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latino · Cicerone
Cicerone · De republica
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
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Dunque ogni popolo, che è tale assemblea di moltitudine quale ho esposto, ogni città, che è costituzione del popolo, ogni repubblica, che come ho detto è cosa del popolo, deve essere governata da una certa saggezza, affinché sia durevole. Questa saggezza deve essere sempre riferita anzitutto a quella causa che ha generato la città. Poi deve essere affidata o a uno solo, o a certi scelti, o deve essere assunta dalla moltitudine e da tutti. Perciò quando il supremo potere di tutte le cose è in mano a uno, lo chiamiamo re, e il suo regno è lo stato della repubblica. Ma quando il potere è in mano ai migliori, allora si dice che quella città sia governata dall'arbitrio degli ottimati. Quella invece è città popolare (così infatti la chiamano), nella quale tutto è nel popolo. E di questi tre generi, qualsiasi di essi, se mantenga quel vincolo che per primo ha legato gli uomini l'uno all'altro nella società della repubblica, non è perfetto certamente né secondo la mia opinione è ottimo, ma è tuttavia tollerabile, così che uno possa essere migliore dell'altro. Infatti sia un re giusto e saggio, sia cittadini scelti e principali, sia lo stesso popolo, sebbene questo sia tutt'altro che lodevole, tuttavia sembra potere avere uno stato non incerto senza alcun'ingiustizia o cupidigia frapposta.
Omnis ergo populus, qui est talis coetus multitudinis qualem exposui, omnis civitas, quae est constitutio populi, omnis res publica, quae ut dixi populi res est, consilio quodam regenda est, ut diuturna sit. Id autem consilium primum semper ad eam causam referendum est, quae causa genuit civitatem. Deinde aut uni tribuendum est aut delectis quibusdam aut suscipiendum est multitudini atque omnibus. Quare cum penes unum est omnium summa rerum, regem illum unum vocamus, et regnum eius rei publicae statum. Cum autem est penes delectos, tum illa civitas optimatium arbitrio regi dicitur. Illa autem est civitas popularis (sic enim appellant), in qua in populo sunt omnia. Atque horum trium generum quodvis, si teneat illud vinculum quod primum homines inter se rei publicae societate devinxit, non perfectum illud quidem neque mea sententia optimum, sed tolerabile tamen, ut aliud alio possit esse praestantius. Nam vel rex aequus ac sapiens, vel delecti ac principes cives, vel ipse populus, quamquam id est minime probandum, tamen nullis interiectis iniquitatibus aut cupiditatibus posse videtur aliquo esse non incerto statu.
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