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greco · Platone
Platone · Simposio
Traduzione e analisi di Versia, a cura di Tommaso Pagano · Aggiornato il
Platone è il grande filosofo ateniese del IV secolo a.C., e il Simposio è uno dei suoi dialoghi più celebri, ambientato durante un banchetto in cui si discute della natura di Eros. In questo brano è Alcibiade a prendere la parola: con immagini vivide paragona Socrate alle statuette di sileni che, aperte, nascondono dentro immagini divine, e al satiro Marsia che incantava con il flauto, sostenendo che Socrate fa lo stesso solo con le parole.
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Io cercherò di lodare Socrate in questo modo, o uomini, attraverso immagini. Costui forse crederà che sia verso le cose più ridicole, ma l'immagine sarà per il vero, non per il ridicolo. Dico infatti che egli è molto simile a quei sileni che stanno nelle botteghe degli scultori, che gli artigiani lavorano con siringe o flauti, i quali, aperti in due, appaiono avere dentro immagini di dèi. E dico anche che egli somiglia al satiro Marsia. Che almeno nell'aspetto tu sia simile a loro, o Socrate, non potresti contestarlo nemmeno tu stesso; ora ascolta in che modo assomigli anche nelle altre cose. Sei un prepotente, no? Se non lo ammetti, porterò dei testimoni. Ma non sei anche un flautista? Di gran lunga più ammirevole di lui. Quello con gli strumenti incantava gli uomini con la potenza della bocca, e ancora oggi chiunque suoni le sue melodie, quelle di Olimpo dico, di Marsia che le aveva insegnate, sia che le suoni un buon flautista sia una flautista mediocre, solo queste fanno cadere in estasi e rivelano chi ha bisogno degli dèi e dei riti, perché sono divine. Tu differisci da lui solo per questo, che fai la stessa cosa con le sole parole, senza strumenti.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
ἐπαινεῖν … ἐπιχειρήσω
→ cercherò di lodare
ἐπαινεῖν dipende da ἐπιχειρήσω: il verbo 'mettere mano a, tentare' regge l'infinito come complemento diretto.
Compare nel periodo 1.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
μὲν … δ'
La coppia μὲν…δ' oppone la supposizione di Socrate (verso il ridicolo) all'intenzione vera di Alcibiade (per il vero).
Compare nel periodo 2.
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Φημὶ … αὐτὸν εἶναι
→ Dico che egli è
Φημί regge l'infinito εἶναι con αὐτόν come soggetto in accusativo: costrutto tipico del greco per il discorso indiretto.
Compare nel periodo 3.
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ἄν … ἀμφισβητήσαις
→ non potresti contestarlo
ἄν + ἀμφισβητήσαις (ottativo aoristo) esprime possibilità attenuata: 'non potresti nemmeno tu'. Tipico del greco classico per affermare qualcosa con cortesia retorica.
Compare nel periodo 5.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Ἐὰν … ὁμολογῇς … παρέξομαι
Protasi con ἐάν + congiuntivo presente, apodosi con futuro indicativo: schema standard del periodo ipotetico della possibilità in greco.
Compare nel periodo 7.
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τούτου διδάξαντος
→ di Marsia che le aveva insegnate
Participio aoristo attivo διδάξαντος con soggetto al genitivo τούτου: costrutto tipico per indicare un'azione anteriore svolta da un soggetto diverso dal principale.
Compare nel periodo 10.
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διαφέρεις ὅτι … ποιεῖς
→ solo per questo, che fai
ὅτι introduce una proposizione dichiarativa dipendente da τοσοῦτον μόνον διαφέρεις, specificando il contenuto della differenza.
Compare nel periodo 11.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Σωκράτη δ' ἐγὼ ἐπαινεῖν, ὦ ἄνδρες, οὕτως ἐπιχειρήσω, δι' εἰκόνων. Οὗτος μὲν οὖν ἴσως οἰήσεται ἐπὶ τὰ γελοιότερα, ἔσται δ' ἡ εἰκὼν τοῦ ἀληθοῦς ἕνεκα, οὐ τοῦ γελοίου. Φημὶ γὰρ δὴ ὁμοιότατον αὐτὸν εἶναι τοῖς σιληνοῖς τούτοις τοῖς ἐν τοῖς ἑρμογλυφείοις καθημένοις, οὕστινας ἐργάζονται οἱ δημιουργοὶ σύριγγας ἢ αὐλοὺς ἔχοντας, οἳ διχάδε διοιχθέντες φαίνονται ἔνδοθεν ἀγάλματα ἔχοντες θεῶν. Καὶ φημὶ αὖ ἐοικέναι αὐτὸν τῷ σατύρῳ τῷ Μαρσύᾳ. Ὅτι μὲν οὖν τό γε εἶδος ὅμοιος εἶ τούτοις, ὦ Σώκρατες, οὐδ' αὐτός ἄν που ἀμφισβητήσαις· ὡς δὲ καὶ τἆλλα ἔοικας, μετὰ τοῦτο ἄκουε. Ὑβριστὴς εἶ· ἢ οὔ; Ἐὰν γὰρ μὴ ὁμολογῇς, μάρτυρας παρέξομαι. Ἀλλ' οὐκ αὐλητής; Πολύ γε θαυμασιώτερος ἐκείνου. Ὁ μέν γε δι' ὀργάνων ἐκήλει τοὺς ἀνθρώπους τῇ ἀπὸ τοῦ στόματος δυνάμει, καὶ ἔτι νυνὶ ὃς ἂν τὰ ἐκείνου αὐλῇ - ἃ γὰρ Ὄλυμπος ηὔλει, Μαρσύου λέγω, τούτου διδάξαντος -, τὰ οὖν ἐκείνου ἐάντε ἀγαθὸς αὐλητὴς αὐλῇ ἐάντε φαύλη αὐλητρίς, μόνα κατέχεσθαι ποιεῖ καὶ δηλοῖ τοὺς τῶν θεῶν τε καὶ τελετῶν δεομένους διὰ τὸ θεῖα εἶναι. Σὺ δ' ἐκείνου τοσοῦτον μόνον διαφέρεις, ὅτι ἄνευ ὀργάνων ψιλοῖς λόγοις ταὐτὸν τοῦτο ποιεῖς.
Io cercherò di lodare Socrate in questo modo, o uomini, attraverso immagini.
Costui forse crederà che sia verso le cose più ridicole, ma l'immagine sarà per il vero, non per il ridicolo.
Dico infatti che egli è molto simile a quei sileni che stanno nelle botteghe degli scultori, che gli artigiani lavorano con siringe o flauti, i quali, aperti in due, appaiono avere dentro immagini di dèi.
E dico anche che egli somiglia al satiro Marsia.
Che almeno nell'aspetto tu sia simile a loro, o Socrate, non potresti contestarlo nemmeno tu stesso; ora ascolta in che modo assomigli anche nelle altre cose.
Sei un prepotente, no?
Se non lo ammetti, porterò dei testimoni.
Ma non sei anche un flautista?
Di gran lunga più ammirevole di lui.
Quello con gli strumenti incantava gli uomini con la potenza della bocca, e ancora oggi chiunque suoni le sue melodie, quelle di Olimpo dico, di Marsia che le aveva insegnate, sia che le suoni un buon flautista sia una flautista mediocre, solo queste fanno cadere in estasi e rivelano chi ha bisogno degli dèi e dei riti, perché sono divine.
Tu differisci da lui solo per questo, che fai la stessa cosa con le sole parole, senza strumenti.
140 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Io cercherò di lodare Socrate in questo modo, o uomini'. Alcibiade annuncia nel Simposio di Platone il suo elogio di Socrate servendosi di immagini, avvertendo che esse punteranno alla verità, non al ridicolo.
Le statuette di sileni erano oggetti da bottega che, aperte, rivelavano al loro interno immagini di dèi. Platone usa questa metafora nel Simposio per dire che Socrate, grottesco nell'aspetto esteriore, nasconde dentro di sé una bellezza e una saggezza divine.
Marsia incantava gli uomini attraverso lo strumento musicale, ma Socrate ottiene lo stesso effetto con le sole parole, senza alcun supporto strumentale. Platone sottolinea così la potenza straordinaria del logos socratico nel Simposio.
Lo stesso passo (Ritratto di Socrate) lo trovi qui: