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latino · Cicerone
Cicerone · De Republica
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Cicerone, nel De re publica, racconta il sogno di Scipione Emiliano, in cui l'avo Africano gli rivela il destino delle anime. In questo passo il giovane chiede se i congiunti morti vivano ancora, e riceve una risposta che capovolge il senso comune della vita.
Tocca una parola: si accende e ne vedi la resa. Da computer usa ← → o A D per scorrere.
Qui io, sebbene fossi spaventato non tanto dal timore della morte quanto dalle insidie dei miei, chiesi tuttavia se vivesse lui stesso, mio padre Paolo e gli altri che noi ritenevamo morti. “Anzi”, disse, “vivono costoro che sono volati via dai vincoli dei corpi come da un carcere, mentre quella che voi chiamate vita è in realtà morte. Perché non guardi verso colui che viene da te?
Hic ego etsi eram perterritus non tam mortis metu quam insidiarum a meis, quaesivi tamen viveretne ipse et Paulus pater et alii quos nos extinctos arbitraremur. “Immo vero”, inquit, “hi vivunt qui e corporum vinculis tamquam e carcere evolaverunt, vestra vero quae dicitur vita mors est. Quin tu aspicis ad te venientem
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I 40 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Perché, secondo questa dottrina, l'anima è imprigionata nel corpo come in un carcere e vive davvero solo quando ne viene liberata.
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