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greco · Demostene
Demostene · Sulla pace
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Demostene nel discorso Sulla pace critica l'attore Neottolemo per aver tradito Atene. Nel brano il retore racconta come l'attore, protetto dal prestigio della sua arte, collaborava segretamente con Filippo e, dopo aver ricevuto denaro pubblico per una liturgia, lo portava al nemico.
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Di nuovo, ateniesi, osservando Neottolemo l'attore, che possedeva l'impunità grazie al prestige della sua arte, ma compiva le cose peggiori per la città e amministrava gli affari per Filippo in vostra vece come primo cittadino, venni avanti e vi dissi, non per alcun odio privato né per calunnia, come risultò chiaro dalle azioni successive. E non accuserò più coloro che parlavano in favore di Neottolemo - infatti non ce n'era nessuno - ma accuserò voi stessi: se in un teatro di Dioniso aveste guardato tragedie, ma il discorso non riguardasse la salvezza e gli affari comuni, non avreste dato ascolto né a lui per favore né a me per ostilità. Eppure penso che voi ora tutti capiate che, avendo fatto il viaggio verso i nemici per ottenere il denaro dovuto, come diceva, e portarlo qui per pagare una liturgia, usando principalmente questo discorso come se fosse terribile che qualcuno accusasse coloro che da lì portano qui le ricchezze, dopo aver goduto dell'impunità che allora avete qui concesso, avendo venduto per denaro questa sostanza nota, se ne andava portandola verso di lui.
Παλιν τοινυν, ω ανδρες Αθηναιοι, κατιδων Νεοπτολεμον τον υποκριτην, τω μεν της τεχνης προσχηματι τυγχανοντ' αδειας, κακα δ' εργαζομενον τα μεγιστα την πολιν και τα παρ υμων διοικουντα Φιλιππω και πρυτανευοντα, παρελθων ειπον εις υμας, ουδεμιας ιδιας ουτ' εχθρας ουτε συκοφαντιας ενεκεν, ως εκ των μετα ταυτ' εργων γεγονε δηλον. Και ουκετ' εν τουτοις αιτιασομαι τους υπερ Νεοπτολεμου λεγοντας, - ουδε εις γαρ ην, - αλλ' αυτους υμας: ει γαρ εν Διονυσου τραγωδους εθεασασθε, αλλα μη περι σωτηριας και κοινων πραγματων ην ο λογος, ουκ αν ουτως ουτ' εκεινου προς χαριν ουτ' εμου προς απενθειαν ηκουσατε. Καιτοι τουτο γ' υμας οιμαι νυν απαντας ησθησθαι οτι την τοτ' αφιξιν εις τους πολεμιους ποιησαμενος υπερ του τακει χρηματ' οφειλομενα, ως εφη, κομισας δευρο λητουργειν: και τουτω τω λογω πλειστω χρησαμενος ως δεινον ει τις εγκαλει τοις εκειθεν ενθαδε τας ευποριας αγουσιν, επειδη δια την ειρηνην αδειας ετυχεν, ην ενθαδ' εκεκτητ' ουσιαν φανεραν, ταυτην εξαργυρισας προς εκεινον απαγων οιχεται.
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I 109 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Di nuovo, ateniesi, osservando Neottolemo l'attore, che possedeva l'impunità grazie al prestige della sua arte, ma compiva le cose peggiori per la città e amministrava gli affari per Filippo in vostra vece come primo cittadino, venni avanti e vi dissi, non per alcun odio privato né per calunnia, come risultò chiaro dalle azioni successive. È l'inizio della versione di Demostene, Sulla pace.
Grazie al prestige della sua arte teatrale godeva di impunità, e inoltre giustificava i suoi contatti con Filippo pretendendo di recuperare denaro dovuto. Nel discorso Sulla pace Demostene denuncia come questa scusa mascherasse il tradimento verso la città.
Altri passi di Demostene già tradotti e analizzati.