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Allos Idem · Vol. unico · pag. 604 · versione 233
Quintiliano · Institutio oratoria
Versione d’autore: Quintiliano, Institutio oratoria
Nell'Institutio oratoria Quintiliano affronta la questione dei modelli letterari da proporre ai giovani oratori in formazione. In questo passo elogia Omero come fonte inesauribile di tutti i generi dell'eloquenza: sublime nel grande, preciso nel piccolo, capace di commozione e di ragionamento, di copia e di brevità. Quintiliano riconosce in lui non solo il modello della poesia epica, ma anche dell'oratoria giudiziaria, deliberativa ed epidittica, e addirittura l'inventore delle norme del proemio retorico.
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Dunque, come Arato ritiene che si debba cominciare da Giove, così sembra giusto che noi cominciamo da Omero. Costui infatti, come egli stesso dice che tutti i fiumi e le correnti traggono il loro inizio dall'Oceano, ha dato esempio e origine a tutte le parti dell'eloquenza. Nessuno lo ha superato nella sublimità nelle grandi cose, nella precisione nelle piccole. Lo stesso è esuberante e conciso, piacevole e grave, ora ammirabile per l'abbondanza ora per la brevità, eccellentissimo non solo nella virtù poetica ma anche in quella oratoria. Infatti, per tacere degli elogi, delle esortazioni e dei consolati, forse che non il nono libro, in cui è contenuta l'ambasceria mandata ad Achille, o in primo quella contesa tra i capi o le sentenze pronunciate nel secondo non spiegano tutte le tecniche dei dibattiti e delle deliberazioni? Quanto agli affetti, sia i teneri sia i concitati, non ci sarà nessuno così incolto che non ammetta di aver trovato questo autore in suo potere. E poi, non ha forse nell'esordio di ciascuna delle due opere, in pochissimi versi, non dico rispettato la legge dei proemi, ma addirittura istituita? Infatti rende l'ascoltatore benevolente con l'invocazione alle dee che si crede presiedano ai poeti, attento con la grandezza delle cose proposte, e disposto ad apprendere avendo rapidamente riassunto il contenuto.
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I costrutti e le regole di questo passo: apri quello che ti serve per l’esempio dal testo e la spiegazione.
ut … ita
→ come Arato...così noi
'Ut Aratus...putat, ita nos...videmur' è un costrutto correlativo che paragona la scelta di Quintiliano di iniziare da Omero all'uso di Arato di iniziare da Giove. Il parallelo conferisce autorevolezza poetica alla scelta del modello.
Compare nel periodo 1.
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ut … taceam
→ per tacere di
'Ut taceam' è un congiuntivo concessivo ('per tacere di, per non parlare di'): Quintiliano ammette che gli esempi sono ancora più numerosi, e quello che cita è solo una parte.
Compare nel periodo 5.
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tam … qui … fateatur
→ così incolto che non ammetta
'Tam indoctus qui non...fateatur' è una relativa consecutiva: la qualità del soggetto (così incolto) ha come conseguenza logica l'azione della relativa. Il congiuntivo (fateatur) marca il valore consecutivo.
Compare nel periodo 6.
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quas praesidere … creditum
→ che si crede presiedano ai poeti
'Quas praesidere...creditum est' è una proposizione infinitiva dipendente da creditum est: 'si crede che presiedano ai poeti'. L'accusativo quas è il soggetto dell'infinito praesidere.
Compare nel periodo 8.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Igitur, ut Aratus ab Iove incipiendum putat, ita nos rite coepturi ab Homero videmur. Hic enim, quem ad modum ex Oceano dicit ipse omnium fontiumque cursus initium capere, omnibus eloquentiae partibus exemplum et ortum dedit. Hunc nemo in magnis rebus sublimitate, in parvis proprietate superaverit. Idem laetus ac pressus, iucundus et gravis, tum copia tum brevitate mirabilis, nec poetica modo, sed oratoria virtute eminentissimus. Nam ut de laudibus exhortationibus consolationibus taceam, nonne vel nonus liber, quo missa ad Achillem legatio continetur, vel in primo inter duces illa contentio vel dictae in secundo sententiae omnis litium atque consiliorum explicant artes? Adfectus quidem vel illos mites vel hos concitatos nemo erit tam indoctus qui non in sua potestate hunc auctorem habuisse fateatur. Age vero, non utriusque operis ingressu in paucissimis versibus legem prohoemiorum non dico servavit, sed constituit? Nam et benevolum auditorem invocatione dearum quas praesidere vatibus creditum est et intentum proposita rerum magnitudine et docilem summa celeriter comprensa facit.
Dunque, come Arato ritiene che si debba cominciare da Giove, così sembra giusto che noi cominciamo da Omero.
Costui infatti, come egli stesso dice che tutti i fiumi e le correnti traggono il loro inizio dall'Oceano, ha dato esempio e origine a tutte le parti dell'eloquenza.
Nessuno lo ha superato nella sublimità nelle grandi cose, nella precisione nelle piccole.
Lo stesso è esuberante e conciso, piacevole e grave, ora ammirabile per l'abbondanza ora per la brevità, eccellentissimo non solo nella virtù poetica ma anche in quella oratoria.
Infatti, per tacere degli elogi, delle esortazioni e dei consolati, forse che non il nono libro, in cui è contenuta l'ambasceria mandata ad Achille, o in primo quella contesa tra i capi o le sentenze pronunciate nel secondo non spiegano tutte le tecniche dei dibattiti e delle deliberazioni?
Quanto agli affetti, sia i teneri sia i concitati, non ci sarà nessuno così incolto che non ammetta di aver trovato questo autore in suo potere.
E poi, non ha forse nell'esordio di ciascuna delle due opere, in pochissimi versi, non dico rispettato la legge dei proemi, ma addirittura istituita?
Infatti rende l'ascoltatore benevolente con l'invocazione alle dee che si crede presiedano ai poeti, attento con la grandezza delle cose proposte, e disposto ad apprendere avendo rapidamente riassunto il contenuto.
135 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Dunque, come Arato ritiene che si debba cominciare da Giove, così sembra giusto che noi cominciamo da Omero'. Quintiliano nell'Institutio oratoria usa questo celebre parallelo per affermare che Omero è per la letteratura e per la retorica ciò che Giove è per il cosmo: il principio di ogni cosa.
Perché nell'Institutio oratoria Quintiliano mostra che nell'Iliade e nell'Odissea sono già contenute tutte le tecniche retoriche: l'esortazione, il consolato, il discorso deliberativo (il consiglio nel libro II), il discorso giudiziario (la legazione ad Achille nel libro IX), e le regole del proemio.
È la legge del proemio retorico, ovvero le regole per l'esordio di un discorso: rendere il pubblico benevolente, attento e disposto ad apprendere. Quintiliano nell'Institutio oratoria sostiene che Omero non si è limitato a rispettarle, ma le ha addirittura istituite nei pochi versi d'apertura di ciascuno dei due poemi.
Lo stesso passo (Grandezza di Omero) lo trovi qui: