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latino · Curzio rufo
Curzio rufo · Historiae alexandri magni
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Curzio Rufo descrive nella sua Storia di Alessandro Magno il discorso che il re persiano Dario pronuncia alle sue truppe prima della battaglia. Dario evoca i propri cari prigionieri e invoca gli dèi affinché i persiani combattano per la libertà. Esorta i soldati a seguire il suo esempio, poiché la morte è inevitabile quanto la vita.
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«[...] Siamo giunti all'estremo. Mia madre, le due figlie, Oco, generato nella speranza di questo imperio, i principi, quella prole della stirpe regia, i vostri comandanti li tiene incatenati come rei: se non fosse per voi, io stesso sono prigioniero nella maggior parte di me. Strappate le mie viscere dalle catene, restituitemi i pegni per i quali voi stessi non rifiutate di morire, il genitore, i figli; infatti la sposa l'ho persa in quel carcere. Credete ora che tutti costoro tendono le mani verso di voi, implorando gli dèi paterni, il vostro aiuto, la compassione, la lealtà, affinché li liberiate da ceppi, da schiavitù, da una vita mendicata. O credete che servano volentieri coloro di cui i re si rifiutano di essere? Vedo schierarsi l'esercito nemico, ma quanto più mi avvicino al pericolo, tanto meno posso contentarmi di ciò che ho detto. Per gli dèi paterni vi scongiuro, e per l'eterno fuoco che arde sugli altari, e per lo splendore del Sole che sorge entro i confini del mio regno, per l'eterna memoria di Ciro, che primo portò in Persia l'imperio tolto ai Medi e ai Lidi, vendicatechio il sommo disonore il nome e la gente persiana. Andate con entusiasmo e spiriti pieni, affinché la gloria che riceveste dai vostri antenati la lasciate ai posteri. Nelle vostre destre portate già la libertà, l'aiuto, la speranza del tempo futuro. Sfugge la morte chiunque la disprezzi; il più pavido sempre la raggiunge. Io stesso viaggio non solo al modo dei padri, ma anche perché sia visibile su un carro, né rifiuto che m'imitiate, sia che io sia esempio di coraggio o di viltà.»
"[...] Ad extrema perventum est. Matrem meam, duas filias, Ochum, in spem huius imperii genitum, principes, illam sobolem regiae stirpis, duces vestros reorum instar vinctos habet: nisi quid in vobis, ipse ego maiore mei parte captivus sum. Eripite viscera mea ex vinculis, restituite mihi pignora pro quibus ipsi mori non recusatis, parentem, liberos; nam coniugem in illo carcere amisi. Credite nunc omnes hos tendere ad vos manus, inplorare patrios deos, opem vestram, misericordiam, fidem exposcere, ut compedibus, ut servitute, ut precario victu ipsos liberetis. An creditis aequo animo iis servire, quorum reges esse fastidiunt? Video admoveri hostium aciem, sed quo propius discrimen accedo, hoc minus iis quae dixi possum esse contentus. Per ego vos deos patrios, aeternumque ignem qui praefertur altaribus, fulgoremque Solis intra fines regni mei orientis, per aeternam memoriam Cyri, qui ademptum Meis Lydisque imperium primus in Persidem intulit, vindicate ab ultimo dedecore nomen gentemque Persarum. Ite alacres et spiritus pleni, ut, quam gloriam accepistis a maioribus vestris, posteris relinquatis. In dextris vestris iam libertatem, opem, spem futuri temporis geritis. Effugit mortem, quisquis contempserit; timidissimum quemque consequitur. Ipse non patrio more solum, sed etiam, ut conspici possim, curru vehor, nec recuso quo minus imitemini me, sive fortitudinis exemplum, sive ignaviae fuero."
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I 146 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
«[...] Siamo giunti all'estremo. È l'inizio della versione di Curzio rufo, Historiae alexandri magni.
Dario, nella Historia di Curzio Rufo, ricorda che sua madre, le figlie e suo fratello sono prigionieri di Alessandro, per toccare il cuore dei soldati e farli combattere non solo per il regno, ma per la libertà dei loro congiunti e della patria.
Altri passi di Curzio rufo già tradotti e analizzati.