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greco · Platone
Platone · Gorgia
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Platone, nel Gorgia, affida a Callicle, interlocutore di Socrate, una tesi provocatoria: le leggi sarebbero invenzione dei deboli per frenare i forti. Il passo espone la dottrina secondo cui la natura giustifica il dominio del più forte sul più debole.
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Ma credo che coloro che stabiliscono le leggi siano gli uomini deboli e la massa. Dunque, in vista di se stessi e del proprio interesse, stabiliscono le leggi, lodano le lodi e biasimano i biasimi, spaventando gli uomini più forti e capaci di avere di più, affinché non abbiano più di loro. Dicono che sia vergognoso e ingiusto cercare di avere di più, e che questo sia il commettere ingiustizia, cioè cercare di avere più degli altri. Infatti, credo, essi stessi, essendo inferiori, si accontentano se hanno l'uguale. Per questi motivi, dunque, per legge questo è detto ingiusto e vergognoso, cioè cercare di avere più della massa, e lo chiamano commettere ingiustizia. E in verità anche il fatto che il più forte [abbia più] del più debole. Questi fatti dimostrano in molti luoghi che le cose stanno così, sia tra gli altri animali sia tra gli uomini in tutte le città e le stirpi, che cioè il giusto è stato giudicato così: che il più forte comandi sul più debole e abbia di più. Infatti, di quale giustizia si servì Serse quando mosse guerra contro la Grecia? Ma credo che costoro compiano queste azioni secondo la natura del giusto, e sì, per Zeus, secondo la legge della natura, non tuttavia forse secondo questa che noi stabiliamo. Plasmando i migliori e i più forti tra noi, prendendoli fin da giovani, come leoni, incantandoli e ammaliandoli, li rendiamo schiavi dicendo che bisogna avere l'uguale e che questo è il bello e il giusto.
Ἀλλ' οἴμαι οἱ τιθέμενοι τοὺς νόμους οἱ ἀσθενεῖς ἄνθρωποι εἰσὶν καὶ οἱ πολλοί. Πρὸς αὐτοὺς οὖν καὶ τὸ αὐτοῖς συμφέρον τούς τε νόμους τίθενται καὶ τοὺς ἐπαίνους ἐπαινοῦσιν καὶ τοὺς ψόγους ψέγουσιν ἐκφοβοῦντες τοὺς ἐρρωμενεστέρους τῶν ἀνθρώπων καὶ δυνατοὺς ὄντας πλέον ἔχειν, ἵνα μὴ αὐτῶν πλέον ἔχωσιν· λέγουσιν ὡς αἰσχρὸν καὶ ἄδικον τὸ πλεονεκτεῖν, καὶ τοῦτό ἐστιν τὸ ἀδικεῖν, τὸ πλέον τῶν ἄλλων ζητεῖν ἔχειν· ἀγαπῶσι γὰρ οἶμαι αὐτοὶ ἂν τὸ ἴσον ἔχωσιν φαυλότεροι ὄντες. Διὰ ταῦτα δὴ νόμῳ μὲν τοῦτο ἄδικον καὶ αἰσχρὸν λέγεται, τὸ πλέον ζητεῖν ἔχειν τῶν πολλῶν, καὶ ἀδικεῖν αὐτὸ καλοῦσιν· ἡ δέ γε καὶ τὸν δυνατώτερον τοῦ ἀδυνατωτέρου. Δηλοῖ δὲ ταῦτα πολλαχοῦ ὅτι οὕτως ἔχει, καὶ ἐν τοῖς ἄλλοις ζῴοις καὶ τῶν ἀνθρώπων ἐν ὅλαις ταῖς πόλεσι καὶ τοῖς γένεσιν, ὅτι οὕτω τὸ δίκαιον κέκριται, τὸν κρείττω τοῦ ἥττονος ἄρχειν καὶ πλέον ἔχειν. Ἐπεὶ ποίῳ δικαίῳ χρώμενος Ξέρξης ἐπὶ τὴν Ἑλλάδα ἐστράτευσεν [...]. Ἀλλ' οἴμαι οὗτοι κατὰ φύσιν τὴν τοῦ δικαίου ταῦτα πράττουσιν, καὶ ναὶ μὰ Δία κατὰ νόμον γε τὸν τῆς φύσεως, οὐ μέντοι ἴσως κατὰ τοῦτον ὃν ἡμεῖς τιθέμεθα· πλάττοντες τοὺς βελτίστους καὶ ἐρρωμενεστάτους ἡμῶν αὐτῶν, ἐκ νέων λαμβάνοντες, ὥσπερ λέοντας, κατεπάδοντές τε καὶ γοητεύοντες καταδουλούμεθα λέγοντες ὡς τὸ ἴσον χρὴ ἔχειν καὶ τοῦτό ἐστιν τὸ καλὸν καὶ τὸ δίκαιον.
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I 91 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Secondo lui la massa dei deboli, per tutelare il proprio interesse, ha stabilito norme che condannano il desiderio di avere di più, così da spaventare chi è più capace.
Altri passi di Platone già tradotti e analizzati.