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greco · Polibio
Polibio · Storie
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Polibio nelle sue Storie descrive i vasti poteri costituzionali di cui godevano i consoli romani, sia in pace che in guerra. Il brano illustra come questi magistrati supremi controllavano l'amministrazione pubblica, il Senato, le assemblee popolari e soprattutto l'esercito durante le campagne militari.
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I consoli infatti prima di condurre gli eserciti, finché sono a Roma, hanno il potere su tutte le azioni pubbliche. Tutti gli altri magistrati sono loro subordinati e obbedienti tranne i tribuni, e sono loro che conducono le ambascerie al Senato. Oltre a quanto detto, sono loro che sottopongono al Senato le questioni urgenti del dibattito, loro che eseguono completamente la gestione dei decreti. Poi tutte le cose che devono essere compiute dal popolo riguardanti le azioni comuni, è loro compito occuparsene e riunire le assemblee, loro che sottopongono i decreti, loro che danno il voto a ciò che piace ai più. Inoltre riguardo all'organizzazione della guerra e in generale all'economia in campagna hanno quasi autorità assoluta. Infatti è loro permesso comandare agli alleati ciò che vogliono, costituire i tribuni militari, scegliere i soldati e scegliere gli uomini idonei. Oltre alle cose dette, hanno il potere di punire tra i subordinati in campagna coloro che vogliono. Hanno anche l'autorità di spendere delle risorse pubbliche quante ne hanno deciso, con un questore che li accompagna e esegue prontamente tutto ciò che è ordinato.
Οι μεν γαρ υπατοι προ του μεν εξαγειν τα στρατοπεδα παροντες εν Ρωμη πασων εισι κυριοι των δημοσιων πραξεων. Οι τε γαρ αρχοντες οι λοιποι παντες υποταττονται και πειθαρχουσι τουτοις πλην των δημαρχων, εις τε την συγκλητον ουτοι τας πρεσβειας αγουσι. Προς δε τοις προειρημενοις ουτοι τα κατεπειγοντα των διαβουλιων αναδιδοασιν, ουτοι τον ολον χειρισμον των δογματων επιτελουσι. Και μην οσα δει δια δημου συντελεισθαι των προς τας κοινας πραξεις ανηκοντων, τουτοις καθηκει φροντιζειν και συναγειν τας εκκλησιας, τουτοις εισφερειν τα δογματα, τουτοις βραβευειν τα δοκουντα τοις πλειοσι. Και μην περι πολεμου κατασκευης και καθολου της εν υπαιθροις οικονομιας σχεδον αυτοκρατορα την εξουσιαν εχουσι. Και γαρ επιταττειν τοις συμμαχικοις το δοκουν, και τους χιλιαρχους καθισταναι, και διαγραφειν τους στρατιωτας, και διαλεγειν τους επιτηδειους, τουτοις εξεστι. Προς δε τοις ειρημενοις ζημιωσαι των υποταττομενων εν τοις υπαιθροις ον αν βουληθωσι κυρισι καθεστασιν. Εξουσιαν δ' εχουσι και δαπαναν των δημοσιων οσα προθειντο, παρεπομενου ταμιου και παν το προσταχθεν ετοιμως ποιουντος.
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I 88 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
I consoli infatti prima di condurre gli eserciti, finché sono a Roma, hanno il potere su tutte le azioni pubbliche. È l'inizio della versione di Polibio, Storie.
Secondo Polibio nelle Storie, i consoli romani avevano autorità su tutte le azioni pubbliche a Roma, controllavano il Senato e le assemblee popolari, potevano punire i subordinati e disponevano di quasi assoluta autorità sugli eserciti in campagna, sui tribuni militari e sulla distribuzione dei fondi pubblici.
Altri passi di Polibio già tradotti e analizzati.