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latino · Livio
Livio · Ab urbe condita
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Livio nell'Ab urbe condita racconta l'attacco a sorpresa degli Equi ai confini romani e la reazione decisa dei consoli. Mentre il console Quinzio ristabilisce l'ordine in città, l'altro console tende un'imboscata ai nemici carichi di preda, recupera tutto il bottino e infligge una disfatta ai nemici.
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Lasciato dunque presidio agli accampamenti, uscirono e invasero i confini romani con tale tumulto che seminarono terrore fino alla città. L'evento inaspettato causò ancora più panico, perché nulla meno si temeva che il nemico, sconfitto e quasi assediato negli accampamenti, si ricordasse della devastazione; e i contadini atterriti, irruendo per le porte, non riferivano una devastazione e piccole bande di predoni, ma, amplificando tutto da vano timore, gridavano che erano presenti l'esercito e le legioni nemiche e che si precipitavano alla città in ordine di battaglia. I più vicini, sentito questo racconto incerto e perciò ancor più falso, lo portavano agli altri. La corsa e il grido di coloro che chiamavano alle armi non era molto lontano dal panico della città conquistata. Per fortuna il console Quinzio era tornato da Algido a Roma. Questo fu un rimedio al timore; sedato il tumulto, rinfaccia ai nemici che tremano da vinti, pone presidi alle porte. Poi, convocato il senato, dopo aver ottenuto l'autorità dai padri e dichiarato un iustitium, si mosse per proteggere i confini, lasciando Q. Servilio come prefetto della città, ma non trovò il nemico nei campi. L'altro console compì un'azione splendida; lui, sapendo dove sarebbe venuto il nemico, lo attaccò mentre procedeva gravato di preda e perciò con marcia più ingombra, e compì una devastazione rovinosa. Pochi nemici si salvarono dall'imboscata, e tutta la preda fu recuperata. Così la fine dello iustitium, che durò quattro giorni, fu il ritorno del console Quinzio in città. Quindi fu condotto il censimento e dal censimento fu istituito il lustro da Quinzio. Si dice che i capi dei cittadini censiti fossero centoventiquattromila settecentoquattordici, esclusi gli orfani e le orfane. Negli Equi non accadde poi nulla di notevole; si ritirarono nelle loro città, soffrendo incendi e devastazioni. Il console, dopo aver più volte devastato con marcia ostile per tutto il territorio nemico, tornò a Roma con grande gloria e preda.
Relicto itaque castris praesidio egressi tanto cum tumultu invasere fines Romanos, ut ad urbem quoque terrorem pertulerint. Necopinata etiam res plus trepidationis fecit, quod nihil minus quam ne victus ac prope in castris obsessus hostis memor populationis esset timeri poterat; agrestesque pavidi incidentes portis non populationem nec praedonum parvas manus, sed omnia vano augentes timore exercitus et legiones adesse hostium et infesto agmine ruere ad urbem clamabant. Ab his proximi audita incerta eoque vaniora ferre ad alios. Cursus clamorque vocantium ad arma haud multum a pavore captae urbis abesse. Forte ab Algido Quinctius consul redierat Romam. Id remedium timori fuit; tumultuque sedato victos timeri increpans hostes, praesidia portis imposuit. Vocato dein senatu cum ex auctoritate patrum iustitio indicto profectus ad tutandos fines esset Q. Servilio praefecto urbis relicto, hostem in agris non invenit. Ab altero consule res gesta egregie est; qui, qua venturum hostem sciebat, gravem praeda eoque impeditiore agmine incedentem adgressus, funestam populationem fecit. Pauci hostium evasere ex insidiis, praeda omnis recepta est. Sic finem iustitio, quod quadriduum fuit, reditus Quincti consulis in urbem fecit. Census deinde actus et conditum ab Quinctio lustrum. Censa civium capita centum quattuor milia septingenta quattuordecim dicuntur praeter orbos orbasque. In Aequis nihil deinde memorabile actum; in oppida sua se recepere, uri sua popularique passi. Consul cum aliquotiens per omnem hostium agrum infesto agmine populabundus isset, cum ingenti laude praedaque Romam rediit.
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I 152 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Lasciato dunque presidio agli accampamenti, uscirono e invasero i confini romani con tale tumulto che seminarono terrore fino alla città. È l'inizio della versione di Livio, Ab urbe condita.
L'altro console, sapendo dove il nemico sarebbe venuto, lo attacca mentre è gravato di preda e quindi più lento, infliggendo una devastazione rovinosa e recuperando tutto il bottino, mentre pochi nemici riescono a fuggire dall'imboscata.
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