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latino · Orazio
Orazio · Odi
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Orazio dedica questo carme a Mecenate, suo protettore, e propone un catalogo delle varie aspirazioni umane: chi ambisce alla gloria atletica, chi al potere politico, chi alle ricchezze, chi agli agi rurali, chi ai piaceri della guerra. Il poeta conclude affermando che lui stesso, grazie al suo talento poetico, merita un posto tra gli dei.
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O Mecenate, nato da antichi re, o mio protettore e dolce onore, ci sono quelli cui piace raccogliere la polvere olimpica con la corsa e sfuggire il traguardo con ruote roventi, e il premio glorioso li innalza, dominatori della terra, fra gli dei; c'è chi si rallegra se la massa dei cittadini si sforza di elevarlo ai tre onori supremi; c'è chi nulla invidia a chi ha ammassato nel suo granaio tutto ciò che si raccoglie dalle arene libiche. Colui che si rallegra di spaccare i campi paterni col vomere, non lo distogliere mai con le ricchezze di Attalo, perché il navarca pavido non solchi il mar Mirzoo con nave cipria. Chi teme il Noto che lotta con le onde di Icaro, il mercante che la ricerca del lucro spinge in mare, elogia il riposo e le campagne della sua città; ma presto ripara le navi frantumate, incapace di sopportare la povertà. C'è chi non disdegna i calici dell'antico Massico né di astenersi parte della giornata, ora disteso sotto l'albero verdeggiante, ora presso la fonte dolce di acqua sacra. Molti si rallegrano degli accampamenti e del suono della tromba misto al suono del tubo, e delle guerre odiate dalle madri. Il cacciatore rimane sotto il Giove gelido, dimentico della tenera sposa, sia che scorga una cerva fedele ai cani, sia che il cinghiale marso rompa le reti sottili. Me i premi dell'edera fra i dotti poeti mescolano fra gli dei superiori, me il bosco gelido e i lievi cori delle Ninfe con i Satiri mi separano dalla massa, se Euterpe non trattiene il flauto né Polimnia fugge il barbiton lesbo che tende. E se mi annumeri fra i poeti lirici, colpirò le stelle con la testa sublime.
Maecenas atavis edite regibus, o et praesidium et dulce decus meum, sunt quos curriculo pulverem Olympicum collegisse iuvat metaque fervidis evitata rotis palmaque nobilis terrarum dominos evehit ad deos; hunc, si mobilium turba Quiritium certat tergeminis tollere honoribus; illum, si proprio condidit horreo quicquid de Libycis verritur areis. Gaudentem patrios findere sarculo agros Attalicis condicionibus numquam demoveas, ut trabe Cypria Myrtoum pavidus nauta secet mare. Luctantem Icariis fluctibus Africum mercator metuens otium et oppidi laudat rura sui; mox reficit rates quassas, indocilis pauperiem pati. Est qui nec veteris pocula Massici nec partem solido demere de die spernit, nunc viridi membra sub arbuto stratus, nunc ad aquae lene caput sacrae. Multos castra iuvant et lituo tubae permixtus sonitus bellaque matribus detestata. Manet sub Iove frigido venator tenerae coniugis inmemor, seu visa est catulis cerva fidelibus, seu rupit teretis Marsus aper plagas. Me doctarum hederae praemia frontium dis miscent superis, me gelidum nemus Nympharumque leves cum Satyris chori secernunt populo, si neque tibias Euterpe cohibet nec Polyhymnia Lesboum refugit tendere barbiton. Quod si me lyricis vatibus inseres, sublimi feriam sidera vertice.
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I 159 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
O Mecenate, nato da antichi re, o mio protettore e dolce onore, ci sono quelli cui piace raccogliere la polvere olimpica con la corsa e sfuggire il traguardo con ruote roventi, e il premio glorioso li innalza, dominatori della terra, fra gli dei; c'è chi si rallegra se la massa dei cittadini si sforza di elevarlo ai tre onori supremi; c'è chi nulla invidia a chi ha ammassato nel suo granaio tutto ciò che si raccoglie dalle arene libiche. È l'inizio della versione di Orazio, Carmina odi.
L'ode affronta il tema delle diverse aspirazioni umane e dei diversi modi di vivere: Orazio presenta vari tipi di uomini mossi da desideri differenti (gloria, potere, ricchezza, pace), concludendo che la sua vocazione poetica lo eleva sopra tutti.
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