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greco · Polibio
Polibio · Storie
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Polibio nelle sue Storie distingue tra la distruzione militare legittima e quella ingiustificata durante una guerra. Il brano critica coloro che, oltre a eliminare i nemici, distruggono gratuitamente monumenti e opere d'arte senza beneficio bellico, un atto che egli considera frutto di furia irrazionale.
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Infatti togliere ai nemici e distruggere fortezze, porti, città, uomini, navi, raccolti e altre cose simili, mediante le quali si rende i nemici più deboli e le proprie risorse e i propri piani più forti, queste cose le leggi della guerra e la sua giustizia obbligano a compiere; ma il non prestare aiuto alle proprie cose e non preparare nulla, e non indebolire i nemici nemmeno un poco per la guerra presente, e insieme a questo rovinare statue e tutta questa sorta di costruzioni, come non potrebbe uno dire che questo è opera di pazzia e di ira bestiale? Non infatti i buoni uomini devono guerreggiare per la distruzione e l'annientamento di chi ha sbagliato, ma per la correzione e il mutamento degli errori commessi.
Το μεν γαρ παραιρεισθαι των πολεμιων και καταφθειρειν φρουρια, λιμενας, πολεις, ανδρας, ναυς, καρπους, ταλλα τα τουτοις παραπλησια, δι ων τους μεν υπεναντιους ασθενεστερους αν τις ποιησαι, τα δε σφετερα πραγματα και τας επιβολας δυναμικωτερας, ταυτα μεν αναγκαζουσιν οι του πολεμου νομοι και τα τουτου δικαια δραν: το δε μητε τοις ιδιοις πραγμασιν επικουριαν μελλοντα μηδ' ηντινουν παρασκευαζειν μητε τοις εχθροις ελαττωσιν προς γε τον ενεστωτα πολεμον εκ περιττου και νεως, αμα δε τουτοις ανδριαντας και πασαν δη την τοιαυτην κατασκευην λυμαινεσθαι, πως ουκ αν ειποι τις ειναι τροπου και θυμου λυττωντος εργον; ου γαρ επ' απωλεια δει και αφανισμω τοις αγνοησασι πολεμειν τους αγαθους ανδρας, αλλ' επι διορθωσει και μεταθεσει των ημαρτημενων.
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I 73 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Infatti togliere ai nemici e distruggere fortezze, porti, città, uomini, navi, raccolti e altre cose simili, mediante le quali si rende i nemici più deboli e le proprie risorse e i propri piani più forti, queste cose le leggi della guerra e la sua giustizia obbligano a compiere; ma il non prestare aiuto alle proprie cose e non preparare nulla, e non indebolire i nemici nemmeno un poco per la guerra presente, e insieme a questo rovinare statue e tutta questa sorta di costruzioni, come non potrebbe uno dire che questo è opera di pazzia e di ira bestiale? È l'inizio della versione di Polibio, Storie.
Secondo Polibio nelle Storie, è giusto distruggere risorse nemiche che indeboliscono l'avversario e rafforzano la propria posizione, ma è un'azione irrazionale e bestiale rovinare monumenti e opere d'arte senza un vantaggio militare, perché la guerra deve mirare alla correzione, non all'annientamento gratuito.
Altri passi di Polibio già tradotti e analizzati.