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latino · Livio
Livio · Ab urbe condita
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Livio racconta un episodio del quinto libro dell'Ab urbe condita. Porsenna, re etrusco, manda ancora legati a Roma per chiedere il ritorno di Tarquinio sul trono; il senato romano invia a sua volta una delegazione al re per comunicargli un rifiuto che sarà definitivo.
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Sporio Larcio e Tito Erminio, quindi Paolo Lucrezio e Paolo Valerio Pubblicola furono fatti consoli. Quell'anno giunsero per l'ultima volta legati da Porsenna per riportare Tarquinio nel regno; quando fu loro risposto che il senato avrebbe inviato legati al re, subito furono inviati alcuni fra i padri più illustri. Non che non si sarebbe potuto dare una risposta breve - che i re non sarebbero stati accolti - piuttosto furono scelti alcuni padri da mandare presso di lui anziché dare una risposta ai suoi legati a Roma, affinché la questione finisse per sempre, e non fossero continuamente tormentati dai sentimenti contrapposti, poiché egli chiedeva ciò che era contrario alla libertà del popolo romano, e i Romani, se non volessero rimetterci, dovessero negare a chi non volevano negare nulla. Il popolo romano non era sotto un re ma sotto la libertà. Aveva deciso nel suo cuore che piuttosto che ai re aprire i cancelli ai nemici; i voti di tutti erano che chiunque mettesse fine alla libertà in quella città portasse fine anche alla città. Perciò se voleva che Roma restasse salva, doveva pregare che fosse libera. Il re, vinto dalla vergogna, disse: «Poiché questa decisione è certa e ferma, io non me la prenderò più a lungo agendo invano sulle stesse cose, né deluderò i Tarquini con la speranza di un aiuto che in me non esiste. Da qui cerchino un altro luogo di esilio, sia che abbiano bisogno di guerra sia di pace, perché nulla di nostro vi opponga la pace». Accompagnò le parole con gesti ancora più amichevoli; restituì gli ostaggi che rimanevano; restituì il territorio veiiente, tolto con il trattato fatto al Gianicolo. Tarquinio, spezzata ogni speranza di ritorno, andò in esilio presso il suo genero Mamilio Ottavio a Tuscolo. Ai Romani la pace con Porsenna fu leale.
Sp. Larcius inde et T. Herminius, P. Lucretius inde et P. Valerius Publicola consules facti. Eo anno postremum legati a Porsenna de reducendo in regnum Tarquinio venerunt; quibus cum responsum esset missurum ad regem senatum legatos, missi confestim honoratissimus quisque ex patribus. Non quin breviter reddi responsum potuerit non recipi reges, ideo potius delectos patrum ad eum missos quam legatis eius Romae daretur responsum, sed ut in perpetuum mentio eius rei finiretur, neu in tantis mutuis beneficiis in vicem animi sollicitarentur, cum ille peteret quod contra libertatem populi Romani esset, Romani, nisi in perniciem suam faciles esse vellent, negarent cui nihil negatum vellent. Non in regno populum Romanum sed in libertate esse. Ita induxisse in animum, hostibus portas potius quam regibus patefacere; ea esse vota omnium ut qui libertati erit in illa urbe finis, idem urbi sit. Proinde si salvam esse vellet Romam, ut patiatur liberam esse orare. Rex verecundia victus "quando id certum atque obstinatum est" inquit, "neque ego obtundam saepius eadem nequiquam agendo, nec Tarquinios spe auxilii, quod nullum in me est, frustrabor. Alium hinc, seu bello opus est seu quiete, exsilio quaerant locum, ne quid meam vobiscum pacem distineat." Dictis facta amiciora adiecit; obsidum quod reliquum erat reddidit; agrum Veientem, foedere ad Ianiculum icto ademptum, restituit. Tarquinius spe omni reditus incisa exsulatum ad generum Mamilium Octavium Tusculum abiit. Romanis pax fida cum Porsenna fuit.
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I 145 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Sporio Larcio e Tito Erminio, quindi Paolo Lucrezio e Paolo Valerio Pubblicola furono fatti consoli. È l'inizio della versione di Livio, Ab urbe condita.
Nel racconto liviano, questa scelta serve a marcare una chiusura permanente della questione e a evitare che la richiesta torni continuamente a turbare gli animi, confermando la scelta della libertà repubblicana.
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