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greco · Isocrate
Isocrate · Sulla pace
Traduzione e analisi a cura di Versia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisione umana prima della pubblicazione (limiti) · Aggiornato il
Isocrate (436-338 a.C.) fu un retore ateniese, e il discorso Sulla pace nasce da un intento politico: convincere Atene a riconciliarsi con gli altri Greci. In questo passo sostiene che la virtù è più utile dell'ingiustizia sia per il guadagno sia per la felicità.
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Alcuni infatti sono giunti a tale grado di stoltezza da ritenere che l'ingiustizia sia sì vergognosa, ma vantaggiosa e utile per la vita quotidiana, mentre la giustizia sia sì stimata, ma inutile e più capace di giovare agli altri che a coloro che la possiedono, ignorando colpevolmente che nulla potrebbe contribuire tanto, né al guadagno, né alla gloria, né a ciò che si deve fare, né in generale alla felicità, quanto la virtù e le sue parti. Infatti, con i beni che abbiamo nell'anima, otteniamo anche gli altri vantaggi di cui abbiamo bisogno; cosicché coloro che trascurano la propria mente non si accorgono di trascurare contemporaneamente sia il pensare meglio che l'agire meglio. Mi stupisco poi se qualcuno pensa che coloro che praticano la pietà e la giustizia resistano e perseverino in queste, sperando di avere meno dei malvagi, e non piuttosto convinti di ottenere, sia presso gli dei che presso gli uomini, più degli altri. Io infatti sono convinto che costoro siano i soli ad avere il sopravvento in ciò in cui è necessario, mentre gli altri in ciò in cui non è meglio.
Εἰς τοῦτο γάρ τινες ἀνοίας ἐληλύθασιν ὥσθ' ὑπειλήφασι τὴν μὲν ἀδικίαν ἐπονείδιστον μὲν εἶναι, κερδαλέαν δὲ καὶ πρὸς τὸν βίον τὸν καθ' ἡμέραν συμφέρουσαν, τὴν δὲ δικαιοσύνην εὐδόκιμον μέν, ἀλυσιτελῆ δὲ καὶ μᾶλλον δυναμένην τοὺς ἄλλους ὠφελεῖν ἢ τοὺς ἔχοντας αὐτήν, κακῶς εἰδότες ὡς οὔτε πρὸς χρηματισμὸν οὔτε πρὸς δόξαν οὔτε πρὸς ἃ δεῖ πράττειν οὔθ' ὅλως πρὸς εὐδαιμονίαν οὐδὲν ἂν συμβάλοιτο τηλικαύτην δύναμιν ὅσην περ ἀρετὴ καὶ τὰ μέρη ταύτης. Τοῖς γὰρ ἀγαθοῖς οἷς ἔχομεν ἐν τῇ ψυχῇ, τούτοις κτώμεθα καὶ τὰς ἄλλας ὠφελείας, ὧν δεόμενοι τυγχάνομεν· ὥσθ' οἱ τῆς αὐτῶν διανοίας ἀμελοῦντες λελήθασι σφᾶς αὐτοὺς ἅμα τοῦ τε φρονεῖν ἄμεινον καὶ τοῦ πράττειν βέλτιον ὀλιγωροῦντες. Θαυμάζω δ' εἴ τις οἴεται τοὺς τὴν εὐσέβειαν καὶ τὴν δικαιοσύνην ἀσκοῦντας καρτερεῖν καὶ μένειν ἐν τούτοις, ἐλπίζοντας ἔλαττον ἕξειν τῶν πονηρῶν, ἀλλ' οὐχ ἡγουμένους καὶ παρὰ θεοῖς καὶ παρ' ἀνθρώποις πλέον οἴσεσθαι τῶν ἄλλων. Ἐγὼ μὲν γὰρ πέπεισμαι τούτους μόνους ὧν δεῖ πλεονεκτεῖν, τοὺς δ' ἄλλους ὧν οὐ βέλτιόν ἐστιν.
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I 91 lemmi di questa versione, dai più frequenti, con paradigma e traduzione italiana.
Perché, secondo lui, la virtù dell'anima porta con sé anche tutti gli altri beni di cui abbiamo bisogno nella vita.
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