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Allos Idem · Vol. unico · pag. 594 · versione 215
Plinio il Vecchio · Naturalis historia
Versione d’autore: Plinio il Vecchio, Naturalis historia
Plinio il Vecchio (23–79 d.C.) è l'autore dell'enciclopedica Naturalis historia, opera in 37 libri che raccoglie il sapere scientifico antico. In questo brano Plinio spiega la natura dei terremoti paragonandoli ai tuoni nelle nubi: entrambi sono causati dall'aria rinchiusa che lotta per uscire. L'autore descrive i vari effetti del tremore sulla superficie terrestre, i suoni che lo precedono o accompagnano e le zone geografiche più o meno soggette a questo fenomeno.
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Il terremoto sulla terra non è altro che il tuono nella nube, né la spaccatura è altro che quando il fulmine irrompe con l'aria rinchiusa che lotta e tende a uscire verso la libertà. Perciò la terra viene scossa in vari modi e si producono effetti meravigliosi: in alcuni luoghi con le mura abbattute, in altri con cose inghiottite da una profonda voragine, altrove con masse di terra espulse, altrove con fiumi eruttati, talvolta anche con fuochi o sorgenti calde, altrove con il corso dei fiumi invertito. Un terribile suono precede e accompagna il fenomeno: talvolta simile a un mormorio, talvolta ai muggiti o al grido umano o al fracasso di armi che si scontrano, a seconda della qualità della materia che lo accoglie e della forma delle caverne o del cunicolo attraverso cui si propaga: più sottile quando si propaga in uno spazio angusto, roco nelle cavità curvilinee, echeggiante nelle dure, ribollente nelle umide, ondeggiante nelle stagnanti, furibondo contro le parti solide. Perciò il suono viene emesso spesso anche senza movimento. Né viene mai scossa in un solo modo, ma trema e vibra. La voragine talvolta rimane aperta mostrando ciò che ha inghiottito, talvolta si nasconde con la bocca chiusa e il suolo di nuovo ricoperto in modo tale che non rimanga alcuna traccia, con città per lo più inghiottite e tratti di campagna assorbiti; le zone costiere sono quelle più scosse e neppure le montagnose sono prive di tale calamità. Ho accertato che le Alpi e gli Appennini hanno tremato piuttosto spesso. E in autunno e in primavera la terra trema più frequentemente, come i fulmini. Per questo motivo la Gallia e l'Egitto sono pochissimo scosse: qui il calore estivo ostacola, là quello invernale. Allo stesso modo, di notte più spesso che di giorno.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
spiritu luctante … nitente
→ con l'aria rinchiusa che lotta e tende
Doppio ablativo assoluto coordinato: 'spiritu luctante' e 'nitente' (sottinteso lo stesso spiritu). Esprime una circostanza concomitante alla principale.
Compare nel periodo 1.
Scheda completa: Ablativo assolutoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
prostratis moenibus … haustis … egestis molibus … emissis amnibus … averso fluminum cursu
→ con le mura abbattute … con il corso dei fiumi invertito
Serie di ablativi assoluti (participio perfetto + sostantivo) coordinati da 'alibi … alibi': descrivono i vari effetti del terremoto come circostanze assolute.
Compare nel periodo 2.
Scheda completa: Ablativo assoluto in serieNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
per quem meat
→ attraverso cui si propaga
La relativa 'per quem meat' ha come antecedente 'cuniculi': descrive il cunicolo attraverso cui si propaga il suono, introducendo la serie di participi in ablativo assoluto che seguono.
Compare nel periodo 3.
Scheda completa: Proposizione relativaNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
ut nulla vestigia exstent
→ in modo che non rimanga alcuna traccia
La consecutiva 'ut nulla vestigia exstent' dipende da 'ita inducto solo' e indica il risultato dell'apertura che si richiude: nessun segno rimane.
Compare nel periodo 6.
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Alpes Apenninumque … tremuisse
→ che le Alpi e gli Appennini hanno tremato
La proposizione 'Alpes Apenninumque saepius tremuisse' è una infinitiva soggettiva che dipende dal costrutto impersonale 'exploratum mihi est'.
Compare nel periodo 7.
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quoniam … obstat
→ poiché ostacola la causa estiva / invernale
La causale introdotta da 'quoniam' spiega il motivo per cui Gallia ed Egitto sono poco soggetti ai terremoti: le condizioni climatiche estreme impediscono l'accumulo di aria compressa.
Compare nel periodo 9.
Scheda completa: Proposizione causaleNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Neque aliud est in terra tremor quam in nube tonitruum, nec hiatus aliud quam cum fulmen erumpit incluso spiritu luctante et ad libertatem exire nitente. Varie itaque quatitur, et mira eduntur opera, alibi prostratis moenibus, alibi hiatu profundo haustis, alibi egestis molibus, alibi emissis amnibus, nonnumquam etiam ignibus calidisve fontibus, alibi averso fluminum cursu. Praecedit vero comitaturque terribilis sonus, alias murmuri similis, alias mugitibus aut clamori humano armorumve pulsantium fragori, pro qualitate materiae excipientis formaque vel cavernarum vel cuniculi, per quem meat, exilius grassante in angusto, eodem rauco in recurvis, resultante in duris, fervente in umidis, fluctuante in stagnantibus, furente contra solida. Itaque et sine motu saepe editur sonus. Nec simplici modo quatitur umquam, sed tremit vibratque. Hiatus vero alias remanet ostendens quae sorbuit, alias occultat ore conpresso rursusque ita inducto solo, ut nulla vestigia exstent, urbibus plerumque devoratis agrorumque tractu hausto, maritima autem maxime quatiuntur, nec montuosa tali malo carent. Exploratum mihi est Alpes Apenninumque saepius tremuisse. Et autumno ac vere terrae crebrius moventur, sicut fulmina. Ideo Galliae et Aegyptus minime quatiuntur, quoniam hic aestatis causa obstat, illic hiemis. Item noctu saepius quam interdiu.
Il terremoto sulla terra non è altro che il tuono nella nube, né la spaccatura è altro che quando il fulmine irrompe con l'aria rinchiusa che lotta e tende a uscire verso la libertà.
Perciò la terra viene scossa in vari modi e si producono effetti meravigliosi: in alcuni luoghi con le mura abbattute, in altri con cose inghiottite da una profonda voragine, altrove con masse di terra espulse, altrove con fiumi eruttati, talvolta anche con fuochi o sorgenti calde, altrove con il corso dei fiumi invertito.
Un terribile suono precede e accompagna il fenomeno: talvolta simile a un mormorio, talvolta ai muggiti o al grido umano o al fracasso di armi che si scontrano, a seconda della qualità della materia che lo accoglie e della forma delle caverne o del cunicolo attraverso cui si propaga: più sottile quando si propaga in uno spazio angusto, roco nelle cavità curvilinee, echeggiante nelle dure, ribollente nelle umide, ondeggiante nelle stagnanti, furibondo contro le parti solide.
Perciò il suono viene emesso spesso anche senza movimento.
Né viene mai scossa in un solo modo, ma trema e vibra.
La voragine talvolta rimane aperta mostrando ciò che ha inghiottito, talvolta si nasconde con la bocca chiusa e il suolo di nuovo ricoperto in modo tale che non rimanga alcuna traccia, con città per lo più inghiottite e tratti di campagna assorbiti; le zone costiere sono quelle più scosse e neppure le montagnose sono prive di tale calamità.
Ho accertato che le Alpi e gli Appennini hanno tremato piuttosto spesso.
E in autunno e in primavera la terra trema più frequentemente, come i fulmini.
Per questo motivo la Gallia e l'Egitto sono pochissimo scosse: qui il calore estivo ostacola, là quello invernale.
Allo stesso modo, di notte più spesso che di giorno.
156 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: «Il terremoto sulla terra non è altro che il tuono nella nube». Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia, stabilisce un parallelismo tra i due fenomeni naturali: entrambi sono prodotti dall'aria (spiritus) intrappolata che cerca di liberarsi con violenza.
Secondo Plinio, nella Naturalis historia, i terremoti sono causati dallo spiritus, cioè l'aria o il soffio vitale rinchiuso nella terra, che lotta (luctante) e tende a uscire (nitente). L'analogia è con il fulmine che irrompe dalla nube quando l'aria compressa cerca la libertà.
Plinio spiega che la Gallia è protetta dal freddo invernale e l'Egitto dal calore estivo: entrambe le condizioni impediscono all'aria di accumularsi e comprimersi nel sottosuolo. Lo stesso vale per i terremoti notturni, più frequenti di quelli diurni, come osserva l'autore nella Naturalis historia.
Lo stesso passo (I terremoti) lo trovi qui: