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latino · Livio
Livio · Ab urbe condita
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Livio nell'Ab urbe condita narra la battaglia di Romolo contro i Ceninesi, rapitori delle donne sabine. Dopo una vittoria veloce e la morte del re nemico, Romolo dedica le spoglie opime al Campidoglio e fonda il primo tempio di Roma.
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Ormai gli animi dei rapitori erano alquanto mitigati; ma allora soprattutto i genitori dei rapiti, in vesti luridi e con lacrime e lamenti, eccitavano le città. E non contenevano le indignazioni solo in casa, ma si radunavano da ogni parte presso T. Tazio re dei Sabini, e legazioni confluivano da lui perché il nome di Tazio era massimo in quelle regioni. I Ceninesi, i Crustumini e gli Antemnati erano coloro ai quali quella ingiuria toccava in parte. A Tazio e ai Sabini sembrò di agire lentamente: essi stessi fra i tre popoli preparano comunemente la guerra. Né nemmeno i Crustumini e gli Antemnati si muovono abbastanza attivamente per l'ardore e la rabbia dei Ceninesi; così il nome di Caenina da se stesso fa un'incursione nel territorio romano. Ma Romolo si oppone a essi che devastano senza controllo con l'esercito e in leggero scontro insegna che l'ira senza forze è vana. Disperde l'esercito, lo mette in fuga, insegue i fuggiaschi: uccide il re in battaglia e lo spoglia: ucciso il comandante nemico prende la città al primo assalto. Poi, dopo aver ricondotto l'esercito vittorioso, lui stesso tanto magnifico per le sue azioni quanto non minore come esibizionista delle sue azioni, portando le spoglie del comandante nemico ucciso sospese a un supporto costruito opportunamente a quel fine, sale al Campidoglio; e lì, dopo aver deposto quelle presso una quercia sacra ai pastori, allo stesso tempo con il dono designò i confini al tempio di Giove e aggiunse un nome al dio: «Giove Feretrio, disse, a te porgo, vincitore Romolo re, le regie spoglie; e dedico un tempio a queste regioni che ho misurato da poco con l'animo, dimora alle spoglie opime che, avendo me come autore, i posteri che mi seguiranno porteranno da re e comandanti nemici uccisi». Questa è l'origine del tempio che per primo fu consacrato a Roma. Così poi agli dei sembrò bene e non fu vana la voce del fondatore del tempio con cui promise che i posteri avrebbero portato lì le spoglie, né il dono fu compensato con la moltiplicazione della lode comune. Due poi, in seguito, in tanti anni, tante guerre, furono ottenute spoglie opime: così rara fu quella fortuna di onore.
Iam admodum mitigati animi raptis erant; at raptarum parentes tum maxime sordida veste lacrimisque et querellis civitates concitabant. Nec domi tantum indignationes continebant sed congregabantur undique ad T. Tatium regem Sabinorum, et legationes eo quod maximum Tati nomen in iis regionibus erat conveniebant. Caeninenses Crustuminique et Antemnates erant ad quos eius iniuriae pars pertinebat. Lente agere his Tatius Sabinique visi sunt: ipsi inter se tres populi communiter bellum parant. Ne Crustumini quidem atque Antemnates pro ardore iraque Caeninensium satis se impigre movent; ita per se ipsum nomen Caeninum in agrum Romanum impetum facit. Sed effuse vastantibus fit obvius cum exercitu Romulus levique certamine docet vanam sine viribus iram esse. Exercitum fundit fugatque, fusum persequitur: regem in proelio obtruncat et spoliat: duce hostium occiso urbem primo impetu capit. Inde exercitu victore reducto, ipse cum factis vir magnificus tum factorum ostentator haud minor, spolia ducis hostium caesi suspensa fabricato ad id apte ferculo gerens in Capitolium escendit; ibique ea cum ad quercum pastoribus sacram deposuisset, simul cum dono designavit templo Iovis fines cognomenque addidit deo: "Iuppiter Feretri" inquit, "haec tibi victor Romulus rex regia arma fero, templumque his regionibus quas modo animo metatus sum dedico, sedem opimis spoliis quae regibus ducibusque hostium caesis me auctorem sequentes posteri ferent." Haec templi est origo quod primum omnium Romae sacratum est. Ita deinde dis visum nec inritam conditoris templi vocem esse qua laturos eo spolia posteros nuncupavit nec multitudine compotum eius doni volgari laudem. Bina postea, inter tot annos, tot bella, opima parta sunt spolia: adeo rara eius fortuna decoris fuit.
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I 168 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Ormai gli animi dei rapitori erano alquanto mitigati; ma allora soprattutto i genitori dei rapiti, in vesti luridi e con lacrime e lamenti, eccitavano le città. È l'inizio della versione di Livio, Ab urbe condita.
Nelle spoglie opime descritte da Livio nell'Ab urbe condita sono le armi e i beni strappati a un nemico ucciso in battaglia da un comandante supremo; dedicarle a Giove al Campidoglio era un onore straordinario e rarissimo.
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