εἴη
→ rispose che era di Orcomeno
ὑποκρίνασθαι ὡς εἴη Ὀρχομένιος: infinito indiretto (ottativi obliqui) dipendente dal contesto narrativo; εἴη è ottativo presente di εἰμί, usato per la trasposizione al passato del discorso diretto.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ἵνα … ἔχῃς
→ affinché tu possa deliberare per te stesso ciò che è utile
ἵνα... βουλεύεσθαι ἔχῃς: proposizione finale introdotta da ἵνα con congiuntivo presente ἔχῃς; esprime lo scopo del voler lasciare un ricordo al commensale greco.
Compare nel periodo 2.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ὀλίγου … χρόνου διελήθοντος
→ passato un breve tempo
ὀλίγου τινός χρόνου διελήθοντος: genitivo assoluto con participio aoristo attivo di διέρχομαι; esprime una condizione temporale («passato un breve tempo»), con soggetto diverso dalla principale.
Compare nel periodo 4.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ὅ … δεῖ γενέσθαι
→ ciò che deve accadere per volere divino
ὅ τι δεῖ γενέσθαι ἐκ τοῦ θεοῦ: relativa sostantivata in funzione di soggetto di ἀμήχανον (ἐστί); il pronome relativo neutro ὅ τι introduce una clausola che designa «tutto ciò che il dio destina».
Compare nel periodo 7.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
φρονέοντα … κρατέειν
→ sapere molte cose e non poter dominare nulla
πολλὰ φρονέοντα μηδενός κρατέειν: l'infinito κρατέειν con il participio congiunto φρονέοντα (accordato con il soggetto implicito) funge da apposizione esplicativa di αὕτη, definendo il dolore supremo.
Compare nel periodo 9.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Ὡς δὲ ἀπὸ δείπνου ἦσαν, διαπινόντων τὸν Πέρσην τὸν ὁμόκλινον Ἑλλάδα γλῶσσαν ἰέντα εἰρέσθαι αὐτόν· ὁκοδαπός ἐστι, αὐτὸς δὲ ὑποκρίνασθαι ὡς εἴη Ὀρχομένιος. Τόν δὲ εἰπεῖν· «Ἐπεὶ νῦν ὁμοτράπεζός τέ μοι καὶ ὁμόσπονδος ἐγένεο, μνημόσυνά του γνώμης τῆς ἐμῆς καταλιπέσθαι θέλω, ἵνα καὶ προειδώς αὐτός περὶ σεαυτοῦ βουλεύεσθαι ἔχῃς τὰ συμφέροντα. Ὁρᾷς τούτους τοὺς δαιτυμόνας Πέρσας καὶ τὸν στρατόν τὸν ἐλίπομεν ἐπὶ τῷ ποταμῷ στρατοπεδευόμενον; Τούτων πάντων ὄψεαι ὀλίγου τινός χρόνου διελήθοντος ὀλίγους τινάς τούς περιγενομένους». Ταῦτα δὲ ἅμα τῷ Πέρσῃ λέγειν καὶ μετιέναι πολλὰ τῶν δακρύων. Αὐτός δὲ θωμάσας τὸν λόγον εἰπεῖν πρὸς αὐτόν· «Οὐκῶν Μαρδονίῳ τε ταῦτα χρεών ἐστι λέγειν καὶ τοῖσι μετ' ἐκεῖνον ἐν αἴνῃ ἐοῦσι Περσέων; Τὸν δὲ μετὰ ταῦτα εἰπεῖν· «Ξεῖνε, ὅ τι δεῖ γενέσθαι ἐκ τοῦ θεοῦ, ἀμήχανον ἀποτρῆψαι ἀνθρώπῳ· οὐδὲ γὰρ πιστὰ λέγουσι ἐθέλει πείθεσθαι οὐδείς. Ταῦτα δὲ Περσέων συχνοί ἐπιστάμενοι ἑπόμεθα ἀναγκαίῃ ἐνδεδεμένοι. Ἐχθίστη δὲ ὀδύνη ἐστὶ τῶν ἐν ἀνθρώποισι αὕτη, πολλὰ φρονέοντα μηδενός κρατέειν».
Quando si alzarono da cena e bevevano, il Persiano che era compagno di letto (di tavola), sentendo parlare greco, gli chiese di dove fosse; ed egli rispose che era di Orcomeno.
Quello allora disse: «Poiché ora sei diventato mio commensale e compagno di libagione, voglio lasciarti un ricordo del mio pensiero, affinché, sapendolo in anticipo, tu possa deliberare per te stesso ciò che è utile.
Vedi questi commensali persiani e l'esercito che abbiamo lasciato accampato presso il fiume?
Di tutti costoro, passato un breve tempo, vedrai che saranno rimasti solo in pochi».
Nel dire queste cose il Persiano versava molte lacrime.
Egli, stupito per il discorso, gli disse: «Allora non bisogna dire queste cose a Mardonio e a coloro che tra i Persiani sono tenuti in onore dopo di lui?»
Quello allora disse: «Straniero, ciò che deve accadere per volere divino, è impossibile da allontanare per un uomo; nessuno, pur dicendo cose credibili, vuole lasciarsi persuadere.
Molti di noi Persiani, sapendo queste cose, seguiamo l'esercito legati dalla necessità.
Il dolore più acuto tra quelli che toccano agli uomini è questo: sapere molte cose e non poter dominare nulla».
123 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Quando si alzarono da cena e bevevano». In Erodoto, Storie IX 16, introduce la scena del banchetto tebano in cui un Persiano si confida con il vicino di tavola greco, rivelando la catastrofe imminente per l'esercito di Serse.
La frase, che si traduce «sapere molte cose e non poter dominare nulla», è pronunciata da un ufficiale persiano in Erodoto, Storie IX 16, come definizione del dolore più acuto tra gli uomini. Esprime la tragedia di chi conosce il proprio destino funesto ma è vincolato dalla necessità divina e non può sottrarsi.
Il Persiano piange perché sa che quasi nessuno dei commensali sopravviverà alla guerra; la divinazione gli ha rivelato la sconfitta imminente. Tuttavia non può avvertire Mardonio né i capi persiani, perché chi predice la verità non viene creduto: il fato è ineluttabile e questa consapevolezza impotente è per lui la sofferenza più intollerabile.
Lo stesso passo (L'uomo non può opporsi al volere degli dèi) lo trovi qui: