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Allos Idem · Vol. unico · pag. 608 · versione 238
Plinio il Giovane · Epistulae
Versione d’autore: Plinio il Giovane, Epistulae
Plinio il Giovane (61–112 d.C.) è uno degli epistolografi latini più raffinati, autore di dieci libri di Epistulae curate per la pubblicazione. In questa lettera all'amico Caninio Rufo descrive con affetto la villa di Cómo, comune patria dei due, elencandone i luoghi ameni. La lettera si chiude con un pressante invito a lasciare le cure materiali per dedicarsi alla letteratura, unica cosa che resta veramente propria dopo la morte.
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Gaio Plinio manda i suoi saluti a Caninio Rufo. Come sta Cómo, delizia tua e mia? Come sta la deliziosa villa suburbana, quella loggia sempre primaverile, il plataneto ombrosissimo, il canale verde e luccicante, il lago sottostante e docile, quella passeggiata morbida eppure solida, quel bagno che il sole riempie e percorre per lungo tempo, le sale da pranzo per molti e quelle per pochi, le camere da giorno e quelle da notte? Ti possiedono e si dividono a turno? O, come eri solito, sei distolto da frequenti escursioni per badare agli affari di famiglia? Se ti possiedono, sei felice e beato; se no, sei 'uno dei molti'. Perché non affidi ad altri le preoccupazioni umili e meschine, poiché è il momento, e non rivendichi te stesso agli studi in quel ritiro elevato e fecondo? Questo sia il tuo affare, questo il riposo; questa la fatica, questo il riposo; in questi si riponga la veglia, in questi anche il sonno. Crea e forgia qualcosa che sia per sempre tuo. Infatti le altre tue cose, dopo di te, avranno di sorte un padrone dopo l'altro, ma questo non cesserà mai di essere tuo, se una volta avrà cominciato. So quale animo esorto, quale ingegno; tu soltanto sforzati di valere per te stesso quanto sembrerai agli altri se lo sarai per te. Stammi bene.
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Quid agit
→ Come sta?
Quid agit introduce una domanda diretta retorica; il pronome interrogativo quid funziona qui come avverbio di modo ('come', 'in che modo').
Compare nel periodo 2.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Quid … quid … quid … quid … quid … quid … quid … quid … cubicula
→ Come sta… come… come…
La ripetizione del pronome interrogativo quid all'inizio di ogni membro crea un effetto di accumulo entusiasta, tipico dello stile epistolare di Plinio per descrivere luoghi amati.
Compare nel periodo 3.
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intentione rei familiaris obeundae
→ per badare agli affari di famiglia
Il gerundivo obeundae concorda con rei familiaris (genitivo) e indica lo scopo dell'intentio: 'con l'intenzione di badare agli affari di famiglia'.
Compare nel periodo 5.
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Quin tu … mandas … asseris
→ perché non… affidi… e rivendichi?
Quin tu introduce una domanda retorica con valore esortativo, equivalente a un imperativo: 'perché non fai X?' implica 'fallo!'.
Compare nel periodo 7.
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negotium … otium … labor … quies … vigilia … somnus
→ affare e riposo, fatica e quiete, veglia e sonno
Plinio crea una serie di coppie antitetiche (negotium-otium, labor-quies, vigilia-somnus) per dire che gli studi devono riempire ogni momento, sia attivo sia passivo.
Compare nel periodo 8.
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quod sit perpetuo tuum
→ che sia per sempre tuo
La relativa al congiuntivo (sit) esprime la finalità: 'crea qualcosa affinché sia per sempre tuo', non solo una caratteristica ma lo scopo dell'azione.
Compare nel periodo 9.
Scheda completa: Proposizione relativa con valore finale: quod sit perpetuo tuumNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
enitere ut … sis tanti
→ sforzati di valere quanto
La consecutiva retta da enitere (imperativo) esprime il risultato da raggiungere: 'sforzati così da valere per te stesso quanto sembrerai agli altri'.
Compare nel periodo 11.
Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
C. Plinius Caninio Rufo suo s. Quid agit Comum, tuae meaeque deliciae? Quid suburbanum amoenissimum, quid illa porticus verna semper, quid platanon opacissimus, quid euripus viridis et gemmeus, quid subiectus et serviens lacus, quid illa mollis et tamen solida gestatio, quid balineum illud quod plurimus sol implet et circumit, quid triclinia illa popularia illa paucorum, quid cubicula diurna nocturna? Possident te et per vices partiuntur? An, ut solebas, intentione rei familiaris obeundae crebris excursionibus avocaris? Si possident, felix beatusque es; si minus, «unus e multis». Quin tu - tempus enim - humiles et sordidas curas aliis mandas, et ipse te in alto isto pinguique secessu studiis asseris? Hoc sit negotium tuum hoc otium; hic labor haec quies; in his vigilia, in his etiam somnus reponatur. Effinge aliquid et excude, quod sit perpetuo tuum. Nam reliqua rerum tuarum post te alium atque alium dominum sortientur, hoc numquam tuum desinet esse si semel coeperit. Scio quem animum, quod horter ingenium; tu modo enitere ut tibi ipse sis tanti, quanti videberis aliis si tibi fueris. Vale.
Gaio Plinio manda i suoi saluti a Caninio Rufo.
Come sta Cómo, delizia tua e mia?
Come sta la deliziosa villa suburbana, quella loggia sempre primaverile, il plataneto ombrosissimo, il canale verde e luccicante, il lago sottostante e docile, quella passeggiata morbida eppure solida, quel bagno che il sole riempie e percorre per lungo tempo, le sale da pranzo per molti e quelle per pochi, le camere da giorno e quelle da notte?
Ti possiedono e si dividono a turno?
O, come eri solito, sei distolto da frequenti escursioni per badare agli affari di famiglia?
Se ti possiedono, sei felice e beato; se no, sei 'uno dei molti'.
Perché non affidi ad altri le preoccupazioni umili e meschine, poiché è il momento, e non rivendichi te stesso agli studi in quel ritiro elevato e fecondo?
Questo sia il tuo affare, questo il riposo; questa la fatica, questo il riposo; in questi si riponga la veglia, in questi anche il sonno.
Crea e forgia qualcosa che sia per sempre tuo.
Infatti le altre tue cose, dopo di te, avranno di sorte un padrone dopo l'altro, ma questo non cesserà mai di essere tuo, se una volta avrà cominciato.
So quale animo esorto, quale ingegno; tu soltanto sforzati di valere per te stesso quanto sembrerai agli altri se lo sarai per te.
Stammi bene.
130 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: 'Come sta Cómo, delizia tua e mia?'. Plinio apre la lettera con una domanda affettuosa sulla città natale, trattandola quasi come una persona cara. Il termine deliciae indica qualcosa di prezioso e amato, condiviso tra i due amici.
Il tema centrale è l'esortazione agli studi letterari come unica attività che sopravvive al possessore. Plinio contrappone i beni materiali, destinati a passare di mano in mano, all'opera intellettuale, che resta per sempre propria a chi l'ha creata.
L'espressione, che si traduce 'crea e forgia qualcosa che sia per sempre tuo', usa due metafore artigianali (fingere = modellare l'argilla, excudere = battere il metallo) per indicare la composizione letteraria. È un invito a produrre un'opera che, a differenza dei beni materiali, non passerà mai ad altri eredi.
Lo stesso passo (Plinio scrive all'amico Caninio) lo trovi qui: