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latino · Lucrezio
Lucrezio · De rerum natura
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Lucrezio, nel De rerum natura, descrive la terribile peste che colpì Atene durante la guerra del Peloponneso. Nel brano, il poeta illustra il contagio della malattia, la morte inevitabile e il crollo della civiltà umana di fronte all'epidemia.
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Una cosa soprattutto era miseranda e penosa in questi eventi: quando ciascuno si vedeva colpito dalla malattia, condannato a morte, giaceva con l'animo venuto meno e il cuore addolorato, contemplando i funerali perdeva la vita proprio lì. Infatti in nessun momento cessavano di procurarsi gli uni dagli altri, con avidità, il contagio della malattia, come le greggi lanute e il bestiame cornuto, e questo soprattutto accumulava funerale a funerale: quanti evitavano di visitare i loro familiari malati, troppo desiderosi di vita e timorosi della morte, poco dopo se ne pentivano morendo di morte vergognosa e cattiva, abbandonati, privi di aiuto, uccisi dall'incuria. Coloro invece che stavano accanto si contagiavano e soffrivano per la fatica, la vergogna che allora costringeva molti a sopportare e la voce dolce dei sofferenti mista a voci di lamento. Così il genere di morte migliore lo subiva chiunque.
Illud in his rebus miserandum magnopere unum aerumnabile erat, quod ubi se quisque videbat implicitum morbo, morti damnatus ut esset, deficiens animo maesto cum corde iacebat, funera respectans animam amittebat ibidem. quippe etenim nullo cessabant tempore apisci ex aliis alios avidi contagia morbi, lanigeras tam quam pecudes et bucera saecla, idque vel in primis cumulabat funere funus nam qui cumque suos fugitabant visere ad aegros, vitai nimium cupidos mortisque timentis poenibat paulo post turpi morte malaque, desertos, opis expertis, incuria mactans. qui fuerant autem praesto, contagibus ibant atque labore, pudor quem tum cogebat obire blandaque lassorum vox mixta voce querellae. optimus hoc leti genus ergo quisque subibat.
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I 91 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Una cosa soprattutto era miseranda e penosa in questi eventi: quando ciascuno si vedeva colpito dalla malattia, condannato a morte, giaceva con l'animo venuto meno e il cuore addolorato, contemplando i funerali perdeva la vita proprio lì. È l'inizio della versione di Lucrezio, De rerum natura.
In questo passo del De rerum natura, i malati erano paralizzati dalla disperazione e dalla certezza della morte imminente, giacevano a letto con l'animo venuto meno contemplando i funerali, consapevoli che la morte era inevitabile.
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