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greco · Erodoto
Erodoto · Storie
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Erodoto nelle sue Storie racconta di due giovani argivi devoti alla madre che, durante una festa di Era, tirano personalmente il carro della madre al tempio. Solone li cita come secondo esempio di uomini felici perché la dea concede loro di morire nel sonno nel tempio, ritenuto da lui il maggior bene possibile per l'uomo.
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Quando Solone ebbe esposto tutti i meriti di Tello e convinse così Creso a riconoscerlo il più fortunato, gli chiese se conoscesse un secondo uomo dopo di lui, pensando di ricevere comunque il secondo posto come premio. Solone rispose: «Conobbi Cleobis e Bitone. Questi erano Argivi di buona stirpe, avevano un patrimonio sufficiente e inoltre una forza fisica straordinaria: entrambi erano vincitori nei giochi atletici. Si racconta questa storia di loro: gli Argivi celebravano una festa in onore di Era, e bisognava assolutamente che la loro madre fosse trasportata al tempio su un carro. Ma i buoi non tornarono dai campi in tempo. Allora i giovani, indugiano nel ritardo, si misero sotto il giogo al posto dei buoi e tirarono il carro con dentro la madre, per una distanza di quarantacinque stadi, fino a raggiungere il tempio. Dopo aver fatto questo spettacolo e mentre tutta la festa li ammireva, intervenne il dio a mostrare come sia meglio per l'uomo morire che vivere. Gli Argivi infatti, circondandoli, lodavano la forza dei giovani, mentre le donne argive celebravano la loro madre per aver generato figli così straordinari. La madre, piena di gioia per l'impresa e la fama, si fermò di fronte alla statua della dea e pregò che ella concedesse ai suoi figli Cleobis e Bitone il dono più bello per un uomo. Dopo questa preghiera, compiuti i sacrifici e il banchetto, i giovani si addormentarono nel tempio stesso e non si svegliarono più, ma lì trovarono il loro fine. Gli Argivi fecero costruire statue di loro a Delfi come di uomini che furono tra i migliori».
Ως δε τα κατα τον Τελλον προετρεψατο ο Σολων τον Κροισον ειπας πολλα τε και ολβια, επειρωτα τινα δευτερον μετ' εκεινον ιδοι, δοκεων παγχυ δευτερεια γων οισεσθαι. Ο δε ειπε· «Κλεοβιν τε και Βιτωνα. Τουτοισι γαρ εουσι γενος Αργειοισι βιος τε αρκεων υπην και προς τουτω ρωμη σωματος τοιηδε· αεθλοφοροι τε αμφοτεροι ομοιως ησαν, και δη και λεγεται οδε ο λογος· εουσης ορτης τη Ηρη τοισι Αργειοισι εδεε παντως την μητερα αυτων ζευγει κομισθηναι ες το ιρον, οι δε σφι βοες εκ του αγρου ου παρεγινοντο εν ωρη· εκκληιομενοι δε τη ωρη οι νεηνιαι υποδυντες αυτοι υπο την ζευγλην ειλκον την αμαξαν, επι της αμαξης δε σφι ωχεετο η μητηρ, σταδιους δε πεντε και τεσσερακοντα διακομισαντες απικοντο ες το ιρον. Ταυτα δε σφι ποιησασι και οφθεισι υπο της πανηγυριος τελευτη του βιου αριστη επεγενετο, διεδεξε τε εν τουτοισι ο θεος ως αμεινον ειη ανθρωπω τεθναναι μαλλον η ζωειν. Αργειοι μεν γαρ περισταντες εμακαριζον των νεηνιεων την ρωμην, αι δε Αργειαι την μητερα αυτων, οιων τεκνων εκυρησε. Η δε μητηρ περιχαρης εουσα τω τε εργω και τη φημη, στασα αντιον του αγαλματος ευχετο Κλεοβι τε και Βιτωνι τοισι εωυτης τεκνοισι, οι μιν ετιμησαν μεγαλως, την θεον δουναι το ανθρωπω τυχειν αριστον εστι. Μετα ταυτην δε την ευχην ως εθυσαν τε και ευωχηθησαν, κατακοιμηθεντες εν αυτω τω ιρω οι νεηνιαι ουκετι ανεστησαν, αλλ' εν τελει τουτω εσχοντο. Αργειοι δε σφεων εικονας ποιησαμενοι ανεθεσαν ες Δελφους ως ανδρων αριστων γενομενων».
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I 127 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Quando Solone ebbe esposto tutti i meriti di Tello e convinse così Creso a riconoscerlo il più fortunato, gli chiese se conoscesse un secondo uomo dopo di lui, pensando di ricevere comunque il secondo posto come premio. È l'inizio della versione di Erodoto, Storie.
Nella storia di Erodoto, dopo il banchetto in onore della loro impresa, i due giovani si addormentano nel tempio di Era e non si svegliano più: muoiono nel sonno, che Solone presenta come il più alto dono che un dio possa concedere, perché la morte arriva senza sofferenza quando il loro momento di gloria è al culmine.
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