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latino · Catullo
Catullo · Carmina
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Nel carme 60, Catullo rivolge a Lesbia un'invettiva durissima, paragonandola a mostri mitologici per la sua crudeltà. Accusa la donna di aver respinto con disprezzo le sue suppliche, interrogandosi sulla sua origine inumana.
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Quale leonessa dei monti libici, quale Scilla latratrice nelle sue parti più basse, ti ha generato con cuore così duro e aspetto così orrido, che hai disprezzato la voce di un supplice nel momento estremo, con animo così feroce?
Num te te leaena montibus Libystinis aut Scylla latrans infima inguinum parte tam mente dura procreavit ac taetra, ut supplicis vocem in novissimo casu contemptam haberes, a nimis fero corde?
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I 29 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Quale leonessa dei monti libici, quale Scilla latratrice nelle sue parti più basse, ti ha generato con cuore così duro e aspetto così orrido, che hai disprezzato la voce di un supplice nel momento estremo, con animo così feroce? È l'inizio della versione di Catullo, Liber catullianus.
Nel carme 60, i paragoni mitologici servono a descrivere la crudeltà di Lesbia come disumana: il poeta la confronta con la leonessa africana e con Scilla, suggerendo che solo creature feroci potrebbero essere così insensibili al dolore altrui.
Altri passi di Catullo già tradotti e analizzati.