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latino · Quintiliano
Quintiliano · Institutio oratoria
Quintiliano nell'Institutio oratoria racconta la celebre leggenda dell'invenzione dell'arte della memoria (mnemotecnica) attribuita al poeta greco Simonide di Ceo (556-468 a.C. circa). La storia narra di un banchetto in onore di un pugile vincitore: Simonide, uscito dalla sala per rispondere a una chiamata misteriosa, si salva dal crollo del tetto che uccide tutti i convitati. Grazie alla memoria dell'ordine in cui sedevano gli ospiti, riesce a identificarne i cadaveri irriconoscibili per la sepoltura. Da qui nasce il principio dell'associazione tra luoghi e immagini.
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Si dice che Simonide abbia mostrato per primo l'arte della memoria, del quale è nota la leggenda. Dopo aver scritto per un pugile incoronato, a un compenso pattuito, un carme del tipo che si suole comporre per i vincitori, gli fu negata una parte del denaro perché, allontanatosi secondo l'abitudine assai comune dei poeti, aveva digresso nelle lodi di Castore e Polluce: Perciò gli fu ordinato di chiedere la sua parte a coloro le cui gesta aveva celebrato. E pagarono, come è tramandato: poiché essendoci un grande banchetto in onore della stessa vittoria e Simonide essendo stato invitato alla cena, fu fatto uscire da un messaggio, perché si diceva che due giovani arrivati a cavallo lo desiderassero con grande insistenza. Non trovò i due giovani, ma scoprì dall'esito che gli dèi erano stati ugualmente benevoli verso di lui. Appena uscito egli oltre la soglia, quella sala da pranzo crollò sopra i convitati, e li sconvolse a tal punto che i parenti che cercavano i corpi per la sepoltura non riuscivano a distinguerli per nessun segno, né i volti né le membra degli schiacciati. Allora si dice che Simonide, ricordando l'ordine in cui ciascuno si era coricato, abbia restituito i corpi ai loro cari.
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ostendisse dicitur Simonides
→ si dice che Simonide abbia mostrato
«Simonides … ostendisse» è una proposizione infinitiva dipendente da «dicitur»: il soggetto dell'infinito è al nominativo perché coincide con il soggetto di «dicitur». Infinito perfetto indica anteriorità.
Compare nel periodo 1.
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Cum … scripsisset
→ dopo che aveva scritto
«Cum … scripsisset» è una proposizione temporale-causale con «cum» narrativo e congiuntivo piuccheperfetto «scripsisset», che indica anteriorità rispetto alla principale.
Compare nel periodo 2.
Scheda completa: Cum narrativo con piuccheperfettoNell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
cum esset … adhibitus … Simonides
→ essendoci un grande banchetto e Simonide essendo invitato
«cum esset … atque adhibitus … Simonides» è una proposizione temporale-causale con «cum» e congiuntivo imperfetto «esset». Indica la circostanza in cui avvenne la chiamata.
Compare nel periodo 5.
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fuisse … gratos … deos … comperit
→ scoprì che gli dèi erano stati benevoli
«fuisse … gratos … deos» è una proposizione infinitiva con infinito perfetto dipendente da «comperit». Il soggetto «deos» è all'accusativo, «gratos» è il predicativo.
Compare nel periodo 6.
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eo … egresso
→ appena lui fu uscito oltre la soglia
«eo ultra limen egresso» è un ablativo assoluto con participio perfetto «egresso» e soggetto «eo». Indica il momento preciso in cui avvenne il crollo.
Compare nel periodo 7.
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Simonides dicitur … reddidisse
→ si dice che Simonide abbia restituito
«Simonides dicitur … reddidisse» è un'infinitiva: il soggetto è al nominativo perché coincide con quello di «dicitur». L'infinito perfetto «reddidisse» indica anteriorità rispetto al verbo principale.
Compare nel periodo 8.
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Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Artem autem memoriae primus ostendisse dicitur Simonides, cuius vulgata fabula est. Cum pugili coronato carmen, quale componi victoribus solet, mercede pacta scripsisset, abnegatam ei pecuniae partem quod more poetis frequentissimo digressus in laudes Castoris ac Pollucis exierat: quapropter partem ab iis petere quorum facta celebrasset iubebatur. Et persolverunt, ut traditum est: nam cum esset grande convivium in honorem eiusdem victoriae atque adhibitus ei cenae Simonides, nuntio est excitus, quod eum duo iuvenes equis advecti desiderare maiorem in modum dicebantur. Et illos quidem non invenit, fuisse tamen gratos erga se deos exitu comperit. Nam vix eo ultra limen egresso triclinium illud supra convivas corruit, atque ita confudit ut non ora modo oppressorum sed membra etiam omnia requirentes ad sepulturam propinqui nulla nota possent discernere. Tum Simonides dicitur memor ordinis quo quisque discubuerat corpora suis reddidisse.
Si dice che Simonide abbia mostrato per primo l'arte della memoria, del quale è nota la leggenda.
Dopo aver scritto per un pugile incoronato, a un compenso pattuito, un carme del tipo che si suole comporre per i vincitori, gli fu negata una parte del denaro perché, allontanatosi secondo l'abitudine assai comune dei poeti, aveva digresso nelle lodi di Castore e Polluce:
Perciò gli fu ordinato di chiedere la sua parte a coloro le cui gesta aveva celebrato.
E pagarono, come è tramandato:
poiché essendoci un grande banchetto in onore della stessa vittoria e Simonide essendo stato invitato alla cena, fu fatto uscire da un messaggio, perché si diceva che due giovani arrivati a cavallo lo desiderassero con grande insistenza.
Non trovò i due giovani, ma scoprì dall'esito che gli dèi erano stati ugualmente benevoli verso di lui.
Appena uscito egli oltre la soglia, quella sala da pranzo crollò sopra i convitati, e li sconvolse a tal punto che i parenti che cercavano i corpi per la sepoltura non riuscivano a distinguerli per nessun segno, né i volti né le membra degli schiacciati.
Allora si dice che Simonide, ricordando l'ordine in cui ciascuno si era coricato, abbia restituito i corpi ai loro cari.
118 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
Si traduce: «Si dice che Simonide abbia mostrato per primo l'arte della memoria». Quintiliano nell'Institutio oratoria introduce così la leggenda del poeta greco, riportandola come tradizione consolidata con il verbo «dicitur» seguito dall'infinitiva.
Nell'Institutio oratoria Quintiliano racconta che Simonide aveva scritto un carme encomiastico per un pugile, ma ricevette solo metà del compenso perché parte del carme era dedicata a Castore e Polluce. Fu quindi invitato a chiedere l'altra metà ai due dèi. Uscito dal banchetto per rispondere a una chiamata, si salvò dal crollo che uccise tutti i presenti.
Il crollo del tetto lasciò i cadaveri irriconoscibili, ma Simonide riuscì a restituire i corpi ai parenti ricordando l'ordine in cui ciascuno era seduto. Quintiliano ricava da qui il principio fondamentale della mnemotecnica: associare i contenuti da ricordare a luoghi precisi disposti in sequenza.
Lo stesso passo (Simonide e l'arte della memoria) lo trovi qui: