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latino · Livio
Livio · Ab urbe condita
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Livio descrive l'anno 292 a.C., caratterizzato da eventi religiosi e civili significativi. Nel brano si raccontano le elezioni consolari, la celebrazione del lustrum, l'introduzione delle palme di vittoria secondo l'uso greco, e soprattutto l'arrivo della pestilenza che spinge Roma a cercare il rimedio presso il dio Asclepio. La calamità sanitaria si rivela talmente grave da richiedere l'intervento divino.
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Ormai era trascorso l'anno e nuovi tribuni della plebe avevano assunto la carica; poiché questi erano stati creati viziati, cinque giorni dopo ne furono sostituiti altri. Lustrum fu celebrato in quell'anno dai censori Publio Cornelio Arvina e Gaio Marcio Rutulo; il numero dei cittadini censiti fu duecentosessantaduemilatrecentoventuno. I censori furono i ventiseiesimi dai primi censori; il lustrum fu il diciannovesimo. Nello stesso anno, per la prima volta, coloro che erano stati incoronati per i successi bellici assistettero ai giochi Romani, e in quello stesso anno per la prima volta le palme furono trasferite dal costume greco e date ai vincitori. Nello stesso anno, da parte degli edili curuli che avevano organizzato questi giochi, dopo che alcuni commercianti di bestiame furono condannati, la strada fu lastricata dal campo di Marte fino a Bovilla. Lucio Papirio tenne i comizi consolari; creò consoli Quinto Fabio Gurgite, figlio di Fabio Massimo, e Decimo Giunio Bruto Sceva. Lo stesso Papirio divenne pretore. Sebbene l'anno fu felice in molte cose, vix era quasi del tutto insufficiente per consolare un unico male, la pestilenza che ardeva contemporaneamente la città e i campi; la calamità era ormai simile a un prodigio, e si consultarono i libri per sapere quale fosse la fine di quel male e quale rimedio gli dei potessero fornire. Si trovò scritto nei libri che Asclepio doveva essere chiamato da Epidauro a Roma; né in quell'anno, poiché i consoli erano occupati dalla guerra, si fece nulla in proposito se non che si tenne una sola supplica ad Asclepio.
Exacto iam anno novi tribuni plebis magistratum inierant; hisque ipsis, quia vitio creati erant, quinque post dies alii suffecti. Lustrum conditum eo anno est a P. Cornelio Arvina C. Marcio Rutulo censoribus; censa capitum milia ducenta sexaginta duo trecenta viginti unum. Censores vicesimi sexti a primis censoribus, lustrum undevicesimum fuit. Eodem anno coronati primum ob res bello bene gestas ludos Romanos spectarunt palmaeque tum primum translato e Graeco more victoribus datae. Eodem anno, ab aedilibus curulibus qui eos ludos fecerunt, damnatis aliquot pecuariis, via a Martis silice ad Bovillas perstrata est. Comitia consularia L. Papirius habuit; creavit consules Q. Fabium Maximi filium Gurgitem et D. Iunium Brutum Scaevam. Ipse Papirius praetor factus. Multis rebus laetus annus vix ad solacium unius mali, pestilentiae urentis simul urbem atque agros, suffecit; portentoque iam similis clades erat, et libri aditi quinam finis aut quod remedium eius mali ab dis daretur. Inventum in libris Aesculapium ab Epidauro Romam arcessendum; neque eo anno, quia bello occupati consules erant, quicquam de ea re actum praeterquam quod unum diem Aesculapio supplicatio habita est.
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I 129 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Ormai era trascorso l'anno e nuovi tribuni della plebe avevano assunto la carica; poiché questi erano stati creati viziati, cinque giorni dopo ne furono sostituiti altri. È l'inizio della versione di Livio, Ab urbe condita.
Secondo Livio, una grave pestilenza devastava contemporaneamente la città e i campi; consultati i libri sacri, si trovò che il dio Asclepio doveva essere chiamato da Epidauro per porre fine al male e fornire il rimedio richiesto agli dei.
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