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latino · Seneca
Seneca · De otio
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Seneca nel trattato De otio sostiene che la natura ha creato l'uomo dotandolo di un ingegno naturalmente curioso. Nel brano, il filosofo stoico dimostra come il desiderio di conoscenza sia innato e come la natura stessa, disponendo il cosmo e l'uomo con grande sapienza, manifesti l'intenzione di essere contemplata e studiata.
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Siamo soliti dire che il sommo bene consiste nel vivere secondo natura: la natura ci ha generato per ambedue le cose, sia per la contemplazione delle cose sia per l'azione. Ora proviamo ciò che prima abbiamo detto. D'altronde? Questo non sarà provato, se ciascuno consultasse se stesso quanto grande sia il desiderio di conoscere le cose ignote, quanto facilmente si ecciti per ogni racconto? Alcuni navigano e sopportano le fatiche dei viaggi lunghissimi con un'unica ricompensa: conoscere qualcosa di nascosto e remoto. Questa cosa attira i popoli agli spettacoli, questa costringe a frugare i luoghi chiusi, a ricercare i segreti più riposti, a sfogliare le antichità, a udire i costumi dei popoli barbari. La natura ci ha dato un ingegno curioso e, consapevole di se stessa e della sua bellezza, ha generato spettatori non soltanto per gli spettacoli delle cose, perché perderebbe il frutto di sé se mostrasse a una solitudine cose così grandi, così luminose, così sotilmente ordinate, così splendenti e belle in non una sola forma. Affinché tu sappia che essa ha voluto essere contemplata, non soltanto vista, guarda il luogo che ci ha dato: ci ha collocati nel mezzo di sé e ci ha dato la possibilità di guardare tutt'intorno; e non solo ha eretto l'uomo, ma inoltre, per rendere la contemplazione agevole, affinché potesse seguire gli astri che scorrono dall'oriente all'occidente e volgere il suo sguardo con tutto il corpo, gli ha reso il capo sublime e glielo ha imposto su un collo flessibile. Poi, guidando sei segni al giorno e sei segni durante la notte, ha spiegato ogni sua parte, affinché attraverso queste cose che si offrivano ai suoi occhi creasse il desiderio anche degli altri.
Solemus dicere summum bonum esse secundum naturam uiuere: natura nos ad utrumque genuit, et contemplationi rerum et actioni.Nunc id probemus quod prius diximus. Quid porro? Hoc non erit probatum, si se unusquisque consuluerit quantam cupidinem habeat ignota noscendi, quam ad omnes fabulas excitetur? Navigant quidam et labores peregrinationis longissimae una mercede perpetiuntur cognoscendi aliquid abditum remotunque. Haec res ad spectacula populos contrahit, haec cogit praeclusa rimari, secretiora exquirere, antiquitates evolvere, mores barbararum audire gentium. Curiosum nobis natura ingenium dedit et, artis sibi ac pulchritudinis suae conscia, spectatores non tantis rerum spectaculis genuit, perditura fructum sui si tam magna, tam clara, tam subtiliter ducta, tam nitida et non uno genere formosa solitudini ostenderet. Ut scias illam spectari voluisse , non tantum aspici, vide quem nobis locum dederit: in media nos sui parte constituit et circumspectum omnium nobis dedit; nec erexit tantummodo hominem, sed etiam, habilem contemplationem factura, ut ab ortu sidera in occasum labentia prosequi posset et vultum suum circumferre cum toto, sublime fecit illi caput et collo flexili imposuit. Deinde, sena per diem, sena per noctem signa perducens, nullam non partem sui explicuit, ut per haec quae obtulerat oculis eius cupiditatem faceret etiam ceterorum. [...]
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I 133 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Siamo soliti dire che il sommo bene consiste nel vivere secondo natura: la natura ci ha generato per ambedue le cose, sia per la contemplazione delle cose sia per l'azione. È l'inizio della versione di Seneca, De otio.
Nel De otio, Seneca afferma che la natura ci ha creati per entrambi gli scopi perché possiede in sé una bellezza straordinaria di cui è consapevole e vuole avere spettatori degni; inoltre, la curiosità naturale spinge gli uomini a comprendere il mondo.
Altri passi di Seneca già tradotti e analizzati.