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latino · Lucrezio
Lucrezio · De rerum natura
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Lucrezio nel De rerum natura illustra come gli animali riconoscono i propri simili per caratteri distintivi. L'esempio drammatico è quello della mucca che, dopo il sacrificio del suo vitello agli dei, lo cerca disperatamente nei pascoli.
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Inoltre la razza umana e i nuotanti animali squamosi e i greggi felici e le bestie selvagge e i vari uccelli che fanno gioioso concorso nei luoghi dell'acqua intorno alle rive e alle sorgenti e ai laghi, e quanti attraversano i boschi selvaggi volando, di questi tutti prendi a considerare uno per uno generatamente; troverai che tuttavia differiscono fra loro nella forma. Non potrebbe la prole riconoscere la madre né la madre la prole per altra ragione; e vediamo che possono distinguersi fra loro non meno che gli uomini. Infatti spesso un vitello dinanzi ai begli altari del dio, versante incenso, è ucciso e cade davanti agli altari bagnando di sangue caldo il petto; ma la madre privata verdeggiando per i pascoli smarriti, riconosce sulla terra le tracce dei piedi segnate dal doppio zoccolo, scrutando con gli occhi ogni luogo, se possa scorgere da qualche parte il piccolo perduto, e riempie il bosco frondoso di lamenti ferma accanto, e torna ripetutamente alla stalla legata dal desiderio del vitellino, né i teneri salici né l'erba bagnata di rugiada né alcun fiume che scorra dalle sponde più alte riescono a dilettare l'animo e a scacciare il dolore improvviso, né altre specie di vitellini nei grassi pascoli riescono a distogliere l'animo e a lenire la pena; tanto fortemente desidera qualcosa di proprio e noto.
Praeterea genus humanum mutaeque natantes squamigerum pecudes et laeta armenta feraeque et variae volucres, laetantia quae loca aquarum concelebrant circum ripas fontisque lacusque, et quae pervolgant nemora avia pervolitantes, quorum unum quidvis generatim sumere perge; invenies tamen inter se differre figuris. nec ratione alia proles cognoscere matrem nec mater posset prolem; quod posse videmus nec minus atque homines inter se nota cluere. nam saepe ante deum vitulus delubra decora turicremas propter mactatus concidit aras sanguinis expirans calidum de pectore flumen; at mater viridis saltus orbata peragrans novit humi pedibus vestigia pressa bisulcis, omnia convisens oculis loca, si queat usquam conspicere amissum fetum, completque querellis frondiferum nemus adsistens et crebra revisit ad stabulum desiderio perfixa iuvenci, nec tenerae salices atque herbae rore vigentes fluminaque ulla queunt summis labentia ripis oblectare animum subitamque avertere curam, nec vitulorum aliae species per pabula laeta derivare queunt animum curaque levare; usque adeo quiddam proprium notumque requirit.
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I 122 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Inoltre la razza umana e i nuotanti animali squamosi e i greggi felici e le bestie selvagge e i vari uccelli che fanno gioioso concorso nei luoghi dell'acqua intorno alle rive e alle sorgenti e ai laghi, e quanti attraversano i boschi selvaggi volando, di questi tutti prendi a considerare uno per uno generatamente; troverai che tuttavia differiscono fra loro nella forma. È l'inizio della versione di Lucrezio, De rerum natura.
Nel De rerum natura Lucrezio porta l'esempio della mucca il cui vitello è stato sacrificato: la madre lo cerca nelle praterie, riconosce le sue tracce e tornando alla stalla rimane legata dal desiderio del figlio perduto.
Altri passi di Lucrezio già tradotti e analizzati.