Proposizione infinitiva (discorso indiretto)
Ο δε Νικιας αισθομενος τουτο και ορων καθ' ημεραν επιδιδουσαν την τε των πολεμιων ισχυν και την σφετεραν αποριαν, επεμπε και αυτος ες τας Αθηνας αγγελλων πολλακις μεν και αλλοτε καθ' εκαστα των γιγνομενων, μαλιστα δε και τοτε, νομιζων εν δεινοις τε ειναι και, ει μη ως ταχιστα η σφας μεταπεμψουσιν η αλλους μη ολιγους αποστελουσιν, ουδεμιαν ειναι σωτηριαν.
Nicia, accortosi di ciò e vedendo che di giorno in giorno cresceva la forza dei nemici e la propria difficoltà, mandava anch'egli messaggi ad Atene, annunciando spesso e in altre occasioni i singoli avvenimenti, ma soprattutto allora, ritenendo di trovarsi in pericolo e che, se non lo avessero richiamato al più presto o non avessero inviato altri non pochi rinforzi, non ci sarebbe stata alcuna salvezza.
νομιζων … ειναι σωτηριαν vale «ritenendo... non ci sarebbe stata alcuna salvezza». Dipendente da νομιζων, gli infiniti ειναι reggono il costrutto di discorso indiretto: Nicia pensa di trovarsi in pericolo e che non vi sarebbe stata alcuna salvezza senza soccorsi.

