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greco · Polibio
Polibio · Storie
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Polibio critica i predecessori Filino e Fabio per aver distorto il racconto delle guerre puniche per partigianeria. Sostiene che lo storico deve anteporre la verità a ogni altra considerazione, lodando i nemici quando giusto e biasimando gli alleati quando sbagliato, come chi ripara la vista a un corpo cieco.
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Non meno di quanto detto ero indignato nel notare questo in riguardo a questo guerra: come gli uomini che sembravano più esperti nel raccontarla, Filino e Fabio, non ci avevano narrato la verità come era opportuno. Non ritengo che questi uomini abbiano mentito intenzionalmente, giudicando da vita e dalla loro inclinazione; ma mi sembra che abbiano provato qualcosa di simile a coloro che sono innamorati. Per l'inclinazione e tutta la benevolenza Filino ritiene che i Cartaginesi abbiano fatto tutto con saggezza, rettitudine, coraggio, mentre i Romani il contrario; e Fabio sostiene l'opposto di questo. Nella vita ordinaria forse nessuno potrebbe riprovare una tale equanimità: è necessario infatti che l'uomo virtuoso sia amico degli amici e amante della patria e odi i nemici degli amici e ami i propri amici; ma quando si assume il carattere della storia, bisogna dimenticare tutte queste cose e spesso anche lodare e decorare con i massimi elogi i nemici, quando le azioni lo richiedono, spesso anche confutare e criticare severamente i più cari, quando gli errori nella condotta lo indicano. Come infatti un animale a cui siano state tolte la vista è inutile nella sua totalità, così la storia a cui sia stata tolta la verità diviene una narrazione senza valore. Perciò non bisogna rifuggire né dall'accusare gli amici né dal lodare i nemici, né dal criticare gli stessi, o talvolta dal celebrare; si deve stare attenti, poiché coloro che si occupano di affari non possono sempre colpire nel segno né è probabile che errino costantemente. Allontanandosi dunque da coloro che agiscono, bisogna applicare alle azioni stesse i giudizi e le opinioni convenienti negli scritti.
Ουχ ηττον δε των προειρημενων παρωξυνθην επιστησαι τουτω τω πολεμω και οια το τους εμπειροτατα δοκουντας γραφειν υπερ αυτου, Φιλιον και Φαβιον, μη δεοντως ημιν απηγγελκεναι την αληθειαν. Εκοντας μεν ουν εψευσθαι τους ανδρας ουχ υπολαμβανω, στοχαζομενος εκ του βιου και της αιρεσεως αυτων: δοκουσι δε μοι πεπονθεναι τι παραπλησιον τοις ερωσι. Δια γαρ την αιρεσιν και την ολην ευνοιαν Φιλινω μεν παντα δοκουσιν οι Καρχηδονιοι πεπραχθαι φρονιμως, καλως, ανδρωδως, οι δε Ρωμαιοι ταναντια, Φαβιω δε τουμπαλιν τουτων. Εν μεν ουν τω λοιπω βιω την τοιαυτην επιεικειαν ισως ουκ αν τις εκβαλλοι: και γαρ φιλοφιλον ειναι δει τον αγαθον ανδρα και φιλοπατριν και συμμισειν τοις φιλοις τους εχθρους και συναγαπαν τους φιλους: οταν δε το της ιστοριας ηθος αναλαμβανη τις, επιλαθεσθαι χρη παντων των τοιουτων και πολλακις μεν ευλογειν και κοσμειν τοις μεγιστοις επαινοις τους εχθρους, οταν αι πραξεις απαιτωσι τουτο, πολλακις δ' ελεγχειν και ψεγειν επονειδιστως τους αναγκαιοτατους, οταν αι των επιτηδευματων αμαρτιαι τουθ' υποδεικνυωσιν. Ωσπερ γαρ ζωου των οψεων αφαιρεθεισων αχρειουται το ολον, ουτως εξ ιστοριας αναιρεθεισης της αληθειας το καταλειπομενον αυτης ανωφελες γινεται διηγημα. Διοπερ ουτε των φιλων κατηγορειν ουτε τους εχθρους επαινειν οκνητεον, ουτε δε τους αυτους ψεγειν, ποτε δε εγχωμιαζειν ευλαβητεον, επειδη τους εν πραγμασιν αναστρεφομενους ουτ' ευστοχειν αιει δυνατον ουθ' αμαρτανειν συνεχως εικος. Αποσταντας ουν των πραττοντων αυτοις τοις πραττομενοις εφαρμοστεον τας πρεπουσας αποφασεις και διαληψεις εν τοις υπομνημασιν.
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I 122 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Non meno di quanto detto ero indignato nel notare questo in riguardo a questo guerra: come gli uomini che sembravano più esperti nel raccontarla, Filino e Fabio, non ci avevano narrato la verità come era opportuno. È l'inizio della versione di Polibio, Storie.
Polibio nelle Storie biasima Filino e Fabio per aver raccontato le guerre puniche con partigianeria: uno favorisce i Cartaginesi, l'altro i Romani, quando lo storico deve perseguire solo la verità, indipendentemente da amicizie e inimicizie.
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