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latino · Curzio rufo
Curzio rufo · Historiae alexandri magni
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Curzio Rufo racconta i sogni ansiosi di Alessandro Magno prima della battaglia decisiva. Il protagonista vede visioni del suo accampamento in fiamme e di se stesso in abito persiano, che gli indovini interpretano in modi contraddittori, richiamando anche antichi presagi.
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L'inquietudine delle cure incombenti lo turbava anche nei sogni, quando apparivano visioni delle cose minacciose, suscitate dall'angoscia o dalla divinazione dell'animo che presagiva il futuro. 2 A Alessandro parve che l'accampamento brillasse di un grande fuoco, e poco dopo Alessandro apparisse condotto a lui stesso in quella veste che lui stesso avrebbe indossato, e quindi portato a cavallo attraverso Babilonia, poi improvvisamente lui e il cavallo gli sparissero davanti agli occhi. 3 I vati turbarono l'anima con varie interpretazioni. 4 Alcuni dicevano che fosse un sogno felice per il re, perché l'accampamento nemico era bruciato, perché Alessandro, deposta la veste reale, era stato visto in abito persiano e volgare condotto verso se stesso; altri no: infatti prevedevano che i luminosi accampamenti macedoni, visti in splendore dal fuoco, gli portassero presagio che avrebbe occupato il regno dell'Asia, fatto non ambiguo, poiché Dario era stato in quella stessa veste quando era stato proclamato re. 5 Pure gli antichi presagi, come solito accade, l'inquietudine aveva richiamato alla memoria. 6 Infatti ricordavano che Dario all'inizio del suo regno aveva ordinato che il fodero della scimitarra persiana fosse mutato nella forma che i Greci usavano, e che subito i Caldei avevano interpretato che l'imperio dei Persiani sarebbe passato a coloro di cui avesse imitato le armi.
[...] Anxium de instantibus curis agitabant etiam per somnum species imminentium rerum, sive illas aegritudo, sive divinatio animi praesagientis accersit. Castra Alexandri magno ignis fulgore conlucere ei visa sunt, et paulo post Alexander adduci ad ipsum in eo vestis habitu, quo ipse fuisset, equo deinde per Babylona vectus, subito cum ipso equo oculis esse subductus. Ad haec vates varia interpretatione curam distrinxerant. Alii laetum id regi somnium esse dicebant, quod castra hostium arsissent, quod Alexandrum, deposita regia veste, in persico et vulgari habitu perductum ad se vidisset; quidam non: augurabantur quippe inlustria Macedonum castra visa fulgorem Alexandro portendere: quod vel regnum Asiae occupaturus esset, haud ambiguae rei, quoniam in eodem habitu Dareus fuisset, cum appellatus est rex. Vetera quoque omina, ut fere solet, sollicitudo revocaverat. Recensebant enim Dareum in principio imperii vaginam acinacis persicam iussisse mutari in eam forman, qua Graeci uterentur, protinusque Chaldaeos interpretatos imperium Persarum ad eos transiturum quorum arma esset imitatus. [...]
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I 107 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
L'inquietudine delle cure incombenti lo turbava anche nei sogni, quando apparivano visioni delle cose minacciose, suscitate dall'angoscia o dalla divinazione dell'animo che presagiva il futuro. È l'inizio della versione di Curzio rufo, Historiae alexandri magni.
Negli Historiae alexandri magni gli interpreti si dividono: alcuni lo vedono favorevole perché i Persiani bruceranno, altri lo leggono come presagio della conquista dell'Asia da parte di Alessandro, poiché indossa l'abito di Dario.
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