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latino · Seneca
Seneca · De brevitate vitae
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Seneca, nel De brevitate vitae indirizzato a Paolino, descrive in questo passo l'ansia di chi vive per gli altri invece che per sé. Il brano è una serie di domande retoriche che mostrano come le ricchezze, l'eloquenza e le clientele consumino la vita.
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Quanto sono pesanti le ricchezze per molti! Quanto sangue fa versare a molti l'eloquenza e la quotidiana ansia di mostrare il proprio ingegno! Quanti diventano pallidi per i piaceri continui! A quanti non lascia nulla di libero la folla di clienti che li circonda! Infine, passa in rassegna tutti costoro, dai più umili fino ai più potenti: questo chiama in giudizio, questo è presente, quello corre un pericolo, quello difende, quello giudica; nessuno rivendica se stesso per sé, l'uno si consuma nell'altro. Interroga quelli i cui nomi vengono imparati a memoria, vedrai che si distinguono per questi segni: quello è un frequentatore del diritto di costui, questo di quell'altro; nessuno appartiene a se stesso. Inoltre, è folle l'indignazione di alcuni: si lamentano del fastidio dei superiori, perché non hanno avuto tempo per loro quando volevano avvicinarli! Osa qualcuno lamentarsi della superbia altrui, lui che non trova mai tempo per se stesso? Eppure quello, chiunque tu sia, ti ha guardato, sebbene con volto insolente, qualche volta; quello ha abbassato le sue orecchie alle tue parole, quello ti ha accolto al suo fianco: tu non ti sei mai degnato di guardare te stesso, né di ascoltarti. Non c'è dunque motivo per cui tu debba rinfacciare a qualcuno quei favori, poiché, quando li facevi, non volevi stare con un altro, ma non potevi stare con te stesso.
Quam multis divitiae graues sunt! Quam multorum eloquentia et cotidiana ostentandi ingenii sollicitatio sanguinem educit! Quam multi continuis voluptatibus pallent! Quam multis nihil liberi relinquit circumfusus clientium populus! Omnis denique istos ab infimis usque ad summos pererra: hic advocat, hic adest, ille periclitatur, ille defendit, ille iudicat, nemo se sibi vindicat, alius in alium consumitur. Interroga de istis quorum nomina ediscuntur, his illos dinosci videbis notis: ille illius ius cultor est, hic illius; suus nemo est. Deinde dementissima quorundam indignatio est: queruntur de superiorum fastidio, quod ipsis adire volentibus non vacaverint! Audet quisquam de alterius superbia queri, qui sibi ipse numquam vacat? Ille tamen te, quisquis es, insolenti quidem vultu sed aliquando respexit, ille aures suas ad tua verba demisit, ille te ad latus suum recepit: tu non inspicere te umquam, non audire dignatus es. Non est itaque quod ista officia cuiquam imputes, quoniam quidem, cum illa faceres, non esse cum alio volebas, sed tecum esse non poteras.
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I 96 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Intende che ognuno è occupato dagli impegni verso gli altri, come le cause, i clienti o i doveri pubblici, e così non dedica tempo a sé stesso.
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