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latino · Cesare
Cesare · De bello Gallico
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Gaio Giulio Cesare, generale e proconsole romano, racconta nel De bello Gallico la conquista della Gallia. In questo passo i Bellovaci, rifugiati nella città di Bratuspanzio, si arrendono a Cesare dopo che Diviziaco parla a nome loro.
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Cesare, ricevuti gli ostaggi, i più importanti della città e i due figli dello stesso re Galba, e trasferite tutte le armi fuori dalla città, accolse la resa dei Suessioni e condusse l'esercito contro i Bellovaci. Poiché costoro si erano rifugiati con tutti i loro averi nella città di Bratuspantium e Cesare con l'esercito non era ormai lontano da quella città, tutti gli anziani uscivano dalla città, tendevano le mani verso Cesare e a voce alta dichiaravano di porsi sotto la sua protezione e il suo potere e di non voler combattere con le armi contro il popolo romano. Allo stesso modo, quando fu giunto presso la città e vi stava ponendo l'accampamento, i fanciulli e le donne dalle mura, con le mani tese secondo il loro costume, chiesero la pace ai Romani, affinché non morissero tutti. A nome di costoro Diviziaco - infatti, dopo la partenza dei Belgi, congedate le truppe degli Edui, era tornato da lui - spiega che i Bellovaci erano stati in ogni tempo sotto la protezione e in amicizia con la città degli Edui; ma poiché gli Edui erano stati ridotti in schiavitù da Cesare e dovevano sopportare ogni indegnità e oltraggio, essi si erano staccati dagli Edui e avevano portato guerra al popolo romano.
Caesar obsidibus acceptis primis civitatis atque ipsius Galbae regis duobus filiis armisque omnibus ex oppido translatis in deditionem Suessiones accepit exercitumque in Bellovăcos ducit. Qui cum se suaque omnia in oppidum Bratuspantium contulissent atque ab eo oppido Caesar cum exercitu iam haud procul abesset, omnes maiores natu ex oppido exibant, manus ad Caesarem tendebant et voce significabant sese in eius fidem ac potestatem venire neque contra populum Romanum armis contendĕre. Item, cum ad oppidum accessisset castraque ibi ponĕret, pueri mulieresque ex muro passis manibus suo more pacem ab Romanis petivērunt, ne omnes perirent Pro his Diviciăcus - nam post discessum Belgarum, dimissis Haeduorum copiis, ad eum rediĕrat - profert Bellovăcos omni tempore in fide atque amicitia civitatis Haeduae fuisse; cum autem Haedui a Caesare in servitutem redacti essent et omnes indignitates contumeliasque perferre debĕrent, ii (= Bellovăci) ab Haeduis defecĕrant et populo Romano bellum intulĕrant.
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I 96 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Temono la distruzione della loro città, perciò anziani, donne e fanciulli si affidano alla protezione di Cesare per salvare la vita di tutti.
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