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latino · Livio
Livio · Ab urbe condita
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Livio nell'Ab urbe condita narra lo scontro tra Romani e Veienti durante la Repubblica romana. Nel brano il console M. Fabio riaccende il morale dei soldati romana che stavano cedendo dopo la morte di Q. Fabio, incitandoli ad esempio con l'azione diretta. I due fratelli Fabii si lanciano insieme al combattimento e trascinano con sé l'intera armata.
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Si schiera l'esercito, e i Veienti nemici e le legioni etrusche non si sottraggono. C'era quasi certezza che non combatteranno con loro più di quanto abbiano combattuto con gli Equi; e in animi così irritati e in una situazione incerta non si dovrebbe disperare di qualche azione più grande. La cosa andò ben diversamente; infatti in nessuna guerra precedente il Romano intraprese battaglia più infuriato - a tal punto da un lato i nemici li avevano esasperato con insulti, dall'altro i consoli con i ritardi. Appena gli Etruschi ebbero lo spazio per schierare i ranghi, quando gli Etruschi ebbero spazio per disporsi, lanciati i giavellotti durante il primo panico più per caso che con deliberato proposito, lo scontro era già passato al combattimento corpo a corpo, già alle spade, dove Marte è più crudele. Tra i primi guerrieri il genere dei Fabii era insigne come spettacolo ed esempio per i cittadini. Tra questi un Etrusco, feroce di forze e di abilità nelle armi, trafiggeva per il petto Q. Fabio - questi tre anni prima era stato console - mentre avanzava alla carica contro i Veienti stretti insieme, incauto mentre si muoveva tra molte mani nemiche; estratto il colpo, Fabio cadde a capofitto nella ferita. Sentirono entrambi gli schieramenti la caduta di un solo uomo, e il Romano cedeva, quando M. Fabio console saltò sopra il corpo dell'uomo caduto e, posta davanti lo scudo, «questo avete giurato» disse «soldati, che fuggendo tornereste negli accampamenti? Temete ancora questi nemici pigri più che Giove e Marte per cui avete giurato? Ma io tornerò senza vendicarmi o vittorioso, oppure cadrò qui accanto a te, Q. Fabio, combattendo». Caeso Fabio, console dell'anno precedente, disse al console: «pensi davvero, fratello, di farli combattere con queste parole? Gli dèi otterranno questo per cui hanno giurato; e noi, come conviene ai nobili, come è degno del nome Fabio, accendiamo gli animi dei soldati combattendo piuttosto che esortando». Così i due Fabii si lanciano in avanti con le lance tese verso il primo scontro, e trascinano con sé l'intero schieramento.
Instruitur acies, nec Veiens hostis Etruscaeque legiones detractant. Prope certa spes erat non magis secum pugnaturos quam cum Aequis; maius quoque aliquod in tam inritatis animis et occasione ancipiti haud desperandum esse facinus. Res aliter longe evenit; nam non alio ante bello infestior Romanus - adeo hinc contumeliis hostes, hinc consules mora exacerbaverant - proelium iniit. Vix explicandi ordinis spatium Etruscis fuit, cum pilis inter primam trepidationem abiectis temere magis quam emissis, pugna iam in manus, iam ad gladios, ubi Mars est atrocissimus, venerat. Inter primores genus Fabium insigne spectaculo exemploque civibus erat. Ex his Q. Fabium - tertio hic anno ante consul fuerat - principem in confertos Veientes euntem ferox viribus et armorum arte Tuscus, incautum inter multas versantem hostium manus, gladio per pectus transfigit; telo extracto praeceps Fabius in volnus abiit. Sensit utraque acies unius viri casum, cedebatque inde Romanus cum M. Fabius consul transiluit iacentis corpus obiectaque parma, "hoc iurastis" inquit, "milites, fugientes vos in castra redituros? Adeo ignavissimos hostes magis timetis quam Iovem Martemque per quos iurastis? At ego iniuratus aut victor revertar aut prope te hic, Q. Fabi, dimicans cadam." Consuli tum Caeso Fabius, prioris anni consul: "verbisne istis, frater, ut pugnent, te impetraturum credis? Di impetrabunt per quos iuravere; et nos, ut decet proceres, ut Fabio nomine est dignum, pugnando potius quam adhortando accendamus militum animos." Sic in primum infensis hastis provolant duo Fabii, totamque moverunt secum aciem.
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I 159 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Si schiera l'esercito, e i Veienti nemici e le legioni etrusche non si sottraggono. È l'inizio della versione di Livio, Ab urbe condita.
Entrambi gli eserciti sentono il crollo del morale, e i Romani cominciano a cedere, finché il console M. Fabio accorre per rinvigorire il combattimento con un discorso di fuoco e l'esempio diretto della sua azione.
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