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Allos Idem · Vol. unico · pag. 604 · versione 232
Quintiliano · Institutio oratoria
Versione d’autore: Quintiliano, Institutio oratoria
Quintiliano dedica nell'Institutio oratoria ampio spazio alla memoria, terza delle cinque parti della retorica. In questo passo afferma con pragmatica concretezza che l'unica vera arte della memoria è l'esercizio: imparare a memoria molti testi, pensarci ogni giorno, ripercorrerli più volte. La progressione deve essere graduale, passando dalla poesia ai prosatori agli autori tecnici, con un incremento quotidiano moderato, come fanno gli atleti che si allenano con pesi di piombo per poi gareggiare a mani libere.
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Se qualcuno tuttavia mi chiede l'unica e massima arte della memoria, essa è l'esercizio e la fatica: imparare molte cose a memoria, pensarci molto, e se possibile ogni giorno, è il mezzo più efficace: nulla cresce allo stesso modo con la cura né si perde con la negligenza. Perciò i bambini subito, come ho prescritto, imparino a memoria il più possibile, e qualunque età dedicherà attenzione alla cura della memoria divorerà all'inizio quella noia di rileggere più volte scritti e letture già fatte e di come rimasticare lo stesso cibo. Questo stesso può avvenire in modo più leggero se avremo cominciato a imparare a memoria prima poche cose che non rechino fastidio, poi aggiungere ogni giorno qualche verso, il cui incremento non rechi alla fatica la sensazione di un aumento, e il totale arrivi fino all'infinito: prima testi poetici, poi degli oratori, da ultimo anche testi più liberi dal metro e più lontani dall'uso oratorio, quali sono quelli dei giuristi. Devono essere più difficili le cose che allenano, affinché sia più leggero quello stesso in cui si esercitano, come gli atleti abituano le mani ai pesi di piombo, con le quali devono servirsi libere e nude in gara.
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quo sit levius
→ affinché sia più leggero
'Quo sit levius' è una finale con quo al posto di ut quando nella subordinata c'è un comparativo (levius): 'affinché sia più leggero'. È costrutto classico della prosa latina.
Compare nel periodo 4.
Scheda completa: Proposizione finale con quo (quo + comparativo)Nell’app ogni costrutto è evidenziato nello schema sintattico del periodo, con reggente e subordinate collegate.
Il testo originale pulito e, periodo per periodo, l’analisi di ogni parola: lemma, paradigma, morfologia, funzione e significati.
Si quis tamen unam maximamque a me artem memoriae quaerat, exercitatio est et labor: multa ediscere, multa cogitare, et si fieri potest cotidie, potentissimum est: nihil aeque vel augetur cura vel neglegentia intercidit. Quare et pueri statim, ut praecepi, quam plurima ediscant, et quaecumque aetas operam iuvandae studio memoriae dabit devoret initio taedium illud et scripta et lecta saepius revolvendi et quasi eundem cibum remandendi. Quod ipsum hoc fieri potest levius si pauca primum et quae odium non adferant coeperimus ediscere, tum cotidie adicere singulos versus, quorum accessio labori sensum incrementi non adferat, in summam ad infinitum usque perveniat, et poetica prius, tum oratorum, novissime etiam solutiora numeris et magis ab usu dicendi remota, qualia sunt iuris consultorum. Difficiliora enim debent esse quae exercent quo sit levius ipsum illud in quod exercent, ut athletae ponderibus plumbeis adsuefaciunt manus, quibus vacuis et nudis in certamine utendum est.
Se qualcuno tuttavia mi chiede l'unica e massima arte della memoria, essa è l'esercizio e la fatica: imparare molte cose a memoria, pensarci molto, e se possibile ogni giorno, è il mezzo più efficace: nulla cresce allo stesso modo con la cura né si perde con la negligenza.
Perciò i bambini subito, come ho prescritto, imparino a memoria il più possibile, e qualunque età dedicherà attenzione alla cura della memoria divorerà all'inizio quella noia di rileggere più volte scritti e letture già fatte e di come rimasticare lo stesso cibo.
Questo stesso può avvenire in modo più leggero se avremo cominciato a imparare a memoria prima poche cose che non rechino fastidio, poi aggiungere ogni giorno qualche verso, il cui incremento non rechi alla fatica la sensazione di un aumento, e il totale arrivi fino all'infinito: prima testi poetici, poi degli oratori, da ultimo anche testi più liberi dal metro e più lontani dall'uso oratorio, quali sono quelli dei giuristi.
Devono essere più difficili le cose che allenano, affinché sia più leggero quello stesso in cui si esercitano, come gli atleti abituano le mani ai pesi di piombo, con le quali devono servirsi libere e nude in gara.
114 lemmi del passo, dai più frequenti, con paradigma e traduzione.
La frase si traduce: 'Se qualcuno tuttavia mi chiede l'unica e massima arte della memoria'. Quintiliano nell'Institutio oratoria usa questa costruzione ipotetica per introdurre in modo diretto e personale la sua risposta: la memoria si allena soltanto con la pratica quotidiana e la fatica.
Secondo Quintiliano nell'Institutio oratoria il metodo principale è imparare a memoria molti testi ogni giorno (multa ediscere, multa cogitare, cotidie) e rileggerli più volte, come chi rimastichi lo stesso cibo. Bisogna cominciare da poco e aumentare ogni giorno di qualche verso, senza che la fatica sembri mai eccessiva.
Quintiliano paragona chi allena la memoria con testi difficili agli atleti che si esercitano con pesi di piombo per poi combattere a mani libere. Nell'Institutio oratoria questo significa che allenandosi su materie ardue (come testi giuridici, lontani dall'uso oratorio) si potrà poi affrontare con facilità i testi dell'uso pratico.
Lo stesso passo (È necessario esercitare la memoria) lo trovi qui: