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latino · Livio
Livio · Ab urbe condita
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Livio nell'Ab urbe condita racconta i conflitti tra patrizi e plebei durante la Repubblica. In questo brano il console Sp. Servilio, accusato dai tribuni della plebe insieme a un collega, affronta il processo con coraggio, difendendo la propria innocenza e scagionando la memoria di T. Menenio con un discorso accalorato che convince il popolo a cambiare giudizio.
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Alla città, insieme alla pace, tornò anche un vettovagliamento più abbondante, e dal grano trasportato dalla Campania, e dopo che il timore di una futura scarsità si dissipò per la gente, si mise in luce quello che era stato nascosto. Da questa abbondanza e dall'ozio gli animi ricominciarono a eccedere, e cercavano in casa i mali di prima, dopo che erano venuti meno all'esterno. I tribuni agitavano la plebe col loro veleno, con una legge agraria; incitavano i padri a resistere, non solo collettivamente ma anche individualmente. Q. Considio e T. Genuicio, autori della legge agraria, intentano processo a T. Menenio. Era odioso il presciato di Cremera perduto, poiché il console aveva avuto il suo accampamento non lontano di lì; il processo lo travolse, sia perché i padri non meno che per Coriolano si erano sforzati di sostenerlo, sia perché il favore del padre Agrippa non si era ancora completamente spento. I tribuni temperavano in molte cose; quando cercavano la pena capitale, una multa di duemila assi fu pronunciata contro il condannato. La pena si rivolgeva contro di lui; si dice che non tollerò l'ignominia e il dolore; da ciò fu consumato dalla malattia. Un altro imputato allora, Sp. Servilio, quando fu uscito dalla carica consolare, sotto il consolato di C. Naucio e P. Valerio, proprio all'inizio dell'anno da L. Caedicio e T. Statio tribuni gli è intentato processo, non come Menenio con le sue suppliche o quelle dei padri, ma con grande fiducia nella sua innocenza e nel favore ricevette gli attacchi dei tribuni. E questo aveva anche il combattimento coi Tusci presso il Gianicolo come capo d'accusa. Ma quest'uomo di animo impetuoso, come in pericolo pubblico, così anche nel suo pericolo privato, non solo i tribuni ma la plebe con un discorso feroce confutando e rinfacciando la condanna e la morte di T. Menenio, il cui padre per munificenza aveva un tempo restituito la plebe, affinché possedesse quelle stesse leggi contro i magistrati da cui allora era oppressa, disperse il pericolo con l'audacia. Giovò anche Verginio collega, prodotto come testimone, partecipando alla gloria; tuttavia giò più il giudizio relativo a Menenio - a tal punto avevano cambiato sentimento - giovò a Servilio.
Urbi cum pace laxior etiam annona rediit, et advecto ex Campania frumento, et postquam timor sibi cuique futurae inopiae abiit, eo quod abditum fuerat prolato. Ex copia deinde otioque lascivire rursus animi et pristina mala, postquam foris deerant, domi quaerere. Tribuni plebem agitare suo veneno, agraria lege; in resistentes incitare patres, nec in universos modo sed in singulos. Q. Considius et T. Genucius, auctores agrariae legis, T. Menenio diem dicunt. Invidiae erat amissum Cremerae praesidium, cum haud procul inde stativa consul habuisset; ea oppressit, cum et patres haud minus quam pro Coriolano adnisi essent et patris Agrippae favor hauddum exolevisset. In multa temperarunt tribuni; cum capitis anquisissent, duorum milium aeris damnato multam dixerunt. Ea in caput vertit; negant tulisse ignominiam aegritudinemque; inde morbo absumptum. Alius deinde reus, Sp. Servilius, ut consulatu abiit, C. Nautio et P. Valerio consulibus, initio statim anni ab L. Caedicio et T. Statio tribunis die dicta, non ut Menenius, precibus suis aut patrum sed cum multa fiducia innocentiae gratiaeque tribunicios impetus tulit. Et huic proelium cum Tuscis ad Ianiculum erat crimini. Sed fervidi animi vir ut in publico periculo ante, sic tum in suo, non tribunos modo sed plebem oratione feroci refutando exprobrandoque T. Meneni damnationem mortemque, cvius patris munere restituta quondam plebs eos ipsos quibus tum saeviret magistratus, eas leges haberet, periculum audacia discussit. Iuvit et Verginius collega testis productus, participando laudes; magis tamen Menenianum - adeo mutaverant animum - profuit iudicium.
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I 164 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Alla città, insieme alla pace, tornò anche un vettovagliamento più abbondante, e dal grano trasportato dalla Campania, e dopo che il timore di una futura scarsità si dissipò per la gente, si mise in luce quello che era stato nascosto. È l'inizio della versione di Livio, Ab urbe condita.
Verginio è portato come testimone e, condividendo la gloria della difesa, aiuta Servilio; tuttavia, il giudizio favorevole su Menenio giovò più alla causa di Servilio, tanto i Romani avevano cambiato atteggiamento.
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