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latino · Cicerone
Cicerone · De republica
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Cicerone, nel De re publica, scrive un dialogo filosofico-politico sulla migliore forma di Stato. Il passo è tratto dal Somnium Scipionis, il sogno in cui l'Africano rivela al giovane Scipione il premio celeste riservato a chi ha servito la patria.
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Ma, affinché tu sia, o Africano, più sollecito nel difendere lo Stato, tieni per certo questo: per tutti coloro che avranno salvato, aiutato o accresciuto la patria, è stabilito un luogo preciso in cielo, dove i beati godano di una vita eterna. nulla infatti è più gradito a quel dio supremo, che regge tutto il mondo, tra ciò che accade sulla terra, quanto le assemblee e le unioni di uomini associate dal diritto, che vengono chiamate città; i governanti e i conservatori di queste, partiti da qui, ritornano qui.
Sed quo sis, Africane, alacrior ad tutandam rem publicam, sic habeto: omnibus, qui patriam conservaverint, adiuverint, auxerint, certum esse in caelo definitum locum, ubi beati aevo sempiterno fruantur; nihil est enim illi principi deo, qui omnem mundum regit, quod quidem in terris fiat acceptius, quam concilia coetusque hominum iure sociati, quae civitates appellantur; harum rectores et conservatores hinc profecti huc revertuntur.
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I 52 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Secondo il sogno, esiste in cielo un luogo preciso in cui i beati vivono in eterno, e lì ritornano coloro che hanno governato e difeso la città.
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