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di Demostene
I passi più studiati, con la traduzione accanto. Tocca una parola e si accende la sua resa.
1
Vedo bene, o uomini Ateniesi, che le presenti faccende hanno molta difficoltà e turbamento non soltanto perché molte cose sono andate perdute e non è utile parlarne bene, ma anche riguardo alle cose rimanenti per la stessa ragione, e non tutti non stimano il vantaggio nello stesso modo, ma gli uni la pensano in un modo, gli altri diversamente. Poiché deliberare è difficile e duro di natura, voi uomini Ateniesi l'avete reso ancora molto più duro. Gli altri uomini infatti sono soliti deliberare prima dei fatti, voi invece dopo i fatti. Da ciò avviene che per tutto il tempo che io conosco, coloro che sbagliano di colpo sono lodati e sembrano parlare bene, mentre i fatti e le cose di cui deliberate vi sfuggono. Tuttavia, benché stiano così le cose, ritengo e mi sono persuaso abbastanza da alzarmi, se voi vorrete smettere di tumultuare e di contendere e ascoltare, in modo tale che, come conviene a coloro che deliberano per la città e riguardo a faccende così importanti, avrò da dire e da consigliare ciò per cui sia le presenti faccende diventeranno migliori sia le perdute saranno salvate.
6, 8
Di nuovo, ateniesi, osservando Neottolemo l'attore, che possedeva l'impunità grazie al prestige della sua arte, ma compiva le cose peggiori per la città e amministrava gli affari per Filippo in vostra vece come primo cittadino, venni avanti e vi dissi, non per alcun odio privato né per calunnia, come risultò chiaro dalle azioni successive. E non accuserò più coloro che parlavano in favore di Neottolemo - infatti non ce n'era nessuno - ma accuserò voi stessi: se in un teatro di Dioniso aveste guardato tragedie, ma il discorso non riguardasse la salvezza e gli affari comuni, non avreste dato ascolto né a lui per favore né a me per ostilità. Eppure penso che voi ora tutti capiate che, avendo fatto il viaggio verso i nemici per ottenere il denaro dovuto, come diceva, e portarlo qui per pagare una liturgia, usando principalmente questo discorso come se fosse terribile che qualcuno accusasse coloro che da lì portano qui le ricchezze, dopo aver goduto dell'impunità che allora avete qui concesso, avendo venduto per denaro questa sostanza nota, se ne andava portandola verso di lui.
9, 10
Due cose dunque, come ho già detto, testimoniano che le mie parole di allora erano giuste e corrette: i fatti stessi si sono manifestati così come li avevo previsti. In terzo luogo, uomini ateniesi, e su questo dirò ancora una volta prima di concludere: quando noi ambasciatori tornammo dopo aver ricevuto i giuramenti sulla pace, allora alcuni tespacesi e platesi promettevano di essere ricostruiti, i focesi sarebbero stati salvati da Filippo se fosse divenuto potente, la città dei tebani sarebbe stata governata e Oropo vi apparterrebbe e l'Eubea vi verrebbe restituita in cambio di Anfipoli, e con tali speranze e inganni, trascinati da queste illusioni, voi non siete andati dai focesi né bene né favorevolmente. Riguardo a tutto ciò non mi troverete né colpevole di avervi ingannato né di aver taciuto, ma anzi vi avevo detto in anticipo - come sapete benissimo che ricordate - che non so queste cose, né le aspetto, e penso che chi le dice vaneggia.
14, 17
In secondo luogo, bisogna stare attenti, Ateniesi, affinché non spingiamo costoro che si sono radunati e che sostengono di essere ora Anfizionia in una necessità e in un pretesto di guerra comune contro di voi. Io infatti, se scoppiasse di nuovo tra noi una guerra contro Filippo per Anfipoli o per qualche accusa simile che riguardi solo noi, credo che i Tessali, gli Argivi e i Tebani non parteciperanno, e meno di tutti - e nessuno faccia rumore prima di ascoltarmi - i Tebani. Non perché ci amino, né perché non farebbero un favore a Filippo, ma sanno benissimo, anche se qualcuno sostiene che siano insensati, che se scoppierà una guerra tra voi, tutti i mali toccheranno a loro, mentre un altro rimane seduto in agguato a godere dei vantaggi. Dunque non si spingerebbero in questa situazione, se la causa della guerra non fosse comune e condivisa. Né credo che succederebbe nulla a noi neppure se di nuovo facessimo guerra contro i Tebani per Oropo o per qualcosa di simile che ci appartiene; anche allora penso che alcuni li aiuterebbero se qualcuno attaccasse, ma non si unirebbero in marcia con nessuno dei due. E infatti le alleanze hanno questa natura, di cui uno potrebbe preoccuparsi, e la cosa è così per natura: non tutti sono ugualmente devoti né a voi né ai Tebani quanto al fatto di essere salvi e di dominare gli altri, bensì sarebbero felici tutti di essere salvi per se stessi, ma nessuno vorrebbe che gli altri, una volta dominatori, fossero suoi padroni. Quale pericolo dunque ho visto e quale cosa bisogna che guardiamo? Che la guerra che sta per venire non acquisti un pretesto comune e un'accusa comune contro tutti voi.
17, 19
Quale pericolo dunque ho visto e quale cosa bisogna che guardiamo? Che la guerra che sta per venire non acquisti un pretesto comune e un'accusa comune contro tutti voi. Se infatti gli Argivi, i Messenî, i Megalopolitani e alcuni degli altri Peloponnesiaci che la pensano così, saranno ostili per la nostra alleanza con gli Spartani e per il sospetto di proteggere qualcosa di quello che hanno fatto loro, e i Tebani hanno rancore, per di più saranno ancora più ostili perché salviamo i profughi che vengono da loro e in ogni modo manifestiamo osservanza nei loro confronti, i Tessali perché salviamo i profughi dei Focesi, e Filippo perché gli impediamo di partecipare all'Anfizia, temo che non tutti, ognuno irritato per i propri interessi, portino contro di noi una guerra comune, facendo della questione anfizionica lo scudo, e poi ognuno, oltre l'utile che ne ricava, vi muova guerra come se sui Focesi. non so quale sia il seguito
20, 23
Sapete bene che attualmente i Tebani, Filippo e i Tessali non perseguivano principalmente questi stessi obiettivi, eppure tutti li hanno realizzati. I Tebani non potevano né impedire a Filippo di avanzare e di impadronirsi dei valichi, né che l'ultima gloria delle loro fatiche fosse perduta quando lui giunse; attualmente i Tebani hanno ottenuto qualcosa riguardo al fatto che il territorio sia stato loro restituito, ma riguardo all'onore e alla gloria hanno agito in modo turpissimo. Se infatti Filippo non fosse avanzato, nulla di utile sarebbe toccato loro. Non desideravano questo, ma per il desiderio di prendere Orcomeno e Coronea, non potendolo fare, hanno tollerato tutte queste cose. Alcuni dunque osano dire che Filippo non voleva consegnare Orcomeno e Coronea ai Tebani, ma vi fu costretto; io dico loro di stare bene, ma so questo: che quegli obiettivi gli interessavano non più che il desiderio di prendere i valichi e di celebrare le Pitie per suo conto, e queste erano le cose di cui era più ghiotto. I Tessali invece non desideravano neppure una delle due cose, né che i Tebani né che Filippo diventassero potenti - infatti consideravano tutto questo a proprio danno - ma desideravano il governo della Pilaie e dei santuari di Delfi, due privilegi di cui volevano diventare padroni: mentre aspiravano a questi, hanno fatto insieme anche queste altre cose. Scoprirete dunque che ognuno ha compiuto molte cose per i propri interessi che non avrebbe voluto compiere. Questo invece, questo è quello che bisogna che custodiamo.
24, 25
Dunque dobbiamo fare queste cose temendo? E tu le ordinai? No, affatto; ma poiché non faremo né sarà indegno di noi la guerra, e sembrerà a tutti che abbiamo senno e diciamo giustizia, ritengo che dobbiamo fare questo. Ma verso coloro che credono di doversi opporre a qualsiasi cosa con audacia e non vedono la guerra, voglio considerare quelle cose. Noi riteniamo che il bene sia una causa o lo scontrarsi e il litigare su queste cose. Non è dunque felice e di grande malvagità che, verso ognuno di voi così comportandovi riguardo alle cose proprie e più necessarie, verso tutti, ora fate guerra per l'ombra a Delfi? Lasciamo che i Tebani possiedano Oropo: se qualcuno ci chiedesse, ordinandoci di dire la verità, per quale motivo? Affinché non facessimo guerra, diremmo. E ora a Filippo secondo i trattati abbiamo ceduto Anfipolì, e lasciamo che i Cardiani stiano fuori dai Chersonesioti gli altri, e il Caria occupi le isole, Chio e Coo e Rodi, e i Bizantini trascinino le navi, è chiaro che la quiete dalla pace è più grande.
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