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latino · Quintiliano
Quintiliano · Institutio oratoria
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Quintiliano, retore latino del I secolo d.C., scrive l'Institutio oratoria per formare l'oratore ideale fin dall'infanzia. In questo passo sostiene che quasi tutti gli uomini hanno l'ingegno necessario per apprendere e che le differenze dipendono soprattutto dall'educazione.
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Dunque, una volta nato il figlio, il padre nutra per lui innanzitutto le migliori speranze: così diventerà più diligente fin dai primi momenti. È infatti falsa la lamentela secondo cui a pochissimi uomini sia concessa la capacità di apprendere ciò che viene insegnato, mentre i più perdano fatica e tempo a causa della lentezza dell'ingegno. Al contrario, infatti, potresti trovare molti individui sia pronti nell'ideare che solleciti nell'apprendere. Certamente ciò è naturale per l'uomo e, come gli uccelli nascono per il volo, i cavalli per la corsa e le fiere per la ferocia, così a noi è propria l'agilità e l'ingegnosità della mente: da qui si crede derivi l'origine celeste dell'animo. Gli ottusi e gli indocili non nascono secondo la natura umana più di quanto lo facciano i corpi prodigiosi e segnati da mostruosità, ma questi sono stati davvero pochi. Una prova di ciò è che nei fanciulli brilla la speranza di molti: quando questa svanisce con l'età, è evidente che non è venuta meno la natura, ma la cura. “Tuttavia l'uno supera l'altro per ingegno”. Lo concedo, ma uno otterrà di più o di meno: non si trova nessuno che non abbia ottenuto nulla con lo studio. Chi avrà compreso questo, non appena sarà diventato genitore, dedichi la massima cura possibile alla speranza del futuro oratore.
Igitur nato filio pater spem de illo primum quam optimam capiat: ita diligentior a principiis fiet. Falsa enim est querela, paucissimis hominibus vim percipiendi quae tradantur esse concessam, plerosque vero laborem ac tempora tarditate ingenii perdĕre. Nam contra plures reperias et faciles in excogitando et ad discendum promptos. Quippe id est homini naturale, ac sicut aves ad volatum, equi ad cursum, ad saevitiam ferae gignuntur, ita nobis propria est mentis agitatio atque sollertia: unde origo animi caelestis creditur. Hebetes vero et indociles non magis secundum naturam hominis eduntur quam prodigiosa corpora et monstris insignia, sed hi pauci admodum fuerunt. Argumentum, quod in pueris elucet spes plurimorum: quae cum emoritur aetate, manifestum est non naturam defecisse sed curam. “Praestat tamen ingenio alius alium”. Concedo, sed plus efficiet aut minus: nemo reperitur qui sit studio nihil consecutus. Hoc qui perviderit, protinus ut erit parens factus, acrem quam maxime datur curam spei futuri oratoris impendat.
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I 110 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
No, sostiene che la vera ottusità naturale è rarissima. Se la speranza dei fanciulli svanisce con l'età, la colpa è dell'educazione e non della natura.
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