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latino · Seneca
Seneca · De brevitate vitae
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Seneca prosegue la riflessione sulla brevità della vita, mostrando il contrasto tra gli occupati che mendicano anni e il saggio che vive a lungo pur avendo una vita breve. La vera longevità consiste nel dedicarsi all'ozio filosofico piuttosto che agli affaccendamenti vani.
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Infine, vuoi sapere quanto a lungo vivono? Guarda quanto desiderino vivere a lungo. I vecchi decrepiti affaccendati mendicano con voti un piccolo accrescimento di pochi anni: quelli più giovani finiscono col credere di essere più anziani di quanto sono in realtà; si lusingano con l'inganno e così volentieri si ingannano come se potessero beffare il fato stesso. Quando poi qualche debolezza della mortalità li ha avvertiti, come muoiono paurosi, non come se uscissero dalla vita ma come se ne fossero strappati. Gridano di essere stati stolti a non aver vissuto, e se solo fossero scampati da quella malattia, vivrebbero nell'ozio; allora pensano a quanto invano hanno preparato cose di cui non avrebbero fruito, a quanto invano è caduto ogni loro sforzo. A coloro invece la cui vita si svolge lontana da ogni affare, perché non dovrebbe essere spaziosa? Nulla da essa è delegato, nulla è disperso qua e là, nulla da essa è affidato alla fortuna, nulla va perduto per negligenza, nulla è sottratto per prodigalità, nulla è superfluo: tutto, per così dire, rientra in profitto. Dunque, per quanto piccola, abbonda completamente; e perciò, quando verrà l'ultimo giorno, il saggio non esiterà a incamminarsi verso la morte con passo sicuro.
Denique vis scire quam non diu vivant? Vide quam cupiant diu vivere. Decrepiti senes affaccendati paucorum annorum accessionem votis mendicant: minores natu se ipsos esse fingunt; mendacio sibi blandiuntur et tam libenter se fallunt quam si una fata decipiant. Iam vero cum illos aliqua imbecillitas mortalitatis admonuit, quemadmodum paventes moriuntur, non tamquam exeant de vita sed tamquam extrahantur. Stultos se fuisse ut non vixerint clamitant et, si modo evaserint ex illa valetudine, in otio victuros; tunc quam frustra paraverint quibus non fruerentur, quam in cassum omnis ceciderit labor cogitant. At quibus vita procul ab omni negotio agitur, quidni spatiosa sit? Nihil ex illa delegatur, nihil alio atque alio spargitur, nihil inde fortunae traditur, nihil neglegentia interit, nihil largitione detrahitur, nihil supervacuum est: tota, ut ita dicam, in reditu est. Quantulacumque itaque abunde sufficit, et ideo, quandoque ultimus dies venerit, non cunctabitur sapiens ire ad mortem certo gradu.
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I 109 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Infine, vuoi sapere quanto a lungo vivono? È l'inizio della versione di Seneca, De brevitate vitae.
Nel «De brevitate vitae» Seneca sostiene che il saggio non teme la morte perché vive pienamente ogni momento in ozio consapevole, senza sprecare tempo in occupazioni vane. La sua vita, sebbene breve nel tempo, è veramente lunga per la pienezza di consapevolezza.
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