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latino · Cicerone
Cicerone · De republica
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Cicerone, autore del De republica, racconta in questo passo il sogno del giovane Scipione Emiliano, che incontra in visione l'avo Scipione l'Africano. Il brano è il preludio al celebre Somnium Scipionis, dove si anticipano il futuro di Roma e di Cartagine.
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Dopo essere stati accolti con sfarzo regale, prolungammo la conversazione fino a notte fonda, mentre il vecchio non parlava d'altro che dell'Africano e ricordava non solo tutte le sue imprese, ma anche le sue parole. Poi, quando andammo a coricarci, un sonno più profondo del solito avvolse me, stanco per il viaggio e che ero rimasto sveglio fino a notte fonda. Qui mi apparve l'Africano, con quelle sembianze che mi erano più note per la sua immagine che per la sua persona - credo davvero per il fatto che avevamo parlato di lui; accade infatti quasi sempre che i nostri pensieri e discorsi generino nel sonno qualcosa di simile, come Ennio scrive riguardo a Omero, del quale ovviamente da sveglio soleva pensare e parlare spessissimo -. Appena lo riconobbi, rabbrividii; ma egli disse: "Fatti animo, Scipione, e scaccia la paura, e affida alla memoria ciò che dirò." Vedi quella città che, costretta da me a obbedire al popolo romano, rinnova le antiche guerre e non riesce a stare tranquilla?" Egli indicava Cartagine da un luogo elevato, pieno di stelle, luminoso e splendente. "Per assediare la quale ora giungi quasi come un soldato, questa tra due anni la abbatterai da console, e avrai quel soprannome che, ottenuto grazie a me, possiedi finora come ereditario da noi." Quando poi avrai distrutto Cartagine, avrai celebrato il trionfo e sarai stato censore, e avrai visitato come legato l'Egitto, la Siria, l'Asia e la Grecia, sarai eletto di nuovo console in assenza e porrai fine a una guerra grandissima, distruggerai Numanzia. Ma quando sarai salito sul Campidoglio sul carro trionfale, troverai lo Stato sconvolto dai piani di mio nipote."
Post autem apparatu regio accepti, sermonem in multam noctem produximus, cum senex nihil nisi de Africano loqueretur, omniaque eius non facta solum sed etiam dicta meminisset. Deinde ut cubitum discessimus, me et de via fessum, et qui ad multam noctem vigilassem, artior quam solebat somnus complexus est hic mihi - credo equidem ex hoc quod eramus locuti; fit enim fere ut cogitationes sermonesque nostri pariant aliquid in somno tale, quale de Homero scribit Ennius, de quo videlicet saepissime vigilans solebat cogitate et loqui - Africanus se ostendit ea forma quae mihi ex imagine eius quam ex ipso erat notior; quem ubi agnovi, equidem cohorrui; sed ille: "ades" inquit "animo et omitte timorem Scipio, et quae dicam trade memoriae. 11] Videsne illam urbem, quae parere populo Romano coacta per me renovat pristina bella nec potest quiescere?" ostendebat autem Karthaginem de excelso et pleno stellarum, illustri et claro quodam loco. "ad quam tu oppugnandam nunc venis paene miles, hanc hoc biennio consul evertes, eritque cognomen id tibi per me partum quod habes adhuc hereditarium a nobis. Cum autem karthaginem deleveris, triumphum egeris censorque fueris, et obieris legatus Aegyptum, Syriam, Asiam, Graeciam, deligere iterum consul absens bellumque maximum conficies, Numantiam excindes. Sed cum eris curru in Capitolium invectus, offendes rem publicam, consiliis perturbatam nepotis mei.
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I 143 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Perché la sera prima aveva parlato a lungo con il vecchio Africano, e Cicerone spiega che i nostri pensieri e discorsi tendono a riapparire nei sogni.
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