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latino · Livio
Livio · Ab urbe condita
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Livio descrive gli ultimi anni della Repubblica romana primitiva. Paolo Valerio Pubblicola, il celebre console, muore circondato dalla gloria ma povero; nel frattempo i Romani combattono una durissima guerra contro gli Aurunci alleati ai Latini.
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Consoli Marco Valerio e Paolo Postumio. Quell'anno combatterono bene contro i Sabini; i consoli trionfarono. In seguito i Sabini si preparavano a una guerra più imponente. Contro di loro e affinché non sorgesse all'improvviso un pericolo da Tuscolo, da cui sebbene non aperto era comunque sospetto un conflitto, Paolo Valerio fu fatto console per la quarta volta e Tito Lucrezio per la seconda. Un dissidio tra i fautori della guerra e della pace scoppiò tra i Sabini e tolse una buona parte delle loro forze ai Romani. Infatti Attio Clauso, cui poi a Roma fu il nome di Appio Claudio, mentre era lui stesso fautore della pace e veniva oppresso dai fomentatori della guerra, non potendo stare alla pari con la fazione, da Inregillo con una grande scorta di clienti fuggì a Roma. Gli fu concessa la cittadinanza e un territorio oltre l'Aniene; la tribù Claudia Vetus - a cui poi si aggiunsero altre tribù nuove - furono denominati da quel territorio da cui provenivano. Appio fu scelto tra i padri e poco dopo giunse tra i più illustri. I consoli si mossero nell'agro sabino con esercito ostile; dopo aver danneggiato i nemici con la devastazione e poi con la battaglia così che da allora non si temesse alcuna rivolta, tornarono a Roma trionfanti. Paolo Valerio, secondo il consenso di tutti il primo nelle arti della guerra e della pace, muore un anno dopo, durante il consolato di Agrippa Menenio e Paolo Postumio, in grande gloria ma con risorse familiari così esigue che mancavano i fondi per il funerale; fu dato dalla cassa pubblica. Pianserlo le matrone come Bruto. Nello stesso anno due colonie latine, Pometia e Cora, si ribellano agli Aurunci. Fu iniziata una guerra contro gli Aurunci; sconfiggendo il grande esercito che fieramente si era opposto ai consoli nell'accesso dei confini, tutta la guerra degli Aurunci fu ricacciata a Pometia. Non più dopo la battaglia che nella battaglia si risparmiò dalla strage; e furono uccisi molti più che catturati, e i catturati furono massacrati da tutte le parti; neppure i trecento ostaggi che erano stati presi potettero sfuggire all'ira della guerra. Anche questo anno Roma trionfò.
Consules M. Valerius P. Postumius. Eo anno bene pugnatum cum Sabinis; consules triumpharunt. Maiore inde mole Sabini bellum parabant. Adversus eos et ne quid simul ab Tusculo, unde etsi non apertum, suspectum tamen bellum erat, repentini periculi oreretur, P. Valerius quartum T. Lucretius iterum consules facti. Seditio inter belli pacisque auctores orta in Sabinis aliquantum inde virium transtulit ad Romanos. Namque Attius Clausus, cui postea Appio Claudio fuit Romae nomen, cum pacis ipse auctor a turbatoribus belli premeretur nec par factioni esset, ab Inregillo, magna clientium comitatus manu, Romam transfugit. His civitas data agerque trans Anienem; Vetus Claudia tribus - additis postea novis tribulibus - qui ex eo venirent agro appellati. Appius inter patres lectus, haud ita multo post in principum dignationem pervenit. Consules infesto exercitu in agrum Sabinum profecti cum ita vastatione, dein proelio adflixissent opes hostium ut diu nihil inde rebellionis timeri posset, triumphantes Romam redierunt. P. Valerius, omnium consensu princeps belli pacisque artibus, anno post Agrippa Menenio P. Postumio consulibus moritur, gloria ingenti, copiis familiaribus adeo exiguis, ut funeri sumptus deesset; de publico est datus. Luxere matronae ut Brutum. Eodem anno duae coloniae Latinae, Pometia et Cora, ad Auruncos deficiunt. Cum Auruncis bellum initum; fusoque ingenti exercitu, qui se ingredientibus fines consulibus ferociter obtulerat, omne Auruncum bellum Pometiam compulsum est. Nec magis post proelium quam in proelio caedibus temperatum est; et caesi aliquanto plures erant quam capti, et captos passim trucidaverunt; ne ab obsidibus quidem, qui trecenti accepti numero erant, ira belli abstinuit. Et hoc anno Romae triumphatum.
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I 163 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Consoli Marco Valerio e Paolo Postumio. È l'inizio della versione di Livio, Ab urbe condita.
Nel racconto di Livio, Paolo Valerio muore in grande gloria ma con così pochi beni che lo stato deve pagare il suo funerale, e le matrone piangono per lui come avevano pianto per Bruto.
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